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L’arrivo di Saturno

giugno 12, 2017 • Io Leggo

 

La memoria vibra nella letteratura – di Luigi Coppola –

«Un libro non risana, ma forse aiuta a ricordare.» Con questa enunciazione dubitativa, Loredana Lipperini chiude le note e ringraziamenti al suo ultimo libro, “ L’arrivo di Saturno”, uscito in libreria da poche settimane per i caratteri di Bompiani editore. Parlare di esordio da “romanziera” per la giornalista scrittrice, voce autorevole al programma pomeridiano radiofonico Fahrenheit (in onda su Radiotre), appare improprio.
L’autrice, che ha già alle spalle pubblicazioni di romanzi gotici oltre ad una importante serie di saggi e libri per ragazzi, offre in questa occasione una originale sperimentazione narrativa.
Il romanzo più che una storia concepita in una struttura narrativa tradizionale può apparire ai sensi del lettore come un luogo ovvero una serie di ambientazioni dove s’incontrano due storie che scorrono originariamente su percorsi distinti. Per ammissione della stessa scrittrice, il suo lavoro può presentarsi come un “ibrido”, un’opera integrata fra finzione e realtà.

Dove probabilmente la meta raggiunta, con un viaggio impegnativo e suggestivo, è un belvedere seppure non luminoso e terso: un panorama irrinunciabile che è la nostra memoria. Riconosciuta una funzione civica vitale, da sempre assopita nel popolo renitente ad un ruolo adeguato, necessario all’aspirazione democratica per la nostra repubblica. Per condurla gradualmente alla collocazione apicale nello scorrere delle pagine, Lipperini alimenta due voci narranti principali. Queste alternano la metafora di un fantasioso pittore falsario e la vicenda reale legata alla scomparsa di due giornalisti, avvenuta nel 1980, un mese dopo la strage di Bologna. Nella prima il pittore olandese, Han van Meegeren, accetta di dipingere un Giudizio Universale in Italia, in un santuario in provincia di Macerata.

Parallelamente Dora è la migliore amica della giovane giornalista Graziella De Palo, scomparsa insieme al collega Italo Toni in una tragica e complessa vicenda internazionale, da subito silenziata in un oblio tutto “italiano”. Dora esterna con un moto universale di sentimenti duri e contrastanti, il personale percorso di ricerca interiore attraverso decenni di depistaggi e trame opache rispetto a materie normalmente “censurate” per usare un eufemismo.
«…Se un romanzo è assurdo tutti ci credono. La realtà invece non interessa a nessuno.»
Il passaggio cruciale assunto dall’autrice racchiude l’essenza del libro: non l’ennesima ricostruzione sugli anni di piombo ne il classico romanzo di formazione.
Bensì una fusione letterale fra la narrazione fiabesca legata ai falsari della pittura inclusi alcuni tratti esoterici o magici, marcati da stentorei “abracadabra” e il dolore familiare relativo alla “morte presunta” di Graziella e Italo.
L’indagine introspettiva condotta da Dora riesuma memorie e verità seppellite da macerie di
eversioni e personaggi neri, puntualmente vivi in tutta la storia dell’umanità, pronti a seminare morte senza scrupoli ai propri oppositori. Al pari di altre colleghe italiane (Ilaria Alpi anch’essa inviata di “Paese Sera” nelle prime corrispondenza dai fronti caldi dei conflitti mondiali e Maria Grazia Cutuli) e straniere, la De Palo scruta carteggi che non devono essere conosciuti ne rivelati. La sequenza narrativa è potente, produce “vibrazioni”, anch’esse rimarcate nel testo.
Senza vagheggiare nelle pieghe del banale complottismo, emerge sempre più lucida e visibile quella “memoria” così preziosa e funzionante in quella società che pensiamo come civile.
Non emergono risultati clamorosi ne inedite rivelazioni. La scelta delle parole con l’arcano intrigante della letteratura facilita (forse) un ragionamento quasi perfetto circa alcune dinamiche geopolitiche. Le quali ancora oggi nei giorni dominati dalla paura del terrorismo globale, proteggono (il prezzo etico e politico non è dato saperlo) in parte il nostro Paese da terribili scenari ancora ignoti. L’umanità che respira forte nel testo e l’attaccamento alla terra natia, ferita dai recenti eventi sismici del centro Italia non fungono da corollario. Piuttosto rendono più alti e dignitosi i toni di una vita da proseguire. Con la schiena dritta.

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