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Il regno di Sauron e il massacro di Las Vegas

ottobre 3, 2017 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

Rullano i tamburi dell’antitrumpismo miltante, il migliore tonico sul mercato per gli orfani del suadente ex presidente Obama. Rullano soprattutto dopo il massacro di Las Vegas, ormai qualificato come il peggiore della storia americana, che pure di massacri ne ha collezionati assai, c’è solo, purtroppo, l’imbarazzo della scelta.

Sui fatti tragici di Las Vegas, Massimo Gaggi ci regala, sul Corriere della Sera, un pezzo in cui brilla di luce sua una fosca previsione corredata da biasimo morale, “La diffusione di armi sempre più potenti, il deterioramento del tessuto sociale, la rabbia che lui stesso [Trump] ha fomentato rischiano di rendere queste stragi sempre più frequenti e gravi”.
Trump agente patogeno che rende l’atmosfera irrespirabile e gravida di sciagure future non sfigura in mezzo agli altri feticci della sua demonizzazione.

Non poteva mancare Vittorio Zucconi, che di Trump ha fatto il suo boogeyman preferito. Nel suo videocommento su Repubblica ha confezionato per il suo pubblico un pistolotto demagogico da antologia: “Forse fa ancora più male al di là del sangue, della tristezza, del lutto, del dolore, dello stupore di fronte a questi eventi, l’ipocrisia della classe dirigente americana, della politica, ben incarnata da Donald Trump che ha mandato il suo solito messaggio di unità, di volemose bene, siamo tutti fratelli, siamo una nazione unica, questo negli stessi giorni in cui ha sparato raffiche di tweet per scavare proprio nell’odio, nella divisione razziale, nel fastidio ideologico tra la destra e la sinistra, quello che quando si arma produce morti”.

Lo scavatore d’odio, il fomentatore. Il mandante morale. Era inevitabile. Zucconi non ha dubbi. I moralisti nostrani battono il tam tam, prevedono orge di sangue sotto Sauron-Trump. Vuoi metterlo con un pacificatore nato come il beniamino Obama, l’alfiere sorridente e azzimato del “Yes we can”, il Nobel preventivo, il fautore della grande narrativa del riscatto, la telenovela durata otto anni in cui lui e Michelle incarnavano la perfezione aurea della royal couple progressista e politically correct?

Il torvo regno di Sauron-Trump invece si è visto subito, fin dal principio. Era già annunciato in campagna elettorale. Il sessista, il misogino, il bugiardo, l’autoritario, il primo e temibile duce americano. Ed ecco ora, sotto la sua presidenza ancora giovane, la prima strage e la più cospicua della storia americana. Già un record questo.

Certo, sotto Obama ci furono terribili stragi, diciotto, le maggiori quella della scuola di Sandy Hook nel Connecticut nel 2012, che causò 32 morti, e quella del 2016 a Orlando in Florida, che ne provocò 49. Nessuno però si sognò di attribuirne la responsabilità a Obama. Obama era Lancillotto, era Parsifal. Era Artù. Da lui emanavano virtù inclite.

Trump fa buon gioco per i cultori della politica trasformata in Manga. L’antagonismo binario è elementare. Obama era luce, amore, bontà, Trump è tenebra, odio, cattiveria. Siamo dentro uno psicodramma regressivo. Perfetto per la nostra epoca di cretinismo e infantilismo collettivo.

Il secondo emendamento della Costituzione americana che prevede il diritto per ogni cittadino di possedere armi è diritto inviolabile, sancito con interpretazione definitiva dalla Corte Suprema degli Stati Uniti nel 2008, con buona pace di Michael Moore. E non dipende certo da Trump come non dipende dai suoi predecessori se esso è lì dove si trova.
Eppure adesso è tutto più terribile e pericoloso. La forza oscura che Trump ha fatto erompere in un paese con trecento milioni di armi nelle case, non promette nulla di buono per gli anni a venire in cui sarà ancora (se non avverranno fatti dirompenti) presidente.
La saga di Sauron-Trump prosegue. Purtroppo, a raccontarcela non abbiamo Tolkien, dobbiamo accontentarci di Zucconi-Gaggi.

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