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Alain Finkielkraut: se non si ferma l’immigrazione avremo solo due strade; la sottomissione o la guerra civile

maggio 23, 2017 • Agorà, z in evidenza

Pubblichiamo l’intervista al filosofo francese Alain Finkielkraut apparsa su http://www.lecho.be/ , traduzione di Loredana Biffo – 

L’identità letta attraverso il prisma della cultura non è quindi morta?

Il grande pensatore polacco Czeslaw Milosz nel suo libro Un’altra Europa, dichiara che il XX secolo preso dal panico di fronte alla stupidità dei nazionalisti e dei razzisti si è sforzato di colmare i vuoti creati nel tempo dai sistemi di produzione politico economici. Oggi succede esattamente la stessa cosa, tuttavia come ha dichiarato Huntington “l’individuo non è solo la somma dei suoi bisogni e dei suoi desideri”. L’homo oeconomicus non è una definizione che può spiegare la natura umana nella sua complessità.

Lei ha dichiarato che una società multiculturale è una società multiconflittuale. Le nazioni oggi sono condannate all’apertura?

Non so se una società multiculturale è sempre multiconflittuale, mi inquieta la frammentazione e la slegatura del tessuto sociale, in Francia come in altri paesi europei. Non amo l’idea che una nazione sia condannata ad alcunchè, perché questa è la prova che non è più artefice del proprio destino. Prendiamo il caso francese, la Francia ha scelto la via dell’islamizzazione, voleva offrire ai nuovi arrivati di impregnarsi della storia e della cultura nazionale, non sgioglierli nello stesso stampo. Ora questa assimilazione viene messa in questione da un numero crescente di immigrati che insorgono contro la civiltà francese. Il risultato è una società esasperata e violenta, il separatismo culturale è crescente. I francesi autoctoni delle classi medie o povere si sentono minoritari.

La Brexit e la vittoria di Donald Trump dimostrano un’intolleranza crescente di una parte delle opinioni pubbliche occidentali nei confronti della mondializzazione?

Bisogna distinguere i due fenomeni, certo in tutti e due i casi si ha a che fare con il risentimento dei popoli contro l’abolizione delle frontiere e di una mondializzazione che non ha mantenuto le sue promesse e che al contrario, fa molti danni. I britannici hanno voltato la faccia ad un’Europa troppo esigente e lontana per ritrovare il loro destino. Questo è comprensibile e legittimo, poiché l’Unione Europea non si preoccupa assolutamente di perpetrare la civiltà europea come è stata forgiata dalle diversità delle sue nazioni. Questa è fondata sul rigetto di ogni forma di nazionalismo, è unicamente un’Europa delle norme e delle procedure di mercato. I britannici non sono antieuropei, ma vogliono che l’Europa e la Gran Bretagna non perdano la propria identità culturale.

E nel caso degli Stati Uniti?

Gli americani che hanno votato per Trump hanno tutte le ragioni di esprimere il loro furore. La maggioranza bianca si sente divenire ineluttabilmente minoranza. Inotere regioni si sono deindustrializzate e i vincitori della mondializzazione hanno nei confronti dei perdenti, negli Usa come in Gran Bretagna, un atteggiamento stupidamente arrogante. Trump ha saputo canalizzare questa disperazione, pur essendo un buffone istrionico, un violento e pulsionale; con il pretesto di combattere il politiycal-correct combatte la sfumatura, la complessità e la civiltà stessa. E’ un pericoloso demagogo.

Perchè la vittoria di Trump è stata così difficile da prevedere?

Non condivido assolutamente il giubilo di coloro che si compiacciono della crisi dei grandi media, delle loro previsioni erronee e di quelle elezioni. I giornalisti che non hanno saputo prevedere la vittoria di Trump, non disprezzavano necessariamente gli elettori che hanno votato per lui, non potevano immaginare che un uomo tanto rozzo potesse essere eletto presidente degli Stati Uniti.

Come spiegare allora il successo inatteso?

Una tale vittoria poteva essere possibile solo nel tempo in cui trionfano i videogiochi e la teatralità. Per dirla con Régis Debray, è una delle conseguenze del passaggio dalla graphosphera alla videosphera e allla numerosphera. La sola cosa che si può sperare è che Trump sia circondato da consiglieri che lo tengano calmo e che gli impediscano di mettere in atto il suo programma politico delirante.

L’Italia e la Grecia, per ragionai essenzialmente geografiche stanno portando il peso delle recenti onde migratorie mentre parecchi paesi dell’Unione rifiutano la ripartizione dei migranti secondo il sistema di quote stabilite. Che fare?

E’ una domanda estremamente delicata, bisogna assolutamente rallentare l’immigrazione e darsi l’obiettivo di fermarla. Certo il diritto di asilo deve continuare ad essere applicato, ma l’immigrazione economica non deve più essere favorita, se no abbiamo due sole strade possibili: la sottomissione, per dirla con Hollouellebeq o la guerra civile. Occorre un ripensamento dell’Europa e di ridefinizione dei confini.

Si può ragionevolmente sperare in Europa un’integrazione delle comuità musulmane che siano pacifiche ed ugualitarie?

Si può sperarlo purché le regole del gioco siano fissate in modo chiaro, bisogna chiedere ai musulmani di accettare l’apostasia, questo deve essere un diritto per ogni musulmano a cambiare religione o essere ateo e nella stessa misura accettare il matrimonio con un non musulmano. Se veramente rispettate queste condizioni sarà dimostrata la volontà dei musulmani di vivere nelle società europee accettando i loro principi e le loro regole allora si potrà parlare di integrzione.

Dichiarare che una scuola laica deve offrire veri strumenti di integrazione attraverso i valori laici. Perchè ne è così convinto?

Non sono convinto di niente, per esempio la scuola francese crolla, quella scuola che mi ha permesso di assimilare la cultura francese è venuta meno a questa promessa, oggi è molto lontana dall’assimilare i nuovi arrivati. L’unica cosa che i membri condividono è la cultura di massa, non più la cultura della nazione e attualmente niente sembra più sostituire la scuola in questo compito.

Crede che l’occidente dopo aver influenzato durante i secoli il resto del mondo con la sua volontà di potere, la sua tecnica, sia su un piano inclinato della sua storia?

E’ evidente che l’occidente oggi sta battendo ritirata, ed è sempre più contestato. Una minoranza in seno all’Islam pensa che questo essendo stato in origine una religione conquistatrice oggi anela alla riconquista e questo islamismo gioca sul senso di colpa dell’occidente in merito al colonialismo e all’imperialismo. Ciò che vedo svilupparsi in Francia è un islamismosinistrismo che non promette nulla di buono.

Quali speranze per l’avvenire?

La speranza può venire solamente da una diagnosi lucida. Ciò che sta esasperando è l’accecamento, il diniego. Quando non si sa far fronte ad una realtà inquietante e sconcertante, questa si sviluppa nell’incarnazione opposta. Il caso Tramp e i vari tributi al populismo sono fenomeni pericolosi e inquietanti.

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