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La rottura dell’Uzbekistan con il passato

luglio 26, 2017 • Mondo, z in evidenza

 

Redazione –

Il nuovo presidente dell’Uzbekistan, Shavkat Mirziyoyev, ha avviato una politica molto diversa da quella dei predecessori: ha aperto il paese alle operazioni delle ONG occidentali, inclusa Human Rights Watch, ha cautamente aperto i mercati valutari, sta pensando di riammettere nel paese i giornalisti occidentali, tratta con gli USA possibili accordi per le comunicazioni militari.

Ha poi compiuto un gesto eclatante, impensabile per i predecessori: di fronte alle proteste della popolazione contro la demolizione di un quartiere per far spazio a un nuovo aeroporto, ha sospeso le opere per dar modo di discuterne e verificare le possibili alternative. Il nuovo presidente sta abbandonando la politica repressiva e accentratrice dei predecessori e ricerca il consenso dell’opinione pubblica.

Forse il passo più importante e più rischioso Mirziyoyev lo sta compiendo nei riguardi dell’Islam.
Dopo un secolo di laicità, in cui l’Islam era relegato rigorosamente alla sfera privata, il nuovo governo ha riconosciuto i seminari islamici come istituti pubblici di educazione superiore. Ma c’è il rischio che gli islamisti si imbaldanziscano, sentendosi importanti come base di sostegno del potere del Presidente.

Il Movimento Islamico è stato combattuto e represso duramente in Uzbekistan dagli anni ’90 sino a ora. Ora c’è il rischio che il Presidente, che evidentemente spera di utilizzare gli islamisti per consolidare il potere, finisca invece col diventarne il burattino e la vittima. La popolazione è fortemente religiosa, anche superstiziosa, è facile che ceda alla predicazione islamista.

L’Uzbekistan occupa la parte più vasta della fertile pianura di Fergana in Asia Centrale, circondata da monti e deserti. Ha oltre 30 milioni di abitanti, cioè molti di più degli stati con cui confina. Fu per un millennio il cuore della Via della Seta: Bukhara,Tashkent e Samarcanda ne portano il ricordo nel tessuto urbano. Confina con tutti gli altri stati dell’Asia Centrale − Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e l’Afghanistan a sud – perciò gli avvenimenti uzbeki hanno ripercussioni su tutta la regione.L’Uzbekistan ha una debolezza: la popolazione è divisa in linee claniche (mappa a lato).
I cittadini sentono l’appartenenza al clan come prevalente rispetto all’appartenenza alla ‘nazione’ uzbeka. I clan sono connotati non tanto in base a criteri etnici, quanto in base a criteri regionali, religiosi ed economici.Parte integrante dell’identità clanica degli Uzbeki è l’identità religiosa. Il 97% degli Uzbeki è musulmano, ma c’è un diverso grado di osservanza, che aumenta progredendo da ovest a est, perciò i clan si considerano anche diversi nell’ottemperanza alle ‘giuste’ tradizioni.

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