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I Dioscuri della Rivoluzione

ottobre 9, 2017 • Paralleli, z in evidenza

di Niram Ferretti –

“Non si può regnare senza colpa”
Louis de Saint-Just

“La violenza è inevitabile. Per stabilire il socialismo devono scorrere fiumi di sangue. Se i missili nucleari fossero rimasti a Cuba li avremmo lanciati contro il cuore degli Stati Uniti, New York inclusa. La vittoria del socialismo vale bene la morte di milioni di vittime.”
Ernesto Che Guevara

“Non dobbiamo solo punire i traditori, ma tutti coloro che non sono entusiasti. Ci sono solo due tipi di cittadini: i buoni e i cattivi. La Repubblica deve ai buoni la sua protezione. Ai cattivi deve solo la morte”
Louis Saint-Just

“La rivoluzione non può essere compiuta senza uccidere e per uccidere è meglio odiare”.
Ernesto Che Guevara

Separati dal tempo e dallo spazio Saint-Just e Che Guevara sono però affratellati da varie cose, la più superficiale è una certa attrattiva fisica e l’appartenenza a un milieu borghese, le più profonde il massimalismo ideologico, ovvero il fanatismo. Tutti e due puritani, oggi si direbbe talebani, narcisisti patologici convinti di avere una missione nei confronti dell’umanità. Ammantati dalla convinzione purista che emendare chi si oppone alla Giustizia e al Bene è una necessità che non ammette alcun tentennamento, hanno fatto ciò che sempre si è fatto nei confronti dell’oppositore, sprofondarlo nella tenebra del male.

L’incorruttibilità di Saint-Just era pari a quella di un altro apostolo del Terrore, il Cavaliere della Virtù, Robespierre, che il giovane e futuro giacobino idolatrava e che così apostrofava in una fervente lettera scritta nel 1790, “Voi che conosco solo come Dio, attraverso i suoi miracoli”.

Saint-Just si consacrerà, come il Che a quell’unico ideale che avrebbe riformato la società e il mondo, la rivoluzione. Entrambi divideranno l’umanità in coloro che sono contro il progresso e l’avvenire e coloro che invece lo favoriscono. Il destino dei primi, nemici giurati del Bene, non può essere altro che la morte.

Già nel celebre discorso con il quale avrebbe debuttato alla Convenzione, il 13 Novembre del 1792, Saint-Just sosterrà la necessità politica del regicidio, “Quest’uomo deve regnare o morire”. Prevalse la seconda opzione, e al re, colpevole di essere stato re, venne tagliata la testa.

L’aut aut, il tertium non datur è tipico della logica manichea del purificatore, il quale non può ammettere differenze, sfumature. Ogni sfumatura insinua il dubbio, e il dubbio rende tentennanti. Non può esserci alcuna indecisione nei Tribuni della Verità a cui il popolo guarda e da cui discende il Verbo. Il fanatico, che ai suoi stessi occhi e agli occhi degli adepti non è un fanatico ma un riformatore, una figura messianica, è convinto che la strada verso l’avvenire di cui egli è il garante necessita di una purificazione, e la purificazione, come dai tempi immemoriali dei riti umani agli idoli passa necessariamente attraverso il sangue.

Ci vuole determinazione e uno sprezzante puritanesimo (l’incorruttibilità è una caratteristica sia dell’uno che dell’altro, e una “garanzia” della loro “superiorità morale”) per affermare come fece il Che nel suo “Messaggio alla Tricontinentale” del aprile 1963, che “L’odio è un elemento della lotta, odio inflessibile per il nemico che spinge l’uomo oltre i suoi limiti naturali, trasformandolo in un’effettiva, violenta, selettiva macchina per uccidere a sangue freddo”. Macchina in cui il giovane medico argentino si era presto trasformato. La sua, come quella di St. Just, fu la filantropia dell’assassinio su scala industriale.

La punizione per i “non entusiasti”, come dichiarava Saint-Just è la morte. “Il vascello della Rivoluzione può giungere in porto solo in un mare reso rosso da torrenti di sangue”, proclamerà alla Convenzione l’alfiere ventiquattrenne del Terrore. Sangue che il giovane dandy (frugale nei bisogni come quasi tutti gli assettati di Assoluto, ma assai curato nell’aspetto), non sparse mai in prima persona e che invece non era un problema per l’”Uomo Perfetto”, come Jean Paul Sartre ebbe a descrivere il Che quando andò ad omaggiarlo all’Avana in compagnia di Simone de Beauvoir.

L’occasione per dare sfogo alla sua personale propensione nel bonificare la terra dai nemici del socialismo gli venne offerta da Fidel Castro nel 1959 quando lo mise a capo della Cabana, la fortezza di sassi che nel passato era stata usata per difendere l’Avana dai pirati inglesi.
Il Che era a capo della Comision Depuradora, e nessuna altra commissione avrebbe potuto presiedere Saint- Just se si fosse trovato al suo posto.
La Salute Pubblica della Rivoluzione era anch’essa, infatti, un metodo di profilassi. La Cabana da fortezza contro i pirati venne trasformata nella prigione dei nemici della rivoluzione, 800 persone stipate in uno spazio adatto a 300. In questo luogo, l’ultima parola sulle esecuzioni giornaliere erano del Saint-Just argentino. Non ci fu mai un verdetto favorevole agli imputati.

A coloro che sopravvivevano il Che provvedeva a dare il colpo di grazia sparandogli in testa con la propria rivoltella. D’altronde aveva cominciato nel 1957 quando si trovava in Sierra Maestra uccidendo Eutimio Guerra sospettato di passare informazioni al nemico. “Ho messo fine al problema con una calibro 32” scriverà nel suo diario l’Uomo Perfetto sartriano, “sparandogli nel lato sinistro della testa”. Fu poi il turno di Aristido, un contadino il quale voleva andarsene dopo che i ribelli avessero lasciato la terra nella quale viveva.

Di lui il guerrigliero e futuro eroe della libertà scrisse che non sapeva se fosse “sufficientemente colpevole da meritare di morire”. Nonostante ciò ne decreto la colpevolezza. Dubbio che Saint-Just non avrebbe avuto, ammantato come era nella sua glaciale certezza. La Repubblica può solo dare la morte ai “non entusiasti”. Il terrore è sempre etico ed è solo finalizzato al meglio. Si lotta per la Giustizia e per la Virtù, per l’affrancamento dalle catene, chi ha dubbi è un nemico e deve essere eliminato. E’ l’entusiasmo la prova della grazia discesa sopra il popolo e il Progresso è una ruota che schiaccia coloro che non sono dalla parte di chi spinge.

Grondanti sangue i due apostoli della Virtù, di uno dei quali trasformato in eroe romantico, oggi ricorre l-anniversario della morte, stanno entrambi come guardiani della soglia alle porte del Tempio del Progresso che con le loro gesta avrebbero aperto agli uomini che si fossero incamminati alle loro spalle.

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