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Punita la May senza far vincere Corbyn

giugno 9, 2017 • Europa

 

di Riccardo Ghezzi –

Le elezioni in Regno Unito si sono distinte per una particolarità: per la prima volta hanno perso tutti. Non lo ammetteranno mai, com’è costume di ogni leader che si rispetti, pronto sempre a rivendicare presunte vittorie. Ma hanno perso. Ha perso Theresa May, ha perso Corbyn, hanno perso i derelitti Libdem, hanno perso i nazionalisti scozzesi, ha perso l’Ukip che peraltro era già stato penalizzato dal sistema elettorale nel 2015 ed è quindi caduto vittima del cosiddetto voto utile. Ora, però, è necessario comprendere le cause e analizzare il voto senza pregiudizi ideologici e soprattutto senza essere condizionati dal proprio tifo e dalle proprie convinzioni.

Come in occasione del referendum sulla Brexit, gli elettori del Regno Unito hanno dato un segnale chiaro e importante, tutto sommato coerente e tutt’altro che confuso: non vogliono sentire parlare di austerità, sono stufi di sacrifici e invocano maggiori investimenti sul sociale.

C’è un problema di sottoproletariato inglese che è quasi ignorato dalle élites, ma anche le classi medie e medio-alte chiedono risposte. Stiamo parlando di un Paese che ha una tassazione non paragonabile a quella italiana e un welfare assai più efficiente, eppure i problemi sociali si stanno facendo sentire.
Gli inglesi hanno bocciato la politica austera, chiamiamola “macelleria sociale”, di Cameron e Osborne. Già lo avevano fatto votando Leave e i Tories non l’hanno capito.
Lo hanno ribadito con il voto odierno: Theresa May non si è dimostrata sufficientemente discontinua rispetto a chi l’ha preceduta, è scivolata più volte in campagna elettorale sui temi sociale e si è dimostrata impreparata e con le idee poco chiare su tasse e pensioni.
Tuttavia l’alternativa non era soddisfacente: l’estremista di sinistra Jeremy Corbyn, terzomondista, immigrazionista, antioccidentale, non ha convinto la maggior parte dell’elettorato, che pure avrebbe potuto convergere su di lui per dare una lezione alla May e ai Tories. Un’occasione sprecata, per i Labour, che ai contenuti hanno preferito gli slogan, ai fatti le promesse irrealizzabili e alla serietà la demogogia.
I britannici, nonostante tutto, non hanno voluto premiare un iperstatalista come Corbyn, ed è inutile che a sinistra si gridi al miracolo: Corbyn non ha vinto e non governerà, nonostante i segnali negativi arrivati dai Tories.
La santificazione di Corbyn che stiamo leggendo in queste ore è lontana da qualsiasi analisi ancorata alla realtà.
Non ha perso la Brexit, hanno semmai perso i partiti europeisti come SNP, crollati, e Libdem, che hanno confermato i numeri più che deludenti del 2015. E non ha vinto Corbyn, tutt’altro: semmai, con maturità e responsabilità, gli inglesi hanno voluto dare un messaggio ai Conservatori.
“Cambiate linea, cambiate leader”. E Boris Johnson già scalpita.

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