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Il sistema vassallatico della politica

luglio 21, 2017 • Politica, z in evidenza

di Raffaele Bonanni – 

Chissà che fine hanno fatto i propositi di Vincenzo Boccia sul rinnovo dei sistemi contrattuali. Iniziò l’anno scorso il suo esordio da capo di Confindustria, con un discorso molto chiaro e secco sui salari di produttività .

Affermò perentorio che non avrebbe più concesso aumenti salariali non collegati alla maggiore produttività, e giustamente elogiò la politica di detassazione dei salari di produttività e detassazioni per il welfare aziendale. Rendeva a tutti chiaro, in buona sostanza, che le relazioni industriali orientate alla maggiore produttività degli ultimi anni, aveva subito la sorte del gambero. Infatti dopo una lunga e faticosa stagione di progressi, con il passare del tempo, ha avuto la meglio nella lunga partita delle relazioni sindacali la tattica della Camusso. 

Infatti la cgil inizialmente ostacolò in ogni modo gli accordi del 2009, poi rimasta isolata, appena 2 anni dopo cambio’ modo di porsi; firmo gli accordi che inizialmente rifiutò, e pur di stare ai tavoli, approfittando  del calo di tensione degli altri partners, è riuscita a tornare alla condizione paludosa di relazioni sindacali passate.

Neanche l’evidente successo della esperienza FIAT, dopo anni di turpiloquio di taluni contro gli accordi fatti con Marchionne, ha indotto Sindacati  e Confindustria a riprendere con lena la strada tracciata della modernizzazione dei contratti. Va ricordato che l’anno scorso cgil  cisl uil, si rifiutarono di sottoscrivere il rinnovo delle direttive interconfederali per garantire un indirizzo univoco alla stipula dei ccnl da rinnovare.

Infatti non c’era alcuna ambizione a dare un orizzonte ai nuovi contratti di settore; si voleva solo mantenere in vita l’esistente, se non a tornare indietro di dieci anni.  Ora si sono rinnovati contratti importanti come quello metalmeccanico ed altri, ma delle intenzioni dei nostri, nulla di nulla.

È nella coscienza di tutti che il paese ha bisogno di interrompere gli sperperi nella spesa pubblica e di accrescere la produttività nelle aziende per riassorbire l’abnorme debito, unica condizione per guadagnare la ripresa economica. Ma i leader nazionali della politica non intendono disturbare il loro sistema feudale fatto di regioni, comuni, e municipalizzate, pressoché sempre uguali a se stessi.

Nello stesso modo i capi delle parti sociali non intendono ne litigare tra loro ne fare la fatica di spiegare che salari più alti ed occupazione più stabile, non possono che ottenersi dalla maggiore qualità e quantità delle produzioni. È curioso che media ed alcuni ambienti politici,  accusano i soggetti sociali delle cose più disparate e non sempre con equilibrio, ma della loro incapacità muovere le leve delle relazioni sindacali, nessuno ne parla.

Il tema della produttività delle aziende è uno dei temi economici più rilevanti per il futuro e meriterebbe di essere posto al centro del confronto. Negli ultimi tempi persino il tema residuale dei voucher ha avuto eco, ma su come far crescere la ricchezza delle famiglie e delle imprese, nulla. Il nostro è uno strano paese; sono più visibili le pagliuzze che le travi.

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