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Fascismo, antifascismo e divisioni settarie

settembre 23, 2017 • Politica, z in evidenza

 

di Raffaele Bonanni –

Sono circa settant’anni che gli italiani dedicano un giorno festivo alla ricorrenza della liberazione dell’intero paese dal nazifascismo, ma non è da tutti pienamente riconosciuta come occasione per rinsaldare la Repubblica. La festa del 25 aprile nasce e continua ad essere, purtroppo, una ricorrenza che divide la Nazione per più ragioni.

Il fatto singolare che a provocare le divisioni, spesso, sono proprio gli organizzatori. Ad esempio l’Anpi, che sostanzialmente egemonizza le ricorrenze di ogni anno, ne fa uno strumento di settarismo politico da tempi immemorabili. Va ricordato che dalla liberazione,l’Anpi (associazione nazionale partigiani d’Italia), organizzava tutti i partigiani di ogni tendenza politico culturale ed anche ex ufficiali dell’esercito che furono spesso i veri quadri militari dei gruppi di azione resistenziale. Ma nel 1948, a causa di forzature della componente comunista – che provvedeva già da subito ad infiltrarsi nei gangli dello Stato e delle organizzazioni civili – i cattolici guidati da Mattei e Taviani, e ” Giustizia e Libertà ” capeggiati da Ferruccio Parri, fondarono loro nuove organizzazioni dopo la scissione.

Sono passati 72 anni dalla Liberazione e naturalmente la stragrande maggioranza delle persone partecipanti alla lotta partigiana sono morte, e conseguentemente le associazioni mano mano, con il passare degli anni, si sono,esaurite. Ma non è scomparsa l’Anpi che da qualche anno ha visto la propria dirigenza escogitare il sistema per ovviare i problemi di anagrafe: ha avviato una iniziativa di proselitismo per iscrivere all’Anpi nuovi adepti, con l’implicito patto di perpetrare l’originario settarismo.
Così si spiega che i più attivi nelle manifestazioni delle grandi città sono i centri sociali e gruppi estremisti comunisti, pronti in ogni occasione a fischiare e lanciare epiteti ed anche altro, contro chiunque sia considerato loro nemico, e ad escludere dalle celebrazioni le realtà loro indesiderate. E’ successo tante volte a Milano, sta accadendo i questi giorni a Roma per i preparativi di quest’anno.

E’ evidente che finché le premesse sono queste, il valore del 25 aprile non può che essere compromesso. Ed intanto si continua a negare verità che gridano ancora dopo tanti anni.
La giornata della liberazione è un valore nazionale in quanto costituisce una pietra miliare di lotta contro dittature e uccisioni criminali perpetrate contro inermi, come è avvenuto con il nazifascismo. Proprio per questo c’è da sperare che in questa ricorrenza, qualcuno raccolga la bandiera della verità e della giustizia, e ricordi le migliaia di morti ammazzati illegalmente in quei lontani anni dopo l’avvento della Democrazia, uccisi da gruppi deviati , prevalentemente comunisti.

Tra i trucidati, un centinaio di Sacerdoti assassinati perché nell’esercizio del loro Ministero, per spirito umanitario, hanno aiutato anche fascisti e tedeschi, o accusati di predicare contro tutte le Dittature, o soppressi solo perché ideologicamente si volevano eliminare pastori della chiesa Cattolica. Quelle efferatezze si sono svolte quasi tutte in Emilia Romagna, poiché in quel territorio probabilmente la iniziativa pre-rivoluzionaria era radicata nei vertici rossi, più che in altre regioni . Quei gravi fatti sono una macchia indelebile nella nostra storia democratica.

Credo che che il popolo del nostro paese debba rinsaldare il vincolo della propria unità.
Allora le istituzioni, da chiunque rappresentate, devono per il futuro avere più responsabilità e non permettere più che la festa del 25 aprile, venga irresponsabilmente affidata in mani settarie, e possa ancora essere utilizzata per contrapposizioni, o per nascondere pagine oscure che ancora adesso pesano per la tanto necessaria unità del Paese.

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