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I dolori della giovane Appendino tra nuova metro e fasciatoi

agosto 30, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Giulia Dalla Verde –

Instancabile Chiara Appendino, anche in vacanza. Con compagno e bambina, è partita in macchina alla volta di Roma, sostando nei punti più suggestivi di Liguria e Toscana, con l’obiettivo però di arrivare in tempo nella capitale per un incontro con il ministro Delrio.

Al centro della riunione, la linea 2 della metropolitana, che i torinesi sognano almeno dal 2008. La sindaca non si è lasciata andare in resoconti approfonditi, se non che durante il viaggio, oltre a luoghi straordinari, hanno incontrato numerose difficoltà a trovare dei fasciatoi: «chissà che Sara e tutti i suoi coetanei un giorno, nelle loro città e nel loro Paese non possano cambiare pannolini in posti più agevoli e igienici», ha scritto mostrando le fotografie di cambi improvvisati su panchine e divanetti.

È una buona occasione per informare i torinesi che grazie a una delibera a cinquestelle i fasciatoi diventeranno uno dei criteri per usufruire degli sconti sulle tariffe comunali relative all’apertura di nuovi locali. Un’idea che ha suscitato apprezzamenti, visto anche che il criterio “baby-friendly” è sempre più ricercato dai turisti, ma anche un po’ di ironia: «vorrei che il sindaco si fosse preoccupato della città che lasceremo ai bimbi di oggi quando, adulti, avranno bisogno della linea 2 della metro» ha detto Osvaldo Napoli di Forza Italia.
Perché dopo quasi dieci anni di rinvii, modifiche e discussioni si torna a parlare con tanta urgenza della linea 2?
Nel 2015 il governo ha stanziato cento milioni per la metropolitana torinese: 90 per il prolungamento della linea 1 e il resto per la progettazione della seconda tratta.

Il decreto, non stupisce, è stato più volte rimaneggiato a causa di diversi intoppi, lasciando però come scadenza finale per la consegna del progetto preliminare da parte della società vincitrice il 31 dicembre 2017. Peccato che la gara per assegnare l’incarico sia ancora aperta, mentre Firenze, che rientrava nello stesso decreto, ha già chiuso e consegnato i progetti al ministero.
Per questo motivo, Appendino e Lapietra, assessora ai Trasporti, hanno marciato fino a Roma per chiedere a Delrio che si consideri sufficiente per il rispetto della scadenza il solo affidamento della progettazione. Un’impresa ardua, perché si tratta di risorse già inserite nel bilancio e che si dovrebbe creare un’eccezione straordinaria per Torino.

Una soluzione più praticabile potrebbe essere la presentazione di un emendamento speciale che modifichi la legge di bilancio concedendo una proroga per salvare la linea 2. Senza però un accordo trasversale di tutti i consiglieri torinesi, anche questa possibilità rischia di andare in fumo.
Per il salvataggio in extremis dei fondi ministeriali la sindaca ha promesso di velocizzare i tempi amministrativi, eventualmente chiudendo la gara a fine agosto, e ha convocato una riunione straordinaria del consiglio comunale, fissata il prossimo 4 settembre. «Una convocazione tardiva» secondo il Pd, che accusa la giunta di aver perso più di un anno in rinvii inutili, nonostante le pressioni esercitate dall’opposizione.

Un’atmosfera che rende difficile la ricerca di un accordo, dopo mesi di discussioni infuocate dalle perplessità di Delrio («la situazione di Torino è disperata») e dai commenti di Carretto, presidente della commissione Trasporti del Comune: «siamo sicuri che la metro 2 sia necessaria? I dati relativi alla domanda non esistono. Si prevede un’opera da centinaia di milioni senza sapere se effettivamente serve». Benzina sul fuoco.

L’opposizione si dice però pronta a scendere ai dovuti compromessi, “per il bene di Torino”. «Senza la disponibilità dimostrata da Delrio, con l’intervento anche del presidente Chiamparino, i dieci milioni sarebbero già bruciati.
La giunta Appendino ha impiegato un mese per capire quel che era chiaro fin da subito: per non perdere i fondi a causa dei ritardi nella gestione della gara servirà l’impegno di tutti» è il commento del Pd, che sostiene che Appendino abbia fatto di tutto per boicottare il progetto fin dalla sua elezione. «Appendino è finita in un angolo perché ha tentennato per un anno fra la fedeltà all’ideologia grillina e la tutela degli interessi di Torino» fanno sapere dal centro destra.
Pronta a turarsi il naso anche la stessa giunta, che dovrà mettere da parte le spinte più puriste del Movimento, nel tentativo di creare un fronte compatto capace di chiedere la proroga al governo. Una condizione fondamentale richiesta da Delrio per tentare di uscire dall’impasse e di salvare i fondi destinati a Torino.

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