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Isis, le mani sulla Giordania

maggio 31, 2017 • Medioriente, z in evidenza

 

 

Redazione –

La città di Ma’an, nel sud della Giordania, è stata oggetto di reportage dell’Economist e di Al Jazeera perché è considerata il centro dell’ISIS in Giordania. Fondata attorno al 300 a.C., è la capitale del governatorato di Ma’an, dove si trovano i grandi siti archeologici dei Nabatei, inclusa Petra.

È una cittadina di circa 50000 abitanti sulle soglie del deserto, collegata da una vecchia ferrovia con la città siriana di Damasco a nord e con Medina, in Araba Saudita, a sud. Sotto l’Impero ottomano era una tappa per i pellegrini che si recavano a La Mecca dalla Turchia e dalla Siria, nonché una tappa lungo la via carovaniera che conduceva da Gaza a Medina. Il porto più vicino per Ma’an allora era Gaza, ora invece la città è collegata da una ferrovia al porto di Aqaba.

La maggior parte dei cittadini intervistati nega che Ma’an sia la città dell’ISIS, ma riconosce che la disoccupazione e la povertà spingono alcuni uomini a militare in gruppi da cui possono ricevere aiuti economici, incluso l’ISIS. Secondo la Anwar Charity Association tra il 2012 e il 2013 62 persone avrebbero lasciato Ma’an per recarsi in Siria e Iraq, mentre nell’ultimo anno e mezzo non sarebbe partito nessuno.

Ciò potrebbe significare che gli abitanti di Ma’an non si fanno incantare dalle strategie estremiste dell’ISIS, ma potrebbe anche essere il risultato della riluttanza delle autorità a diffondere i dati. Intanto sui muri della città sono comparse scritte inneggianti all’ISIS…

Molti a Ma’an pensano che l’ISIS non rappresenti una corretta interpretazione dell’islam e che coloro che decidono di affiliarvisi siano persone poco scolarizzate ed estremamente disinformate. Ma se l’ISIS riesce davvero a trovare simpatizzanti e potenziali reclute a Ma’an probabilmente è perché fornisce opportunità in un contesto in cui le alternative scarseggiano. Uno degli ultimi video prodotti dall’ISIS mostra la brutale decapitazione di quattro Siriani che erano stati addestrati dagli Americani e dall’esercito giordano. Nel video l’ISIS si rivolge proprio ai membri delle tribù giordane affinché si uniscano alla sua causa.

Nelle ultime settimane l’ISIS, sotto pressione e in ritirata a Raqqa (Siria) e a Mosul (Iraq), ha conquistato terreno alla frontiera giordana. Il 24 febbraio ha attaccato una zona di frontiera fra Siria e Giordania, conquistandone un tratto che ora è sotto controllo dei miliziani del gruppo Khalid Ibn al-Walid, affiliato all’ISIS.

La Giordania ha accolto e ospita poco meno di 700000 profughi siriani, e nelle ultime settimane l’afflusso è in aumento. La Giordania è un piccolo paese con una piccola popolazione, perciò tanti profughi costituiscono già un grande problema, che sino a ora le istituzioni giordane sono riuscite ad affrontare e reggere – ma le preoccupazioni aumentano.

La Giordania è l’unico paese stabile e in pace ai confini con Israele: Libano e Siria sono instabili e spesso in preda a guerre civili, l’Egitto dal 2011 è a rischio di instabilità, soprattutto nel Sinai, dove l’ISIS è presente e fa strage di Egiziani copti, di religione cristiana.

Giordania e Israele condividono un lunghissimo tratto di frontiera, collaborano nell’intelligence e nell’addestramento militare. Se la Giordania cadesse nella guerra civile, Israele non potrebbe rimanersene a guardare gli eventi. D’altra parte proprio questa potrebbe essere la prossima carta giocata dall’ISIS sconfitto sul terreno: incitare gli islamici alla guerra contro Israele, sotto le sue bandiere, unificando sotto la propria guida gruppi islamisti di varia origine e provenienza.

 

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