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Bruciare tutto

agosto 31, 2017 • Io Leggo

 

di Luigi Coppola –

La prima volta in una facoltà universitaria per presentare il suo ultimo romanzo. Questa circostanza solleva Valter Siti, (“presentare in Università, un libro per il quale dovrei vergognarmi, compensa come un’assoluzione …”) intervenuto nel pomeriggio del ventotto agosto a presso il dipartimento di giurisprudenza e scienze politiche dell’ateneo sassarese. L’incontro, organizzato con il supporto della libreria Azuni, riempie oltre la capienza, un aula dell’istituto per la presentazione dell’ultimo romanzo “Bruciate tutto” edito per i caratteri di Rizzoli editore.

Sin dalle prime battute scambiate con Emiliano Longobardi e Alessandro Marongiu si delinea una nuova intrigante tappa nel percorso letterario dell’autore dedicato ad una complessa indagine sulla contemporaneità nel desiderio. Nell’ultimo controverso romanzo uscito nella scorsa primavera, l’autore bilancia e mette in contatto due desideri dell’assurdo, quello “dal basso” con quello “alto”. Protagonista di questo esperimento, don Leo, giovane parroco di frontiera di una parrocchia spartiacque della “Milano da bere” con le borgate povere ed emarginate della capitale meneghina. Il sacerdote consuma il suo mandato pastorale portandosi un macigno quotidiano che lo segna in rapporto irrinunciabile con Dio: l’attrazione per i bambini.

L’indole da pedofilo l’ha macchiato in un unico episodio reale che l’ha segnato per tutta la vita, rendendolo un “prete scomodo”. Rispetto a tutta una pastorale canonica che non può esulare dai limiti imposti dal rispetto delle diversità dei ruoli e delle culture che debbano muoversi entro regole e stili ben definiti. Siti sceglie il caso “più disperato” e intollerabile (l’abuso sui minori) non per trattare l’ennesimo caso di mala chiesa, quanto per illuminare altri sentieri oscuri ma presenti nell’animo umano.

La presenza di alcune ossessioni, declinate nel desiderio di pulsioni o cose non raggiungibili (denaro o potere), soggiogate dalla surroga delle religioni, apre scenari a orizzonti diversi che s’incontrano nel canone letterario. Non sempre esente da restrizioni della libertà di espressione per lo scrittore o da vere censure su argomenti talvolta urticanti la sensibilità dei lettori. Un filone caro all’autore, già settantenne, che non nasconde la consapevolezza di doversi fermare rispetto a determinati limiti umani e anche letterari. Oltre i quali non bisogna spingersi. Pena il rischio di immolarsi nel rogo dei libertari che non appartengono più al novero di questa esistenza.

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