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Lo scontro tra le due anime del Camerun post coloniale

maggio 25, 2017 • Mondo, z in evidenza

Redazione –

In Camerun è ormai scontro aperto tra la minoranza anglofona e la maggioranza della popolazione che parla francese, lingua ufficiale del paese. Recentemente Yaoundé, la capitale del Camerun, ha bloccato per 93 giorni la connessione internet nelle regioni anglofone, episodio divenuto emblema delle profonde divisioni interne al paese.

Il Camerun divenne una colonia tedesca nel 1885 con la firma del Trattato di Berlino, che suddivise l’Africa in diverse zone d’influenza delle maggiori potenze europee. In seguito alla sconfitta della Germania nella Prima guerra mondiale, nel 1919 la zona tedesca passò sotto il controllo delle autorità francesi e inglesi. Entrambi espansero così i loro imperi nell’Africa Centrale. Gli Inglesi controllavano già la vicina Nigeria, i Francesi controllavano la maggior parte del territorio che sarebbe diventato il futuro Camerun. Durante il loro mandato gli Inglesi sradicarono ogni ricordo dell’influenza precedente sostituendo lingua, cultura e leggi tedesche con quelle inglesi; al contempo e allo stesso modo la cultura francese si espandeva nella porzione, ben più ampia, di territorio controllato da Parigi.

Quando, negli anni ’50 e ’60, un’ondata di movimenti indipendentisti si abbatté sull’Africa Subsahariana, emersero le profonde divergenze tra i progetti coloniali e gli obiettivi geopolitici di Francia e Gran Bretagna. Gli Inglesi avevano un atteggiamento relativamente accondiscendente verso i movimenti indipendentisti, mentre i Francesi consideravano fondamentale per il proprio status internazionale mantenere il controllo dei possedimenti coloniali in Africa. Il Camerun costituiva una pedina fondamentale per entrambi gli imperi.

I coloni francesi possedevano le terre ricche di risorse e controllavano la produzione del caffè, delle banane, dell’olio di palma, dell’alluminio e del legname. Inoltre la posizione del Camerun lo rendeva strategicamente vitale come ponte fra i porti oceanici e i territori centro-africani della Francia, compreso l’attuale Ciad e la Repubblica Centrafricana. La volontà francese di tenere il Camerun si scontrò violentemente con il crescente sentimento nazionalista. Negli anni ’50 e ’60 la Francia condusse una guerra brutale e per lo più clandestina contro i gruppi indipendentisti, primo fra tutti l’Unione delle Popolazioni del Camerun (UPC). Fu una guerra simile a quella condotta più apertamente in Algeria. La Gran Bretagna invece cominciò ad allentare la presa sulle colonie nella speranza di mantenere buoni rapporti con gli stati che sarebbero sorti a breve.

Anche se la Francia tentò in ogni modo di mantenere l’impero, gli eventi le imposero di concedere l’indipendenza a molti possedimenti coloniali. Ma Parigi riuscì a costruire un sistema alternativo di controllo che nella realtà dei fatti limitò molto l’indipendenza delle ex colonie. In Camerun la Francia favorì con politiche mirate le élite locali, estremamente manipolabili, in modo che mantenessero il potere; le aiutò a reprimere il dissenso fornendo loro sicurezza e sostegno in varie forme.

Nel 1960 nacque la Repubblica del Camerun, guidata da Ahmadou Ahidjo, un politico del nord, musulmano, che secondo le valutazioni di Parigi rappresentava il male minore. La neonata repubblica si trovò immediatamente a dover contrastare le forze nazionaliste che volevano recidere ogni legame con i colonialisti. Per contrastarle si sviluppò a un apparato di sicurezza interna molto solido. Un anno dopo la Gran Bretagna diede all’ex Camerun britannico la possibilità di scegliere con un referendum se far parte della neo indipendente Nigeria o del Camerun. Non venne data la possibilità di costituire un nuovo stato, autonomo e indipendente. Mentre i Camerunensi del Nord (a maggioranza musulmana) votarono per far parte della Nigeria, quelli del Sud vollero unirsi alla neonata Repubblica del Camerun, attratti dalle promesse di autonomia fatte da Ahidjo. Temevano che la loro regione sarebbe stata sotto il controllo di altre tribù se avessero deciso di unirsi alla Nigeria e in effetti nei decenni a seguire la Nigeria fu sconvolta dagli scontri tra diversi gruppi etnici e tra regioni per assicurarsi il predominio del paese a suon di colpi di stato.

Nel 1961 la Repubblica del Camerun si trasformò nella Repubblica Federale del Camerun ma le promesse di maggior autonomia fatte da Ahidjo vennero in gran parte disattese. Ahidjo divenne sempre più autoritario, sostenuto da un sistema di sicurezza pervasivo e determinato a eliminare ogni forma di opposizione politica. Nel 1996 gli altri partiti vennero messi fuorilegge. Nel 1972 il presidente rottamò la Repubblica Federale del Camerun, sostituendola con uno stato unitario chiamato Repubblica Unita del Camerun. Nel 1982 Ahidjo lasciò la carica da presidente per motivi di salute e prese il suo posto Paul Biya, un cristiano proveniente dal sud. Biya cercò di sottrarre clientele e potere ai sostenitori di Ahidjo, concentrati nel nord del paese, a favore dei suoi sostenitori; questo passaggio di poteri causò ben presto forti tensioni, culminate nel 1984 in un fallito tentativo di colpo di stato. La successiva lenta liberalizzazione – che comprese un periodo di “multipartitismo controllato” – non apportò grandi cambiamenti.

La lotta del governo per gestire le divisioni tra i Camerunensi e accentrare il potere hanno causato risentimento nelle regioni anglofone, dove la cultura inglese è ancora predominante. Il Camerun anglofono ha lottato per mantenere alcune pratiche autonome in ambito legale ed educativo, contro la centralizzazione e la “francesizzazione” del paese. Nell’ottobre del 2016 alcuni avvocati anglofoni, stanchi di avere a che fare con giudici francofoni mandati da Yaoundé che raramente capiscono l’inglese o conoscono il sistema di common law, hanno cominciato a scioperare. Un mese più tardi si sono uniti allo sciopero anche gli insegnanti anglofoni, denunciando il loro timore di una “francesizzazione del sistema educativo anglosassone”. Il governo ha arrestato dozzine di presunti leader anglofoni e ha bloccato internet nella regione per limitare le comunicazioni e ostacolare l’organizzazione delle proteste. Dopo più di tre mesi, una perdita economica di oltre 3 milioni di dollari e forti pressioni internazionali, l’acceso a internet è stato ristabilito. Ma il conflitto continua e le scuole del Camerun anglofono sono chiuse da più di sette mesi.

L’autonomia rivendicata dalle popolazioni anglofone contrasta apertamente con l’evoluzione politica del Camerun e ora che il presidente Biya è vecchio e malato si presenta anche il problema della transizione di potere. Ci sono dunque le condizioni perché nei prossimi anni il Camerun diventi un esempio di ri-equilibramento oppure di definitivo collasso della governance per i paesi dell’Africa Centrale.

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