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Torino, movida e manganello

giugno 22, 2017 • Agorà, z in evidenza

 

di Giulia Dalla Verde –
È un martedì sera come tanti a Torino. Sono le 20:30 e la città è ancora stretta in una morsa di caldo torrido che non lascia respirare. Ma è estate e neanche l’afa riesce a spegnere l’allegria, l’atmosfera di vacanza che trascina tutti in piazza quando le scuole sono finite, anche se a scuola non si va più da un pezzo. Tutti hanno voglia di ricercare un po’ di refrigerio all’aperto, fuori dalle case soffocanti di calore.
Il quartiere è Vanchiglia, piazza Santa Giulia: un avvicendarsi di locali, ristoranti, bar, che da anni sgomitano con i concorrenti di San Salvario per contendersi il primato della movida torinese. Quella fatta di giovani, ma anche di famiglie, anziani che si concedono un aperitivo e tanti studenti, che qui si trovano a due passi dal Campus Einaudi e Palazzo Nuovo.
La polizia arriva in piazza e inizia a controllare il rispetto della nuova ordinanza del Comune, che prevede il divieto di vendere alcolici “da asporto” dalle ore 20 alle 6 del mattino. Una limitazione che vale per locali e minimarket (solo di alcune zone “calde”) e che prevede una multa anche per gli eventuali consumatori che vengano colti in flagrante.
In Santa Giulia va tutto sommato bene, nulla in confronto alla prima notte di applicazione della nuova ordinanza che aveva visto quasi quindicimila euro di sanzioni. Martedì sera viene multato solo il gestore di un negozio di kebab, per qualche anomalia.

Eppure, il blitz all’ora dell’aperitivo suscita parecchie perplessità. E non solo per l’orario insolito: i controlli sono supportati da agenti con caschi e scudi che blindano la zona. Probabilmente per via degli episodi che nell’ultima settimana hanno fatto salire di parecchi gradi la tensione torinese: carabinieri accerchiati e minacciati ai Murazzi mentre verificavano il rispetto dell’ordinanza; la denuncia di una giovane donna che in un video sostiene di essere stata picchiata dalle forze dell’ordine in seguito a una manifestazione NoTav. Contrasti che si trascinano dal corteo del primo maggio e che hanno patito ovviamente i fatti di piazza San Carlo.
È un attimo e la fotografia di “Vanchiglia militarizzata” rimbalza ovunque. «Accorriamo», scrive il centro sociale Askatasuna su Facebook.

Quando i vigili concludono l’operazione di controllo, verso le 22, vengono accompagnati da cori, insulti e minacce. Partono i primi spintoni, c’è un tafferuglio in cui una poliziotta viene ferita. Dopo pochi minuti però, si scatena il caos.
Gli uomini del reparto antisommossa invadono via Giulia di Barolo con una prima carica, travolgendo e manganellando chiunque si trovi sul loro cammino. Sedie e tavolini vengono scagliati contro le vetrine, piatti ancora pieni e bicchieri si infrangono per terra. Famiglie che si trovavano lì per cenare in tranquillità scappano terrorizzate ovunque riescano. Sotto la furia di una seconda carica finiscono militanti, ma anche giovani ignari che stavano trascorrendo una serata come tante; una donna si sente male, il panico dilaga.
Una volta recuperata la calma, sembra di ritrovarsi sulla scena di un attentato. «Ma stiamo scherzando?» si chiedono tutti. I titolari dei bar contano i danni, i cittadini si guardano intorno increduli, mentre calpestano un tappeto di vetri. E una nuova indagine viene aperta in procura.
Il primo a intervenire è l’assessore Giusta, che si precipita in piazza cercando di mediare: «quello che è successo non è la mia, la nostra, risposta alla movida». Si fa avanti anche Roberto Finardi, assessore alla sicurezza urbana, tentando di mettere una toppa su ogni buco: «è intollerabile sia che i controlli della Questura trovino questa resistenza sia che si sfoci in disordini del genere».
E parte la teoria del complotto: «sono sconcertata dalla presenza dei celerini in piazza e dalle cariche violente e incomprensibili. È inaccettabile che si strumentalizzi l’ordinanza sulla movida dell’amministrazione» dice una consigliera pentastellata.
Dopo quasi ventiquattro ore di silenzio, la sindaca interviene con un post su Facebook. «Quello che è successo ieri sera non si deve più ripetere» scrive, mentre il M5S torinese si scarta dall’accaduto, che non avrebbe nulla a che vedere con il loro operato.
Circondato da destra e sinistra, rilancia la responsabilità dell’azione in Vanchiglia alla questura: «la repressione che abbiamo visto ieri sera non può che rendere doverosa una profonda riflessione sulla gestione dell’ordine pubblico attualmente presente nella città». Ma l’accusa è rivolta anche alle amministrazioni precedenti, colpevoli di aver ignorato per anni il problema della movida.
Ironia della sorte, pochi minuti prima della carica in Santa Giulia, la sindaca aveva fatto gli auguri ai maturandi che il giorno dopo avrebbero sostenuto la prima prova. Con un classico, “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti. E uno dei versi della canzone sembra adesso quasi un presagio: che Appendino abbia ereditato, oltre ai conti in rosso, la malamovida e un lungo elenco di magagne, anche i poteri profetici di Fassino?
L’opposizione ha gioco facile nell’invocare le dimissioni della sindaca. «Torino non merita questo» dice l’ex sindaco, mentre la Lega parla di «città allo sbando» e Fratelli d’Italia invoca la chiusura dei centri sociali.

E già, ci sono anche loro: i centri sociali. Quelli che avevano trovato dei punti in comune proprio con i militanti a cinque stelle sulla TAV e sugli sfratti. Non un vero e proprio accordo, ma una condivisione di alcune battaglie che potevano trovare un appoggio istituzionale con l’elezione di Appendino. «Per la politica abbiamo fatto pure troppo. Adesso basta» è il messaggio di Askatasuna.
In tanti stanno cercando di scaricare tutto il barile su di loro, colpevoli di aver provocato, con cori e spintoni, la carica della polizia. Anche dall’altra parte però non è il caso di parlare di beata innocenza: era davvero necessaria una prova di forza simile, proprio dietro al centro sociale e in un momento di così alta tensione? Perché non eseguire i controlli di notte, quando il rumore disturba il sonno dei cittadini, oppure in altre zone, ormai dichiarate “franche” e alla mercé dello spaccio come il Valentino? La tentazione di ricorrere al solito spauracchio dei centri sociali con cui giustificare queste azioni repressive è forte, così come di mettere in mostra i muscoli per porre sull’attenti.

Dalle Stelle alle stalle? Appendino è stata nominata a gennaio il primo cittadino più amato di Italia: in neanche un mese la sua giunta ha dovuto affrontare una serie di vicende che stanno segnando la storia di Torino. Con alcune immagini a fare da spartiacque incise nella memoria dei cittadini, che si domandano se non ci sia una via di mezzo tra ciò che è successo in piazza San Carlo e la violenza che invece ha sconvolto Vanchiglia. E con il timore che l’alternativa sia chiara: o il caos, o i manganelli.

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