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Noi non abbiamo dimenticato

settembre 2, 2017 • Agorà, z in evidenza

 

La testimonianza –

di G.S.

Io ho visto tante persone morire di AIDS. Erano gli anni tra il 1989 ed il 1993, quando ero un giovane assistente alla Clinica Medica del Policlinico di Torrette, ad Ancona. Alcune delle persone che ci leggono erano li’ con me in quel periodo, e si ricordano.

Abbiamo visto morire giovani adulti tra le braccia di genitori disperati; padri e madri di famiglia; italiani e stranieri; persone anziane, anche dei bambini. Abbiamo visto come il virus, HIV, in assenza di terapie mediche efficaci, corrodeva lentamente ma senza tregua il sistema immunitario, fino a renderlo un fragile castello di carta, incapace di proteggere questi malati da infezioni e tumori opportunisti.

Io ho visto tante persone morire di AIDS, e non me le scordero’ finche’ sono vivo. Le ho viste con i miei occhi, stroncate da un linfoma, soffocate dalla polmonite da Pneumocystis, o con il cervello distrutto dal Toxoplasma o dal Cryptococco.

E’ in memoria perenne di queste persone che ho deciso di dedicare la mia vita alla ricerca sull’AIDS – ed e’ in ricordo di queste persone che non mi fermero’, anzi, che non ci fermeremo, fino a quando questa malattia non sara’ eliminata dalla faccia della Terra.

Oggi fortunatamente di HIV si muore di meno, soprattutto grazie alle terapie antiretrovirali. Ricordero’ sempre l’inverno tra il 1995 ed il 1996, quando l’introduzione nella clinica dei farmaci inibitori della proteasi – nomi arcani e benedetti, come ritonavir, indinavir, saquinavir – salvo’ la vita di tantissimi malati, alcuni ripresi veramente per i capelli dal baratro dell’AIDS.

In Italia fu Stefano Vella, che usando un finanziamento dell’ISS riusci’ a portare i primi inibitori della proteasi dagli USA ed a partire con lo studio IP1 che salvo’ la vita a centinaia di pazienti italiani.] Fu un momento di grande gioia e soddisfazione professionale, anche se sempre temperato dal pensiero di tutti quelli che non avevamo potuto salvare, quelli per cui i nuovi farmaci erano arrivati troppo tardi.

Eppure, proprio in quegli anni, mentre malati e familiari, medici ed infermieri vivevano queste esperienze cosi’ drammatiche, nascevano e latravano gli squallidi sciacalli del negazionismo, guidati dalla cricca di Duesberg, Shenton, Farber, e del gruppo di Perth.

Quelli che dicevano che HIV non esiste, e che se esiste non causa l’AIDS, e che erano i farmaci antivirali a causare la malattia, e via delirando. Quelli che convinsero il presidente Sudafricano Thabo Mbeki a ritardare il programma di implementazione delle terapie anti-HIV, causando, si stima, la morte di 350,000 persone. Abbastanza da riempire cinque volte lo stadio Olimpico di Roma.

Ed anche in Italia, naturalmente, ci furono i bravi “negazionisti” nostrani, pieni di zelo nel loro stupido scimmiottare Duesberg e compagnia – anche loro gentaglia che per quattro soldi ed un po’ di notorieta’ non esito’ a diffondere le teorie che avrebbero versato il sangue innocente di tante persone infettate con HIV.

Tra questi negazionisti italiani ce n’era uno, in particolare, che non voglio nominare, ma il cui nome e’ facile da reperire. Uno che nel 1996 scrisse un libro dal titolo “La grande truffa dell’AIDS”, riprendendo e rigurgitando tutte le assurdita’ dei negazionisti americani.

Uno che, nonostante fosse medico e per giunta specializzato in malattie infettive (e’ pazzesco, no?), ancora nel settembre 1998 scriveva un articolo dal titolo “In search of HIV”, dove si sostiene, in modo assurdo ed irresponsabile, che HIV non esiste, che l’AIDS non e’ causato da HIV, e che quindi non ha senso curare l’infezione con farmaci antiretrovirali.

Ci sono persone che credendo a queste folli teorie hanno smesso di farsi seguire dai medici e di prendere le medicine che avrebbero salvato loro la vita. Ci sono persone che sono morte per aver dato fiducia a questi individui ed alle loro assurde scemenze.

E qui bisogna precisare che queste posizioni non sono – come qualcuno cerca di “venderle” – dei legittimi dubbi socratici, delle prese di posizione scomode e/o eretiche che sono necessarie per controllare la scienza ufficiale (che come tutti sappiamo ogni tanto sbaglia). Ma neanche per sogno. E bisogna dire che questi signori non sono dei paladini del “libero pensiero”, dei coraggiosi che sfidano l’establishment, dei geni incompresi a cui il futuro dara’ ragione.

Neanche per sogno, cari amici. NEANCHE PER SOGNO. Queste sono solo delle baggianate sesquipedali, sostenute da furbastri senza scrupoli, che quasi sempre si muovono solo per biechi fini di interesse personale (che poi sono sempre gli stessi: soldi e visibilita’). E sono, soprattutto, delle idee irresponsabili che causano danni enormi, pratici e culturali.

Io non posso andare in giro a dire che la sifilide e’ causata da Saturno in congiunzione con Venere e che la chirurgia per il cancro del colon e’ inutile perche’ tanto basta ingerire una bella soluzione di oscillo-come-cazzo-si-chiama. Non c’e’ niente di eroico o di illuminato o di coraggioso nel dire certe idiozie. C’e’ solo un mare di stupidita’ ed ignoranza circondato da un oceano di miseria umana e morale.

Ma torniamo al nostro “negazionista” italiano. Voi vi chiederete: ma che fine avra’ fatto questo individuo nel 2017, al tempo in cui il negazionismo dell’AIDS e’ stato definitivamente sconfitto, e nemmeno Duesberg ha il coraggio di mettere il naso fuori di casa?

Uno potrebbe sperare che se ne stia nascosto da qualche parte, forse in un remoto monastero della Transilvania, a chiedere perdono all’umanita’ per il male che ha fatto. Oppure che stia cercando di espiare in qualche modo, magari lavorando come volontario in un ospedale per malati di AIDS in Congo o in Malawi. Macche’.

Nemmeno a pensarci. E’ la’ fuori, bello bello, al calduccio in mezzo alla cricca dei no-vaxx, con i vari Trinca, il duo Montagatti, il signor Ventidue Litri, gli avvocati dei danni da vaccino, e l’immancabile Senatore Pepe. E’ la’ fuori, in giro per l’Italia, a pontificare di “vaccinologia” e di danni da vaccini, immagino con lo stesso acume e la stessa competenza scientifica con cui parlava di AIDS negli anni ’90. E c’e’ chi pensa che sia una buona idea invitarlo a parlare ad eventi pubblici, ad eventi dove si dovrebbe fare “informazione sui vaccini”. Roba da matti.

Ma noi, cari amici lettori, non abbiamo dimenticato, e non possiamo tacere di fronte a questo scempio della verita’ e della giustizia. Perche’ e’ ora di finirla. E’ ora di smascherare una volta per tutte questa gente che ha sostenuto e continua a sostenere idee di morte. E’ ora di smetterla di dare a questi soggetti dei pulpiti, a volte addirittura istituzionali, da cui possano disseminare le loro teorie pseudoscientifiche, tanto assurde quanto pericolose.

E’ ora che noi tutti, come esperti, come politici, come educatori, come giornalisti, come societa’ civile, al di la’ di qualsiasi appartenenza politica o partitica, ci uniamo per far capire al popolo italiano che razza di soggetti sono questi individui.

E’ ora che ciascuno di noi faccia la sua parte, nei modi e tempi che ritiene opportuni, per ricostruire quel rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni che alla fine dei conti e’ l’unico vero mezzo per togliere ogni possibilita’ di nuocere a questi individui, la cui credibilita’ non puo’ che essere nulla – tanto dal punto di vista scientifico quanto da quello umano.

Aiutateci, cari amiche ed amici, anzi, aiutiamoci tutti, lasciando da parte le polemiche politiche, ed ogni altra questione che potrebbe dividerci. Stiamo uniti nel ricordare sempre quanto sia importante questa nostra lotta per la ragione, per la verita’, per la scienza, e per il progresso – una lotta che e’ la nostra difesa contro tutti quei delinquenti e ciarlatani che vogliono rubarci questi valori e queste speranze. Ricordiamoci che questa e’ la vera battaglia che non possiamo permetterci di perdere se vogliamo costruire un mondo migliore per i nostri figli.

Questo post e’ dedicato alla memoria di Paolo Valenti (Corinaldo, 5 Maggio 1960 – Senigallia, 30 luglio 1993).

Valeria Valenti : ed ora vediamo se qualcuno ci verra’ a dire che il nostro Paolo e’ morto per un virus che non esiste.

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2 Responses to Noi non abbiamo dimenticato

  1. Elena Brescacin ha detto:

    il mio ragazzo. Dal 1993 dopo una infusione infetta di IG500 da tetano per la quale si ringrazia quel “gran signore” di Poggiolini. All’epoca era veramente una sentenza di morte, lo seguiva il dr. Carlo Urbani. Poi è entrato nei primi protocolli sperimentali HAART, ma purtroppo qualcosa è andato storto ed è andato in AIDS, una neurotoxoplasmosi che gli ha tolto la vista e i movimenti della parte sinistra del corpo, nel 2001 a 27 anni con tutta una vita davanti, gli hanno dato 5 ore di vita, aveva quattro linfociti cd4. poi il dr. Carlo Urbani, che già era impegnato all’estero con medici senza frontiere, gli ha fatto avere i primi Kaletra, ed è riuscito a rimettersi in sesto, anche se per rimettersi in piedi nel vero senso della parola, c’è voluto tempo. Non ha più potuto fare il contabile a causa dell’inaccessibilità dei software gestionali ma questa è un’altra storia, però ha trovato un lavoro lo stesso, ha fatto un corso di orientamento e mobilità, si è preso il cane guida, ha superato un divorzio, ha conosciuto me, abbiamo lottato per 12 anni gli ho fatto imparare il computer e l’iphone, abbiamo superato vari cambi di farmaci, la morte di suo padre, la fine carriera del suo cane guida e l’immotivato rifiuto di consegnargliene un altro, il terremoto che nella sua tragicità ci ha fatto superare una brutta crisi e fatto ripartire da zero… Abbiamo superato incomprensioni che sembravano insormontabili, date dalle inevitabili divergenze tra una che non ha mai visto la luce in vita sua -io- e uno che ‘sto mondo con gli occhi l’ha visto, e adesso si è una squadra zebra -io negativa lui positivo-, che si compensa e completa in tutto. Abbiamo scelto nella nostra vita di tutti i giorni di metterci la faccia, lo stigma sull’HIV è ancora molto forte, se ne parla pochissimo e c’è un’ignoranza spaventosa, nonostante con le dovute precauzioni si possa vivere una vita sessuale e sentimentale assolutamente come tutte le altre coppie. Non c’è scusa che tenga, io avrei avuto tutte le “scuse” possibili e immaginabili per non fare il test; “è anonimo ma una cieca non passa inosservata”, “te lo danno in cartaceo, poi chi te lo legge”, “chi ti accompagna”, e così via. Eppure tutte le barriere, grazie ai taxi e alla tecnologia, le ho superate tutte. “mi guardano”, non posso ricambiare il favore. Parlano? Se parlano vuol dire che sono una persona interessante. Per cui, il vedente “omologato” adolescente o padre/madre di famiglia non ha alcun motivo di non farsi il test; e neanche di non usare il preservativo, questa storia che “diminuisce il piacere” è una stronzata galattica, un insensato terrorismo psicologico. Al giorno d’oggi l’AIDS si può evitare, il calvario che ha vissuto Germano si può assolutamente evitare, per chi è già HIV positivo un futuro è comunque possibile anche a livello sentimentale, lo stigma e il silenzio vanno combattuti con tutte le armi possibili.

  2. Michele ha detto:

    Che infinita quantità di panzane.
    Peter Duesberg, kary Mullis, oltre 3500 medici di tutto il mondo e lo stesso scopritore dell hiv luc montagner hanno affermato che hiv è innocuo e ciò che uccide sono i farmaci. Chi non li prende vive anche 30 anni dalla diagnosi.

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