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Lux islamica

agosto 24, 2017 • Agorà, z in evidenza

 

di Niram Ferretti –

La luce palingenetica dell’Islam, illumina le menti e i cuori, soprattutto quello ardente di vecchi cultori di littori, gagliardetti, croci grammate e falci col martello. Wittgenstein avrebbe parlato di “somiglianze di famiglia”.

Dall’Islam spira un’aria di novità, di fascinazione irresistibile. In passato esso era un afrodisiaco, un viagra psicologico per gli amanti della forza, dell’ordine, del sacro istituzionalizzato. Hitler ne apprezzava le virtù guerriere molto più vicine allo spirito delle Mannerbubde teutoniche, rispetto a ciò che egli poteva rinvenire in qualsiasi altra religione. Ed è un paradosso della storia, uno dei tanti, che non siano più le destre antimoderniste, se non in sacche di testimonialità criogenica, o in sporadici casi individuali vedi in Italia, Franco Cardini o Pietrangelo Buttafuoco, a subirne l’allure, ma la sinistra, soprattutto quella più radicalizzata.

La vocazione sistemica e totalitaria islamica convertirono Roger Garaudy, ex comunista duro e puro e Ilich (in onore di Lenin) Ramírez Sánchez meglio conosciuto come Carlos lo Sciacallo. Garaudy, autore di “Les Mythes fondateurs de la politique israélienne”, in cui ripropose le immarcesicibili tesi dei “Protocolli dei Savi di Sion”, condendole con tesi negazioniste che gli costarono cinque procedimenti penali, si convertì all’Islam nel 1982.

Carlos lo Sciacallo, pluriassassino condannato all’ergastolo, e membro attivo del FPLP, Fronte Popolare Per La Liberazione della Palestina, organizzazione che rivendicava nel marxismo-leninismo la propria matrice ideologica, a seguito della sua conversione all’Islam redasse insieme al giornalista francese Jean Michel Vernochet, “L’Islam rivoluzionario”.

Dispositivo combinato di indubbia efficacia quello tra lotta armata, revolucionaria, Islam e virulento antisionismo e antiamericanismo. Quando si identifica nell’Occidente e nei suoi derivati, democrazia, liberalismo e capitalismo, il nemico da abbattere avendolo trasformato in una rapace entità imperialista e colonizzatrice, è difficile non trovarsi uniti da un afflato molto simile. Maometto e Che Guevara che danzano a braccetto.

L’ayatollah Kardini, in una recente intervista provvede a fornirci coordinate interpretative adatte alla bisogna e magnificamente congruenti con lo spirito dei tempi:

“Ora siamo arrivati alla fase del redde rationem e l’imponente afflusso di migranti nel ricco Occidente ne è una delle espressioni più vistose. Il nemico da battere, lo ripeto, è questo ingiusto sistema economico: esso ha innegabilmente reso prospero l’Occidente, ma ha generato uno squilibrio che è ormai improcrastinabile curare, anche nel nostro stesso interesse. Invece, in Occidente, ci siamo concentrati di volta in volta su altri nemici che ci hanno distratto da quello più feroce: dapprima, tutto il male del mondo era causato dal nazismo e dal fascismo, poi, caduti quei regimi, tutte le colpe furono dell’Unione Sovietica e del comunismo; finito l’impero sovietico e il tramontato il comunismo, ora si è passati al fondamentalismo islamico (fingendo di non sapere che è stato tenuto a battesimo dalle potenze occidentali) e, più in generale, all’Islam”.

Le “distrazioni” di cui siamo stati vittima, fascismo, nazismo e comunismo ci hanno impredito di vedere il vero male, il capitalismo, la Grande Bestia occidentale. Parole che avrebbero estasiato un altro e più noto ayatollah, Ruhollah Khomeyni.

Sul “battesimo” del “fondamentalismo” da parte occidentale Kardini fa un grande torto invece al grande battezzatore originario nonchè inventore del dispositivo islamico, il Profeta stesso, il quale provvide già ampiamente nel VII secolo ad aspergere col loro proprio sangue tutti gli infedeli, gli empi miscredenti.

D’altronde come scrive Elias Canetti, “La bipartizione della massa nell’Islam è assoluta: da una parte i fedeli, dall’altra gli infedeli. Il loro destino, per sempre diviso, è di combattersi a vicenda. La guerra di religione è un sacro dovere”.

Questa divisione così netta tra puri e impuri, tra male bene, è la stessa che abbagliava il Führer, il quale vedeva gli ubermenschen e gli untermenschen contrapporsi inevitabilmente in una lotta in cui avrebbero necessariamente prevalso i primi.

Estirpare il male dalla terra convertire al bene, la pensava così anche Lenin, per il quale il male assouto erano i borghesi, da sterminare “implacabilmente” essendo “i nemici della libertà”.

Fedeli al credo, alla suprema Umma islamica, nazionalsociasista o proletaria, poco importa, l’importante è stringersi sodali contro il Male della Modernità così detestata dai sacerdoti della Tradizione e dalla superiore conoscenza, quella che contempla il destino dell’uomo e le leggi della Storia. Rossobrunoverdi uniti. Il verde dell’Islam risplendente.

Scrive Luciano Pellicani, “La Modernità costituisce una permanente minaccia per le tradizionali forme di vita del Dar al-Islam. Queste, per i musulmani sono di origine divina e, come tali, non possono essere oggetto di analisi critica, nè tantomeno possono essere modificate. La Sharia è la ‘via’ che Dio, tramite il suo Profeta, ha aperto davanti agli uomini, i quali non possono deviare da essa senza commettere un inescusabile peccato”. No, non si devia dalla luce risplendente, va seguita fino in fondo. Allāhu akbar.

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