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Scienza e informazione, l’importanza di una corretta divulgazione

giugno 12, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

 

di Arianna Russo –

Quando si parla di scienza e medicina la libertà di espressione può facilmente sfumare nella disinformazione che ha una diffusione capillare (a differenza della divulgazione medico-scientifica) ed è accessibile a tutti attraverso il web, senza alcun filtro. In questo contesto i contenuti che hanno ricevuto una revisione paritaria subiscono lo stesso processo di pubblicazione democratica rispetto agli altri.

La disinformazione, involontaria e non, insidia gli stessi scienziati e medici. Se da un lato è molto probabile che la sfiducia nelle istituzioni, comprese quelle sanitarie e l’università, abbia un certo peso è anche vero che non si tratta dell’unico fattore determinante.
Per quanto concerne la scienza, allo stato attuale la divulgazione è poco incentivata, se non quando rappresenta un utile in termini politici. Divulgare richiede tempo e formazione specifica (non è la stessa cosa insegnare in un’aula universitaria o rivolgersi ad un pubblico generico ed eterogeneo). Per questo dovrebbe essere un’attività riconosciut.
La divulgazione sanitaria ottiene più facilmente dei finanziamenti ed in parte rientra tra gli incarichi di medici e universitari, ma è generalmente frammentaria, affidata a singoli soggetti promotori e con bacini d’utenza ristretti. Non va inoltre dimenticato che il personale medico gestisce contemporaneamente attività istituzionali, di cura, insegnamento e ricerca, il tutto in presenza di una grave carenza di organico e di percorsi formativi legati alla comunicazione, in primis durante l’iter formativo universitario.

In questo contesto si inseriscono facilmente figure purtroppo professionali (non solo medici, ma anche ostetriche, infermieri, veterinari, farmacisti, biologi ecc.) che alimentano i sentimenti comuni di sfiducia nella scienza, nelle istituzioni e nella medicina, per interessi personali e/o un’istruzione inadeguata e si fanno paladini di concetti del tutto avulsi alle evidenze scientifiche. Al momento non c’è concordanza sulle strategie da mettere in atto per arginare il problema trattandosi del resto di contesti molto eterogenei che richiedono soluzioni di volta in volta differenti. Un esempio attuale è quello dei vaccini dove si assiste alla necessità di introdurre misure più stringenti per motivi di salute pubblica e allo stesso tempo si discute sulla necessità di potenziare gli strumenti di comunicazione ed educazione per garantire la libertà di compiere scelte consapevoli (il che presuppone la piena comprensione di concetti complessi ) e ottenere una maggior adesione volontaria ai piani vaccinali.

Indiscutibile è la necessità di contrastare attraverso azioni disciplinari i professionisti iscritti all’Albo che sostengono e diffondono teorie contrarie all’evidenza scientifica e medica (la medicina non è una scienza di per sé, ma è una pratica basata su fondamenti scientifici). Su quest’ultimo aspetto numerosi membri della comunità scientifica hanno manifestato perplessità: da un lato gli Ordini, le loro Federazioni e il Ministero della Salute si oppongono alle posizioni antivacciniste e all’irrazionalità che le sostiene, mentre riguardo all’omeopatia non vengono espresse posizioni nette. Se sull’effetto placebo si possono intavolare discussioni che trovano riscontro nella letteratura scientifica validata, lo stesso non avviene con altri concetti (veicolati anche attraverso corsi di aggiornamento riconosciuti e master universitari), ad esempio la cosiddetta ‘’memoria dell’acqua’’.
Il confronto tra chi supporta credenze e chi evidenze (scientifiche) è destinato a fallire perché ha una base di partenza inconciliabile.

Riguardo i complottisti questi resteranno immobili nelle proprie convinzioni, che hanno un fondamento irrazionale e talvolta ideologico, anche in presenza di studi che dimostrano l’inconsistenza delle teorie del complotto, come quello pubblicato nel 2016 su PlosOne da Robert Grimes, il quale, attraverso un modello matematico e sfruttando i dati a disposizione riguardanti alcuni complotti realmente esistiti, ha dimostrato come questi avrebbero vita breve e quanto sia improbabile il loro verificarsi.
La diffusione consapevole della disinformazione, attraverso bufale e complotti, è inoltre amplificata da individui consapevoli, mossi primariamente da interessi personali.
In questo panorama complesso si inserisce la necessità di fornire al pubblico generico, e non solo, gli strumenti per avvicinarsi correttamente alla scienza e alla medicina, tenendo presente l’intreccio con numerosi altri aspetti di natura etica, religiosa, deontologica, politica e giuridica.

L’impossibilità di semplificare oltre un certo livello concetti complessi senza che ne escano snaturati e l’inevitabile carenza di nozioni tecniche del pubblico generico – ciascuno di noi è il pubblico generico per un certo sapere – e talvolta anche di quello specializzato, possono essere in parte superati incentivando una corretta divulgazione (cosa è la scienza e come funziona, introduzione di concetti di educazione sanitaria). E’ inoltre essenziale potenziare a tutti i livelli di istruzione gli strumenti idonei a sviluppare capacità di ragionamento e spirito critico, ancor prima dell’insegnamento di nozioni grezze.

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