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Germania e destra, alla prova della modernità

settembre 25, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

di Matteo Cresti –

Alternativa per la Germania (Alternative für Deutschland – AfD) il partito di destra che tanto ha fatto parlare di sé, è entrato per la prima volta nel parlamento tedesco. La versione tedesca dei movimenti di protesta contro lo status quo adesso avrà l’occasione di far sentire le propria voce, e di difendere le istanze dei suoi elettori.
Il problema sarà stabilire quali saranno queste istanze, vista la grande eterogeneità dei propri elettori.

Hanno votato per AfD molti dei delusi dalle politiche economiche globalizzate e liberiste, coloro che si sono impoveriti, e che hanno visto poche delle ricchezze che la potente Germania ha accumulato negli anni. Coloro che percepiscono l’immigrazione come un rischio, che sono spaventati dall’aumento della diversità culturale ed etnica, coloro che percepiscono i cambiamenti come un’abdicazione alla propria identità tedesca.

A votare AfD non è stato solo il tradizionale bacino della destra conservatore, ma anche una parte di coloro che prima votavano a sinistra. Ed uno dei bacini elettorali a cui ha attinto è stato quello degli omosessuali. Tradizionalmente la comunità omosessuale è schierata a sinistra, questo perché come ogni minoranza che chiede diritti, trova nella sinistra un aggancio naturale, avendo come principio ispiratore quello dell’eguaglianza. Si aggiunga a questo la presenza a destra di gruppi religiosi, che vedono i diritti gay come una minaccia per il tradizionale modo di vita della comunità.

Come è possibile dunque che esistano gay di destra? Sembra una contraddizione. Se guardiamo alla nostra Italia, dove le destre vorrebbero nel migliore dei casi che la comunità omosessuale si ritirasse nell’ombra delle case private, e dove nel peggiore la vorrebbe veder sterminata in un lager, questo sembra impossibile. Non lo è altrove, dove il legame tra destra e religione è indebolito.
Ha fatto molto scalpore in Germania la figura di Alice Weidel, la numero due di AfD, lesbica dichiarata, che vive con una compagna di origine cingalese e insieme alle loro due figlie.
Come può una lesbica che vive con una migrante, e che ha due figlie essere la leader di un movimento xenofobo e a tratti anche omofobo? Poco prima delle elezioni ha rivolto un appello ai suoi elettori e agli omosessuali, spiegando perché avrebbero dovuto votare per lei.

La Weidel ha dichiarato di far parte di AfD non nonostante la sua omosessualità, ma perché omosessuale: infatti il suo partito sarebbe l’unica garanzia per gay e lesbiche contro la deriva islamista della società occidentale. In sostanza sembra dire: cari gay vi siete accorti che l’estremismo islamico ce l’ha con voi? Che vi considera uno dei simboli del sudiciume dell’Occidente? Che se potessero vi ucciderebbero tutti? L’unica garanzia per la vostra tutela è proteggere l’occidentalità della Germania. Fin qui il ragionamento potrebbe pure tornare.
I diritti delle persone LGBT devono essere difesi, anche se sono già stati acquisiti: una regresso è sempre possibile.

Il problema di questo argomento è che la difesa non deve solo guardare alle minacce che vengono da fuori, ma anche a quelle che vengono da dentro: soprattutto dalle destre religiose, che AfD rappresenta almeno in parte. Infatti il partito si è più volte lamentato della crisi della famiglia, e dei programmi scolastici in cui viene dato troppo peso alle questioni di genere.

In risposta a questo la Weidel ha dichiarato che “A scuola i bambini devono studiare tedesco, matematica e scienze. La questione del genere e il vocabolario LGBT non sono adatti alle mura scolastiche ma a quelle di casa”. Il problema è questo è esattamente il modo per non proteggere i diritti delle persone LGBT. Non attuare una strategia pubblica di inclusione, prima di tutto nella scuola, significa negare visibilità alle persone LGBT, e quindi diminuire la percezione della necessità di una loro protezione.

In sostanza quello che propone AfD è: vi accordiamo di esistere ma non fatevi vedere troppo in giro. Anzi se sparite dentro casa vostra è ancora meglio. Ma questo è un modo per negare l’inclusione, per negare la parità e i diritti. È una strategia contraddittoria. Se si vuole difendere i diritti delle persone LGBT non si può prescindere da una politica che ne aumenti la visibilità e l’inclusione.

Visioni come quelle della Weidel fanno breccia in coloro che hanno paura dei possibili pericoli connessi all’immigrazione, e in coloro che vorrebbero riportato un po’ di ordine all’interno della società, che percepiscono la rottura di stereotipi e ruoli di genere fissi come un pericolo per la stabilità, o una forma di ostentazione e provocazione.
Fenomeni come quello della Weidel non sono nuovi. Molte persone LGBT hanno votato in America per Trump, ben sapendo che la voce “Minoranze Sessuali” sarebbe scomparsa dall’agente del governo. Efficace fu la dichiarazione di un elettore omosessuale “Può riprendersi il mio certificato di matrimonio, basta che ci tenga al sicuro”. Ma è proprio avere quel certificato di matrimonio che ci terrà al sicuro e che segnerà la differenza dai totalitarismi islamici.

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