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Torino, la morte di Erika e il balletto delle “irresponsabilità”

giugno 18, 2017 • Agorà, z in evidenza

 

di Giulia Dalla Verde –

A quasi due settimane dai fatti di piazza San Carlo, Torino si ferma ed è costretta a correggere il bilancio di quella notte folle. Erika Pioletti, giovane donna di 38 anni originaria di Domodossola, è deceduta presso il reparto di terapia intensiva del San Giovanni Bosco E un’altra rischia di rimanere tetraplegica. L’arresto cardiaco per Erika, dovuto allo schiacciamento della donna contro un muro o una transenna, si è protratto per tanti, troppi minuti, provocando un danno cerebrale gravissimo. Nonostante il pronto soccorso di un vigile del fuoco presente in piazza, Erika era apparsa fin da subito la più grave dei feriti. Le prime notizie che erano state diffuse non sembravano così allarmanti, ma nei giorni successivi il quadro di Erika è peggiorato sempre di più, fino a non lasciare alcuna speranza.

Gli inviti a non cedere allo sciacallaggio politico arrivano da ogni dove, ma le indagini devono prendere necessariamente un’altra piega: non più solo lesioni plurime nel fascicolo d’inchiesta, al momento aperto contro ignoti, oggi compare l’omicidio colposo. Si parla anche di “omissioni” da parte di chi avrebbe dovuto garantire la sicurezza e l’incolumità pubblica.
La sindaca esprime le sue condoglianze sul web e proclama il lutto cittadino per il 19 giugno, mentre uno sfondo nero campeggia sulla sua pagina Facebook, tra critiche, sostegni e le numerose richieste di annullare i fuochi di San Giovanni, la festa patronale della città, in segno di rispetto.

Nel frattempo, la commissione d’indagine del Consiglio comunale che si era autocostituita per riflettere e accertarsi dei fatti accaduti è stata sciolta, per l’aggravarsi della situazione con la morte di Erika. A chiarire gli avvenimenti ci penserà la magistratura. La versione al momento più accreditata è quella che ritiene che il panico si sia scatenato a causa delle ventole del parcheggio sotterraneo.
L’impianto di aerazione si sarebbe bloccato per un guasto intorno alle 20.30, per poi ripartire, come da prassi per la sicurezza, intorno alle 22.15, accompagnato da un boato e da alcuni sfiati d’aria. Il relativo rumore e il tremore del suolo avrebbero scatenato il panico e la fuga incontrollata.

Già nei giorni precedenti il parcheggio sotterraneo di piazza San Carlo era stato al centro delle polemiche: costituendo un punto d’accesso incontrollabile, molti si sono infatti domandati perché non sia stato chiuso per motivi di sicurezza.
Inoltre, non avendo previsto l’installazione di neanche un bagno chimico, il parcheggio si è di fatto trasformato in un orinatoio pubblico.
Al centro dell’indagine ci sarebbe anche il presunto utilizzo di gas urticanti, dedotto dalle testimonianze di molti dei presenti che hanno lamentato alcuni sintomi riportabili al contatto con questo tipo di sostanze. Ma i punti da chiarire restano ancora tanti: il più controverso è quello che riguarda l’ordinanza sul vetro, la causa principale delle ferite che hanno riportato i tifosi. Stupisce anche che non ci sia stata alcuna riunione delle commissioni di sicurezza, ma solo una relativa ai “pubblici spettacoli”. Nel mirino, anche la scelta di mettere un solo schermo anziché due e di non aver previsto alcune norme di buon senso, come punti di fuga meglio segnalati o un sistema audio in grado di comunicare con l’intera piazza.

Certo, con il senno di poi sono tutti maestri, si dice. E a una settimana dai fatti, la sindaca aveva scritto una lettera aperta ai torinesi proprio per chiedere scusa per la «tragedia» accaduta. «Quando succedono queste cose ti senti comunque una responsabilità addosso», aggiungeva mentre era quasi pronto il rimpasto della giunta.
La prima sedia che ha traballato è stata quella di Stefania Giannuzzi, assessora all’ambiente e autrice della recente ordinanza anti-movida. Scende in campo a sostituirla Alberto Unia, fedelissimo al movimento, e che subito viene individuato come il tentativo di mettere a tacere i malumori interni per l’operato (e la troppa autonomia) della sindaca. Giannuzzi capro espiatorio? Appendino nega qualsiasi connessione con i fatti di piazza San Carlo, affermando che la necessità di un ricambio fosse in realtà sentita da tempo. Secondo qualcuno però proprio Giannuzzi avrebbe dovuto provvedere alla raccolta del vetro dopo le segnalazioni del primo pomeriggio.

La sindaca ovviamente nega anche che la testa dell’assessora sia stata data in cambio di quella di Paolo Giordana, il più vicino ad Appendino, che avrebbe dovuto vigilare sull’organizzazione dell’evento. Il “Rasputin pentastellato”, influente e pervasivo, rispedisce le accuse ai mittenti, «non vedo alcun elemento da dovermi sobbarcare» dice piccato quando gli si fa notare che con la sindaca a Cardiff era proprio lui il più alto funzionario in carica.

Anche le deleghe, fino a questo momento in mano ad Appendino, vengono ridistribuite ridimensionando i poteri della “supersindaca”. Alla stessa Giannuzzi verrà affidato un altro incarico, «per le sue competenze dal punto di vista ambientale e di visione futura». L’ex assessora si dice «amareggiata di come questa scelta politica della sindaca di Torino sia stata strumentalizzata», ma intanto pubblica un tweet significativo: “sipario” si legge, con tanto di sottofondo musicale, “Non, Je ne regrette rien”. Non sia mai che qualcuno faccia un passo indietro e ammetta di aver sbagliato qualcosa.

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