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La schiavitù delle spose bambine

settembre 17, 2017 • Agorà, z in evidenza

di Loredana Biffo –

Gli uomini della Squadra mobile di Firenze hanno salvato una minorenne da una probabile vita da schiava, alla quale era stata destinata dal padre, un cittadino serbo di 49 anni, arrestato al termine di un’indagine durata oltre un anno, con l’accusa di riduzione in schiavitù.L’attività investigativa è iniziata nell’agosto 2016, in seguito alla segnalazione di un centro antiviolenza fiorentino, il quale, a sua volta, era stato allertato da un messaggio proveniente dalla Sicilia che indicava una situazione di pericolo per una giovane ragazza residente a Firenze, della quale conosceva solo il nome. Gli investigatori della Mobile si sono attivati, riuscendo ad individuare la famiglia della giovane e l’appartamento in cui era rinchiusa, riuscendo appena in tempo ad impedire la “vendita” della ragazza.Dall’indagine è infatti emerso che l’uomo arrestato, per diversi anni, si è comportato come se la figlia fosse un oggetto su cui esercitare un vero e proprio diritto di proprietà, compresa la facoltà di venderla.

Quando era appena 13enne la piccola è stata promessa in sposa ad un suo connazionale, residente in Francia, grazie ad un accordo concluso con la sua famiglia, che, in cambio, avrebbe versato al genitore la somma di 15mila euro.Per sugellare l’accordo la famiglia del promesso sposo versò 4mila euro a titolo di acconto, stabilendo che, entro settembre 2017, la ragazza avrebbe dovuto essere portata in Francia. Entro quella data la giovane avrebbe dovuto mantenere la verginità, imparare a svolgere le faccende domestiche e ritrovare la forma fisica che aveva a 13 anni, perdendo qualche chilo. Per mantenere le “condizioni” del contratto il padre della giovane vittima ha segregato in casa la ragazza, sottoponendola a stretti controlli: è stata privata di denaro e scheda telefonica, e poteva uscire solo poche volte al mese per andare a fare la spesa, sempre “scortata” da un uomo della famiglia.La salvezza della sventurata è arrivata da un gioco per smartphone, al quale aveva il permesso di giocare offline.Grazie a una connessione Wifi libera, il gioco le apriva l’accesso a una chat, nella quale la giovane ha conosciuto un coetaneo a cui ha confessato la sua situazione. È stato proprio il suo amico virtuale ad effettuare la segnalazione dalla quale è partita l’indagine.

Ma come si compra una “sposa bambina”? Facile, per qualche migliaia di euro si può avere in vendita una minorenne. Sono svariate le modalità, e anche in rete, con un paio di clik, piovono le “offerte”. Le spose bambine, sono spesso moto piccole, possono avere otto, undici anni; vengono strappate all’infanzia, con un passaggio traumatico alla vita di schiave.

I dati della “conference on child marriage” organizzata dalle Nazioni unite, sono raccapriccianti.
Si stima che ogni anno circa 15 milioni di bambine sono date in sposa a uomini adulti, a volte anche vecchi. E questo non avviene solo nei paesi islamici, c’è una lunga lista di paesi che praticano questo orrore, molti sono i paesi africani, e quelli occidentali chiudono gli occhi difronte a questa pratica barbarica e violazione di Diritti Umani.

Ma a chi sono le bambine date in spose?
Spesso provengono da paesi come la Siria, dove il feroce conflitto produce “materia prima” per gli sciacalli e porci che le comprano. Perchè le vittime della guerra, non sono solo i morti o i feriti, ma anche i bambini, in particolare le femmine, che profughe o rifugiate, spesso orfane o con padri compiacenti, vengono messe all’asta online, alimentando il commercio. Una nota pagina Facebook – ora rimossa – offriva “Rifugiate siriane da sposare”.
I clienti potevano visionare le bambine con pochi veli addosso (alla faccia della morale islamica) e poi negoziare l’acquisto. E se la pagina è stata chiusa grazie alle proteste di alcuni attivisti, il commercio non ha avuto fine; le comprano soprattutto uomini dei paesi arabi, Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Kurdistan; alcune vengono vendute direttamente nelle moschee.

In base alle norme sociali di questi paesi, vengono considerate potenziali spose, femmine inferiori ai 16 anni, l’Asia è il paese con i matrimoni più precoci, in Pakistan solo la metà della popolazione femminile si sposa dopo i 18 anni, mentre il 35% lo fa prima e il 15% prima dei 16 e anche 12 anni.
In Africa il primato lo detiene la Nigeria dove al nord con maggioranza musulmana, l’età media è 16 anni. I dati sono incerti, ma le Nazioni unite stimano per difetto che 15 milioni di spose bambine.

E l’occiente?
Non è immune, sono frequenti i matrimoni per procura o combinati a distanza in altri paesi con minorenni provenienti da paesi poveri, le cui bambine on hanno scelta o voce in capitolo, semplicemente vengono vendute alle famiglie e fatte sposare per procura, oppure gli uomini si recano sul luogo per contrarre il matrimonio che verrà riconosciuto dagli Stati Occidentali. Questi ovviamente non contestano e soprattutto non interferiscono con le “regole locali”.

Da anni è in corso una battaglia per una presa di posizione da parte di un occidente ipocrita che in virtù del “rispetto delle tradizioni” non muove un dito ed è complice, se non addirittura compiacente; del resto è un fenomeno che fino a 60 anni fa avveniva anche da noi, e il rispetto del corpo e della dignità femminile è ancora una questione aperta.
Questo mancato raggiungimento di un profondo cambiamento culturale e sociale, è la causa di questa silente accettazione del mancato rispetto dei Diritti Umani. Non è certo una novità la mercificazione e la violenza sul corpo femminile anche nella nostra “civiltà”.

E’ altresì insufficiente fare dibattiti periodici su un tema così scottante, se non si prende atto che i fenomeni sono frutto di una sovrapposizione di visioni patriarcali e maschiliste che si guardano bene dal rovesciare il paradigma. Se l’occidente per primo (e in particolare la sinistra) non si assume la responsabilità di fronte alla tragedia dei matrimoni forzati con minorenni poco più che bambine, che ammontano a 15 milioni l’anno, non potremo certo vantare il primato della modernità.

Ed importante chiarire che le stime in questo sono in difetto, poiché i matrimoni precoci vengono celebrati da imam locali e non vengono quasi mai registrati. Inoltre queste bambine diventano madri precocemente, e spesso muoiono per le violenze causate da rapporti con mariti adulti.
Di recente il Parlamento pachistano ha respinto una proposta di legge contro i matrimoni precoci, l’unica cosa che si è ottenuta è che alcune province si sono pronunciate e hanno vietato le nozze sotto i diciotto anni, ma questi miseri risultati la dicono lunga su quanto sia lunga la strada per il cambiamento per una costruzione sociale del rispetto dei Diritti Umani, che è però inderogabile.

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