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L’Isis e l’attacco alle Filippine

giugno 18, 2017 • Mondo, z in evidenza

 

Redazione –

Il presidente filippino Rodrigo Duterte si è posto in modo estremamente critico, talora apertamente offensivo, nei confronti degli USA fin dall’inizio della sua campagna elettorale. Ha cercato invece l’amicizia e la cooperazione della Cina. Ma quando l’ISIS ha attaccato Marawi, città sull’isola di Mindanao, e l’esercito filippino non è riuscito a porre termine all’attacco, le Filippine hanno chiesto aiuto agli USA.

Il 10 giugno 2017, dopo tre settimane di battaglie, dieci reparti speciali americani hanno messo la propria esperienza a disposizione dell’esercito filippino, su richiesta del governo. Non combatteranno direttamente contro l’ISIS ma forniscono addestramento, consulenza e intelligence. Hanno anche messo a disposizione dell’esercito filippino quattro sistemi mitragliatori, 300 fucili da assalto e 100 lanciarazzi.

L’ISIS non ha formato i ribelli islamici di Mindanao, dove da decenni si registrano ribellioni e attacchi terroristici islamisti, ma li ha unificati sotto un’unica bandiera, li ha addestrati, ha preparato la logistica dell’attacco. L’ISIS , ricordiamo, è stato creato dagli ex ufficiali dell’esercito di Saddam in Iraq, per questo ha capacità di pianificazione militare. Secondo le stime dell’esercito le truppe dell’ISIS a Marawi sono formate da circa 300 membri del gruppo jihadista locale Maute, altri 100 provengono dal gruppo locale di Abu Sayyaf, che per decenni è stato soltanto politico ma ora è diventato militare; 40 membri vengono da gruppi locali vari come il Bangsamoro e Ansar Khilafah, 40 guerriglieri esperti li hanno raggiunti da Indonesia, Arabia Saudita, Malesia, Yemen, Marocco e Cecenia.

L’attacco dell’ISIS a Marawi è stato pianificato per porre le basi di un califfato, non per seminare distruzione e terrore e poi ritirarsi. Nella cittadina sono state accumulate riserve di cibo, armi, munizioni e carburante sufficienti per circa tre mesi. Tutto è stato nascosto in tunnel, scantinati, moschee e scuole religiose. Le armi sono sofisticate e coprono ogni necessità: ci sono fucili di precisione, artiglieria e contro-artiglieria, armi anti-tank. L’artiglieria è ben posizionata nei punti chiave per il controllo della città. Sono stati predisposti anche luoghi di copertura per il ripiegamento e la ritirata.

Come evitare che il governo cinese consideri come un pericolo alle porte, o per lo meno una grave mancanza di rispetto, il coinvolgimento militare USA nelle Filippine? Duterte ha lanciato anche alla Cina e agli altri stati della regione una richiesta pubblica di assistenza militare, con invio di armi e soldati, cui il governo cinese ha risposto con una dichiarazione di sostegno e il riconoscimento del diritto delle Filippine di chiedere l’aiuto internazionale, ma senza offerte concrete di aiuto. Soltanto il giorno successivo è stato annunciato il coinvolgimento attivo degli USA. Duterte ha negato di averlo richiesto, ma l’esercito filippino stava già pianificando la riconquista di Marawi con i consulenti americani. Fra alcune settimane si saprà con che esito.

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