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Turchia e repressione dell’informazione

giugno 22, 2017 • Mondo, z in evidenza

Redazione –

L’Iniziativa dei giornalisti liberi (Özgür Gazeteciler İnisiyatifi -ÖGİ) ha rilasciato una dichiarazione scritta per il processo di Nedim Türfent che avrà luogo il 14 giugno.Nedim Türfent è un giornalista dell’Agenzia stampa Dicle (DIHA) ,chiusa da attraverso un decreto KHK, ed è stato tenuto in una cella per una persona per 13 mesi. ÖGİ ha sottolineato che Nedim sarà sottoposto a processo per la prima volta dopo 18 mesi di carcere.

La dichiarazione è come segue:

“Fino ad ora Nedim è stato inviato in cinque carceri diverse.A Nedim, che è stato tenuto in quattro metri quadrati, sono state impedite attività sociali come lo sport ed i colloqui; non gli sono stati dati giornali e riviste. È stato minacciato a morte da poliziotti e militari sui social media per aver riportato delle violazioni dei diritti umani durante il coprifuoco dichiarato nel distretto di Yüksekova ad Hakkari tra il 2015 ed il 2016. Adesso deve scontare 22.5 anni di carcere. Nedim è stato in carcere per 13 mesi sulla base della testimonianza di testimoni la cui identità è stata mantenuta riservata. La prima udienza si terrà il 14 giugno presso il tribunale penale ad Hakkari.

Come Iniziativa dei giornalisti liberi, chiediamo a tutti i giornalisti di partecipare alla prima udienza del nostro collega Nedim Türfent. Nedim è stato incarcerato per le attività giornalistiche e per aver scritto la verità. Nedim Türfent è un giornalista. Il giornalismo non è un crimine.Nedim Türfent e tutti i giornalisti incarcerati devono essere rilasciati.”
Intanto In un nuovo studio l’Associazione degli editori turchi (TYB) riferisce della repressione dell’industria editrice a seguito dello stato di emergenza. Il rapporto sottolinea che la repressione ha preso di mira quotidiani, riviste e i social media e le così come le case editrici, con 30 case editrici che sono state chiuse da luglio.

Il “Rapporto sulla libertà di pubblicazione” dell’Associazione degli editori turchi (TYB) ha esaminato l’industria editoriale nel corso dell’ultimo anno, in particolare sotto lo stato di emergenza dichiarato dopo il colpo di stato del 15 luglio 2016. Il rapporto comprende statistiche sul divieto sui libri, sia pubblicamente che in carcere, l’arresto di scrittori, gli attacchi alle case editrici, restrizioni sui libri di materiali educativi pubblici e l’aumento della repressione sulla libertà di pensiero e di espressione e sui social media.

Secondo il rapporto:

*1,656 persone sono state arrestate a seguito dei loro post sui social media

* La Turchia è il numero a livello mondiale nella censura su Twitter

*16 canali TV, due stazioni radio, 45 giornali, 15 riviste e 29 case editrici collegate a FETÖ sono state chiuse in ossequio al decreto statutario ( KHK) del 27 luglio 2016 e al decreto rilasciato successivamente il 29 ottobre.

*2.200 titoli sono stati confiscati alla case editrici Ekin e Belge in quanto presumibilmente non erano stato contrassegnati da codice a barre. Anche altri 29 titoli supplementari sono stati confiscati.

*72 libri della casa editrice Aram e uno della casa editrice Tekin sono stati ritirati dagli scaffali.

* Il libri distribuiti dal Ministero dell’Educazione Nazionale al 6° e 8° grado scolastico sono stati distrutti per aver presumibilmente incluso “propaganda pro-FETÖ ”.

*A partire dall’8 maggio, ci sono 162 giornalisti dietro le sbarre.Anche molti altri giornalisti e centri stampa sono sotto inchiesta.

 

Altre fonti: Uki Onlus

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