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Anche in Sardegna il voto riesuma il centro destra

giugno 27, 2017 • Politica, z in evidenza

 

di Luigi Coppola –

Non poteva essere diversamente e, considerate le premesse, probabilmente è andata ancora meno peggio di come poteva profilarsi, la batosta elettorale che in Sardegna si è abbattuta sul centro sinistra. Rimasto tale solo in una nomenclatura antica e dimenticata al corpo elettorale.
Che, ridottosi notevolmente rispetto alle precedenti tornate elettorali, non ha ritenuto di meglio se non eleggere nei principali comuni interessati al voto per il rinnovo del consiglio comunali (Oristano e Selargius) i candidati di cartelli elettorali di centro destra.

Cosi a Oristano Andrea Mutzu ha battuto in modo eloquente (65,29 % dei consensi) la candidata della coalizione a guida PD, Maria Obinu che non ha raggiunto il 35 % dei voti dei partecipanti al turno di ballottaggio. Nell’altro centro, Selargius, a pochi chilometri dall’unica città metropolitana dell’isola, Gigi Concu, supera di misura, con uno scarto di circa 250 voti, l’avversario Francesco Lilliu, già segretario provinciale del PD.

Un partito che di fatto nell’isola tiene esposto un simbolo, dietro il quale da anni si fronteggiano (per usare un eufemismo) portatori di istanze o interessi non propriamente omogenei. Se alcuni protagonisti dichiarano, in ossequio ad un rituale francamente anacronistico e risibile, di dover valutare con calma e attenzione l’analisi del voto (che ha segnato un ridimensionamento anche dei combattivi pentastellati), l’esito delle urne libera di fatto anche la giunta di governo regionale, da ulteriori attese e scadenze. Tentare di rimettere in piedi, nel periodo ultimo di legislatura, qualche iniziativa credibile che dia un senso compiuto ai programmi evocati in campagna elettorale è una urgenza salvavita.

Il dato oggettivo all’indomani della ennesima debacle PD è la messa in mora (ennesima anche questa) della giunta comunale di Sassari, anch’essa a guida PD. Il capoluogo del capo di sopra, che non è riuscito ad essere la seconda città metropolitana sarda nella riforma costituzionale circa il nuovo assetto delle province (vedi legge Del Rio), nonostante abbia espresso a Cagliari le due principali cariche istituzionali del governo regionale, nella figura del governatore Antonio Pigliaru e del presidente del consiglio, Gianfranco Ganau. Predecessore quest’ultimo per due mandati dell’attuale primo cittadino, Nicola Sanna, a Palazzo Ducale. Lo stesso Ganau, a tutt’oggi esponente istituzionale della politica sarda più visibile, grazie anche alla sua delega di rappresentante nazionale delle regioni a statuto speciale.
A cercare di ricomporre la crisi strutturale (tutta interna al pd locale) al comune di Sassari, dove sono state azzerate tutte le deleghe di giunta, è corso anche il senatore Giuseppe Luigi Cucca, segretario regionale del primo partito di maggioranza.

Sullo sfondo di quest’ultima tornata elettorale che ha visto l’affluenza dei ballottaggi ridursi a percentuali mai così basse (intorno al 43%), persiste lo sconforto dei cittadini. Dove la percezione di abbandono dalle istituzioni locali aumenta quotidianamente, segnata in una sorta di triangolo oscuro. Dove è difficile riconoscere il lato più corto o critico fra disoccupazione, sanità e trasporti. Rispetto ad una coalizione di governo regionale evidentemente priva della coesione originaria. Dopo anche l’ultima defezione in giunta del PdS (Partito dei Sardi) in netto dissenso con la giunta di governo dopo lo stop imposto dal governo nazionale all’avvio della agenzia regionale delle entrate, elemento cardine dell’alleanza di governo di centro sinistra – sovranista dell’attuale legislatura regionale.

La recente riforma sanitaria, senza entrare nei meriti politici degli ispiratori, non ha sortito almeno a tutt’oggi, l’innalzamento qualitativo degli standard attesi nelle prestazioni sanitarie. Piuttosto proprio a Sassari ha espresso le peggiori criticità. Dove si sono avvisate non solo percezioni di disagio, ma troppe giornate da dimenticare nei servizi essenziali, oltre i ventilati tagli nei posti letto che non inducono buoni auspici. La situazione trasporti da e verso la penisola con la mobilità interna è banalmente indescrivibile. Il recente G7 dei trasporti realizzatosi a Cagliari, se non altro ha aggiunto sensazioni di beffa per chi vive quotidianamente situazioni da medioevo. Un quadro mai realmente noto nel resto della penisola che ha dato fiato e spazio addirittura alla Conferenza Episcopale Sarda nella persona del segretario mons. Sebastiano Sanguinetti.

Il presule nel comunicato stampa dello scorso 10 giugno ha dedicato 12 righe al tema trasporti invocando il Governo nazionale a spingere in sede U.E. “adeguate norme di attuazione dell’articolo 74 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Tfue), proprio in quanto regione insulare e periferica.”. Sugli stessi toni le iniziative adottate dal clero sardo nell’invocare passi concreti per lo sviluppo del lavoro. Una intensa attività di comunicazione propedeutica alla Settimana Sociale dei Cattolici che si terrà a Cagliari nel prossimo ottobre.

Un richiamo nell’isola per oltre mille delegati provenienti dalla penisola e non solo.
E’ facilmente intuibile quali saranno gli umori della politica regionale e quali i “colori” pronti alla pesca di qualche dote elettorale preziosissima alle più vicine consultazioni politiche nazionali. Ma questa è altra storia. Ovviamente non riguarda i Sardi.

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