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Fisco, madre di tutte le iniquità

luglio 16, 2017 • Politica, z in evidenza

di Raffaele Bonanni – 

I governanti ci rassicurano che le tasse saranno diminuite, anzi a sentire loro sono state già decurtate. È questa una storia lunga e dolorosa, come i pesi fiscali insopportabili che le famiglie sono costrette a subire, con la beffa di servizi sempre inferiori ed inefficienti.  

È davvero incomprensibile ciò che accade con la oggettiva complicità di chi disinforma e di chi dovrebbe assicurare controllo sociale. È un teatrino dove ciascuno svolge il compito inverso di quello che afferma. Poi ci sono tasse come quelle regionali, comunali e provinciali, in vorticosa crescita,  che quatti quatti te li trovi nella busta paga o sul cedolino della pensione, anche se nessuno ti ha mai avvertito del perché è del per come, ti sono caricati in aggiunta a quelle nazionali.

Di quelle statali – che non condividiamo – almeno si viene a sapere qualcosa, tra contorsioni e pinocchierie, ma di quelle locali te li trovi senza discussioni. Le decidono non rendendo conto a nessuno di quello che fanno; come dei loro bilanci e di municipalizzate annesse, spesse volte fatti di numeri per nulla rispondenti alla realtà. Eppure le somme  considerevoli di media nazionale che il contribuente sborsa annualmente sono più  di 400 euro, con un aumento negli ultimi 10 anni del 65%. Ma ci sono due Regioni che si distinguono più di tutti : il Lazio con 630 euro medi annui per cittadino e con più del 90 % in aumento; il Piemonte con 510 euro e 75% di aumento.

Significativo che nella classifica di chi ha rincarato di più ci sono  innanzitutto le amministrazioni governate dalla sinistra. Probabilmente hanno preso in parola la celeberrima affermazione del povero Padoa Schioppa che esternò agli italiani, già allora inferociti per il carico fiscale, che le “Tasse sono bellissime”.

Chissà a cosa pensava quell’anima nobile; non certamente al fatto che gli introiti erano e sono necessari per coprire i debiti fatti per inefficienza e ruberie, o per compensare ciò che viene meno dalle decisioni nazionali di tagliare la spesa pubblica. Cosicché c’è in piedi una sorta di gioco delle tre carte; quando ci va bene; lo Stato fa la parte di chi deve risparmiare ma non fa nulla per fermare chi aumenta in sua vece. Comunque a pagare in più è sempre il cittadino. 

In tal senso, la proposta che taluni hanno formulato della flat tax, è una buona soluzione per cambiare questa incresciosa situazione. Abbassare comunque le tasse (ma anche quelle locali) non solo da sollievo alle famiglie ed alla economia, ma è l’unico modo perché si inneschi davvero un processo di riduzione della spesa improduttiva.

Finora si è detto a chiacchiere: ” prima si riduce la spesa, poi il gravame fiscale”. Ma può il fiabesco Bertoldo, decidere lui stesso quale è l’albero da scegliere per impiccarsi? Così coloro che gestiscono la spesa pubblica! Possono coloro che fanno e disfanno nella spesa, togliersi il potere di farlo? Tant’è che costoro subito si sono affrettati, tempo fa, a che Cottarelli abbandonasse il campo dei tagli della spesa locale improduttiva, per pre-costruire le condizioni per la ridefinizione dei livelli amministrativi locali.

Ecco perché la decisione drastica da prendere,  è quella di alleggerire drasticamente il carico fiscale per poi giocoforza costringere la politica a ridurre le sue ridondanti impalcature amministrative. La struttura al primo posto da sfrondare, quello dell’istituto regionale. Il decentramento è positivo a condizione che dia i frutti di minori spese e più efficienza amministrativa. Il risultato ad oggi in molte regioni, in testa quelle centromeridionali ed anche alcune del nord, e’ a tutt’oggi ; meno servizi, costi raddoppiati, più corruzione.

Questo è un tema vero di confronto politico, giacché stiamo progressivamente avvicinandoci alla scadenza della legislatura e quindi al rinnovo del Parlamento. Essendo l’amministrazione del fisco la madre di tutte le iniquità, e in definitiva il compito principale degli amministratori pubblici , può diventare davvero la cartina di tornasole della idea che ciascuno delle forze politiche  hanno della funzione futura della politica. Un modo certamente efficace  per scegliere chi può meglio governarci.

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