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Un mondo di note in viaggio: i talenti italiani all’estero

luglio 29, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Valentina Spagnolo –

Dall’esperienza di un giovane pianista emergente Claudio Di meo, classe 1984, nato a Cori (LT) e diplomatosi al Conservatorio O.Respighi di Latina, ripercorriamo il percorso personale di un talento in evoluzione. La sua storia è emblema, di come le ricchezze e lo studio maturato nel nostro Paese, diventi culla di un universo di accoglienza e applausi nei palcoscenici esteri.

Il riconoscimento del sapere e gusto italiano, é oltretutto una continua conferma di come il potere comunicativo della musica, sia un ponte culturale e di interscambio. Approfondiamo dagli occhi di un esperto “viaggiatore-sognatore”, la situazione attuale degli artisti all’estero, ed il reale riconoscimento del valore e patrimonio culturale dei nostri capolavori.
Rivolgiamo a Claudio delle domande che ci aiuteranno a capire il suo percorso;

Da quanto tempo, dove e come sei riuscito ad emergere all’estero?

“Il primo vero debutto nel panorama internazionale avvenne nel Dicembre del 2014 quando fui invitato dall’Ambasciata italiana in Sri Lanka a partecipare al festival internazionale “A New Direction Sri Lanka International Performing Arts Festival”, in memoria delle vittime dello Tzunami del 2004. Da lì, una serie di concerti negli Stati Uniti, Singapore, Malesia, Russia, Messico, mi hanno portato di nuovo in Europa ed in particolare a Londra dove attualmente vivo da tre anni”.

Qual è stato il tuo concerto oppure l’esperienza artistica fuori dall’Italia che ti ha arricchito maggiormente? Quali sono le piattaforme professionali più ambite?

“L’esperienza artistica fuori dall’Italia che mi ha arricchito maggiormente, dal punto di vista professionale, è stata a Singapore con lo spettacolo “Maria Callas, The Black Pearl”, monologo teatrale scritto dalla Musicologa Federica Nardacci, che mi ha visto come pianista in scena e Direttore Musicale nel prestigioso teatro “Esplanade”. Nonostante ció, la Direzione d’Orchestra e di Coro restano le mie attivitá principale che attualmente coltivo felicemente in Inghilterra”.

E’ evidente la differenza tra l’Italia e gli altri paesi per l’affermazione di un’artista?

“Mi rammarica rispondere affermativamente a questa domanda. Molti bravi musicisti italiani tutt’oggi sono costretti a vivere altrove per poter esercitare la propria professione. Naturalmente non intendo dire che fuori dall’Italia ci sia il “paradiso musicale”. Niente affatto. Di certo, con tanta fatica e tanto studio, c’è qualche possibilità in più di riuscire ad emergere e crescere sia dal punto di vista musicale che professionale”.

Credi che l’Italia dovrebbe offrire più opportunità in ambito culturale? Se si, quali sono le principali differenze con l’estero?

“Innanzitutto in Italia coloro che si occupano di cultura dovrebbero attuare una piú efficace politica di finanziamenti in grado di realizzare concerti fruibili per ogni tipo di pubblico, con una particolare attenzione ai giovani. Io auspico un maggiore coinvolgimento delle istituzioni all’organizzazione di eventi culturali con una maggiore promozione degli stessi. Il problema di base è che il sistema scolastico italiano ha teso a trascurare lo studio della Musica e dell’Arte in generale. Se ci fosse un’educazione migliore fin dalla prima istruzione scolastica credo che ci sarebbe anche una maggiore domanda di eventi culturali, il pubblico ne farebbe una richiesta spontanea”.

Dal punto di vista artistico, cosa apprezzano maggiormente gli stranieri del nostro panorama musicale?

“La preparazione tecnico-musicale che i Conservatori italiani offrono agli studenti; quella spontaneità musicale unita ad una flessibilità davvero rara tipica del nostro Paese; la sensibilità musicale che deriva da una ricca e lunga tradizione iniziata piú di quattro secoli fa e che ancora oggi riesce a penetrare all’interno del giovane musicista che si sta formando”.

L’incontro con una cultura diversa, crea a livello artistico e professionale uno scambio forte, un intersecarsi di nuovi elementi dove far crescere progetti? Si può parlare di innesti, di un nuovo concetto di “cultura mista”?

“Assolutamente sí. Da sempre “l’incontro” tra culture diverse ha dato vita a qualcosa di veramente importante e prezioso per la Storia e la Cultura dell’umanità. La parola innesto di per se indica una fusione di due elementi (individui) differenti, e la Musica in quanto linguaggio universale ha in sé il potere di unire (non solo musicalmente) persone, tradizioni, culture, popoli ed etnie differenti”.

Da quanto raccolto, grazie alle parole del nostrano pianista, é evidente come il desiderio di emergere sia stato propulsivo per una brillante carriera.
Dobbiamo ricordare, quanto impegno i nostri talenti dimostrano nella preparazione per arrivare ad alti livelli. Tali sacrifici e preparazione, naturalmente ricercano una piattaforma dove potersi esprimere e prendere completamente forma e vita.
Purtroppo, ci accorgiamo come affrontato   nelle risposte che, spesso il nostro Paese, nonostante la grande preparazione nella formazione artistico-culturale, sia poi carente nell’accogliere quanto pronto a diffondere.

Ecco dunque che il panorama internazionale si pone come un’unica soluzione, per poter essere riconosciuto il giusto valore ai propri doni e tesori artistici.
La condizione stessa dell’artista straniero viene carpita sotto un’alea di fascino se così possiamo definirlo “esotico”. Probabilmente, la curiosità di dare conferma ai grandi miti della cultura italiana, di grandissima fama internazionale, é come un dovuto riconoscimento nei confronti del patrimonio culturale dell’umanità.
Gli Stati esteri, quasi in senso di forte devozione e rispetto, celebrano il culto dell’arte, dando riprova di come non si possa escludere l’importanza di tale elemento nella vita sociale delle grandi capitali.

L’Italia, culla dell’arte, é quasi immersa ed abituata alle meraviglie che la circondano, da essere poi trascurate da un punto di vista organizzativo, e soprattutto nella libera fruizione dei concerti stessi. Dovrebbe quindi essere attuata, così come proposto oggi dal nostro intervistato e talentuoso Claudio Di Meo, una politica rivolta anche alla diffusione della musica all’interno delle scuole sin dalla prima infanzia. Tanti i paesi fuori dall’Italia, danno dimostrazione delle aule di musica e la predisposizione di strumenti musicali per aumentare la sensibilità verso l’approccio musicale.
Ampiamente accertato la funzione dell’apprendimento musicale, e le capacità di sviluppo cognitivo del bambino in altre branche, quali ad esempio quelle linguistiche.

Attraverso la grande volontà, il talento e la capacità di coinvolgimento dei nostri giovani artisti emergenti, il mondo musicale si rinnova quotidianamente, e non finisce mai di stupire. E proprio al loro contributo dobbiamo rivolgere un ringraziamento, per come la valorizzazione del nostro patrimonio culturale sfoggi il pentagramma come uno stendardo.
Ricordare e promuovere le iniziative mosse a favore della diffusione della cultura, e pubblicizzare ogni spettacolo, significa aumentare nel nostro paese il senso di riconoscimento e valore verso la musica, l’arte ed i nostri talentuosi giovani. Concludiamo continuando a seguirvi ed ammirarvi con un immenso in bocca al lupo!

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