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Il I Festival del cinema azerbaigiano a Roma

giugno 27, 2017 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

 

di Daniela Cafarelli* –

È terminata da pochi giorni la splendida e soddisfacente iniziativa che ha messo in mostra con temi delicati e profondi la vita, la cultura, la società dell’Azerbaigian, oltre a voler mostrare i fantastici paesaggi di Baku e le potenzialità di un’industria cinematografica in grande sviluppo. Potremmo, dunque riassumere questo obiettivo, citando il grande Alfred Hitchcock, il quale, nella sua brillante carriera, ha voluto mostrare che il cinema è il “come”, non il cosa. Il “come” riportare su uno schermo la realtà. Infatti, è stato questo il principale scopo che ha portato la città di Roma, attraverso il Festival del cinema azerbaigiano, inaugurato lo scorso 22 giugno e fino al 24 presso la Casa del Cinema di Villa Borghese, organizzato dall’Ambasciata in collaborazione con la Fondazione Heydar Aliyev e il Ministero della Cultura azero, a mettere sullo schermo la vita e la cultura azera con sette lungometraggi e due documentari; si tratta di un’iniziativa estremamente politica e culturale che ha voluto soprattutto sottolineare “i 25 anni di relazioni diplomatiche tra Italia ed Azerbaigian che investono positivamente tutti i campi delle relazioni”.

Il primo film ad aprire questa edizione è: “Ali e Nino”, sulle orme del romanzo azerbaigiano di Essad Bey, con la presenza dell’attore Riccardo Scamarcio e con sceneggiatura di Christopher Hampton e Produzione esecutiva di Leyla Aliyevae. Racconta l’impossibile, ma profondo amore, tra una ragazza cristiana georgiana e un giovane musulmano azerbaigiano, sconvolti dalla tragica vicenda della prima guerra mondiale e l’avvento dell’URSS. Un amore che supera ogni insidia, che va contro ogni tradizione, superando confini politici e religiosi È ambientato nel Caucaso e in quel disordine rivoluzionario che portò la fine dell’impero russo, dando vita alla formazione di stati nazionali, migrazioni, esilio, e la sanguinosa riconquista militare della Russia bolscevica, che incorporò le repubbliche indipendenti nell’Urss fino al 1991, data molto importante anche per la storia cinematografica. Infatti, in Azerbaigian il cinema nasce nel 1898, negli anni 50-80 raggiunge un notevole sviluppo e solo nel 1991, l’industria cinematografica ha voluto mostrare la nuova realtà azera, mentre oggi, vive un importante periodo di consolidamento e modernità, come mostrato dalla proiezione del film “la Tenda” che ha sfiorato le corde dell’anima del pubblico, toccando temi di profondi sentimenti.

Al Festival del Cinema è stato presentato anche un documentario, di 60 minuti, ambientato quasi cent’anni fa: Eternal Mission di Aliyeva, racconta una storia, prima di allora, poco nota e conosciuta: la missione eterna, guidata dal presidente del Parlamento Alimardan Topchubashov – inviata dalla Repubblica Democratica dell’Azerbaigian in missione alla Conferenza di pace di Parigi, nel gennaio 1919. Definita eterna perché i protagonisti non tornarono mai più a casa a causa della caduta della repubblica a seguito dell’invasione bolscevica e furono infatti, bloccati a Parigi.
L’obiettivo era il riconoscimento dell’indipendenza della neonata repubblica, che sopravvisse solo 23 mesi, ma fondò le basi per il sistema di uno stato laico e democratico, venne conquistata e divenne parte dell’Unione sovietica, gettando le basi dell’attualità e di come oggi ci appare l’Azerbaigian.

In realtà, l’Azerbaigian provò ad essere “uno Stato moderno in linea con i valori europei”, spiega Daniel Pommier, in un’intervista, insieme all’ambasciatore azero, Mammad Ahmadzada: “è stato il primo Paese a maggioranza musulmana ad adottare una forma repubblicana e parlamentare e a concedere il diritto di voto alle donne, attivo e passivo”. Eternal Mission tocca al suo interno numerose tematiche: “il rapporto della Russia con i vicini, un rapporto di vicinanza e di dominio; la convivenza tra culture, in un Paese musulmano abitato da grandi minoranze; il tema dell’ambiguità dell’Occidente, che da un lato proclama alcuni principi, dall’altro agisce con le altre grandi potenze secondo convenienze”. L’Ambasciatore, Mammad Ahmadzada, oltre a ringraziare il pubblico per la partecipazione, ha voluto soffermarsi sugli scopi del festival, indagando sulla storia e sulla società azerbaigiana.

Sono stati giorni intensi e di grande entusiasmo, mostrando come, attraverso il cinema sia possibile parlare di vite altrui, esperienze ed emozioni, che altrimenti resterebbero sconosciute. Dunque, una “raccolta di film” per presentare il mondo, presentare la bellezza, la realtà contemporanea di Baku.
Un festival del cinema che ha regalato emozioni non solo ai veri appassionati, ma che ha anche portato ottimi vantaggi, come l’aver contribuito a far aumentare di quasi il 30% il turismo, in una città così splendida, ricca di storia e oggetto di ricerca, da parte di coloro che vanno oltre ogni diceria, che osservano sotto tanti aspetti, che non si limitano alle apparenze, ma scavano nel profondo per trarne i più bei tesori e i più grandi punti d’indagine in un mondo tanto “sfaccettato” quanto “complesso”, come è appunto, il Paese caucasico.
Un grandissimo punto a favore per l’Italia, che si avvicina sempre di più al mondo azerbaigiano; un ennesimo tassello che ha permesso di collegare e unire i due paesi, con la speranza di aprire un cammino prosperoso di collaborazione, anche in ambito economico-commerciale, tra questi due grandi mondi; proposta e obiettivo dello stesso Ahmadzada che vorrebbe creare “un ambiente dove i rappresentanti dei due Paesi del settore possano parlare e discutere opportunità di collaborazioni future”.
*Analista dell’Associazione “Amici dell’Azerbaigian Centro Sud Italia”

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