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Immigrazione e i mal di pancia della sinistra

maggio 21, 2017 • Politica, z in evidenza

di Raffaele Bonanni –

Le recenti dichiarazioni della presidente del Friuli Venezia Giulia su un tentativo di stupro a Trieste hanno scatenato un putiferio nel campo della sinistra italiana, come non accadeva da tempo, su un tema che vede scoperti i nervi ideologici: l’immigrazione e l’accoglienza di profughi di vario genere. In sostanza la Serracchiani afferma che lo stupro è una delle forme di violenza più odiose, tra quelle che si commettono ai danni di donne indifese. Ma quelli che si commettono da immigrati ai danni dei cittadini del paese che li accoglie sono ancora più riprovevoli.

Affermazioni banali, se si vuole, ma in Italia assumono le sembianze del razzismo a causa di coloro che affrontano ideologicamente il problema. Il primo tra tanti a insorgere è stato Saviano, uno dei sacerdoti del politically correct nostrano, che indignato ha presto lanciato l’anatema infamante ai danni della povera Serracchiani rea di aver tradito l’area politica di sinistra che comunque non potrebbe assumere tali valutazioni.

Il caso di questa volta riguarda un siriano rifugiato e accolto in Italia perché ritenuto perseguitato dal regime di Damasco. Il punto sta in questo: può una persona straniera accolta civilmente da un paese che si impegna a dargli sostentamento e un tetto, commettere reati di quella portata a danno dei propri ospiti? Lo accogli da fratello e si comporta da Caino? Sì, bisogna dirlo in modo stentoreo: chi è accolto e si comporta come nemico con chi lo ospita, bisogna trattarlo duramente perché ha rotto la fiducia di chi lo ha accolto.

Un reato, di per sé grave, è senza dubbio aggravato, se lo commette chi si avvale del tetto e del cibo del suo benefattore, e lo ripaga con il tradimento. Va condannato ancor più perché, dando scandalo con la sua infamia, fa vacillare nella comunità il senso stesso della ospitalità. Infatti ogni qualvolta avvengono fatti negativi riconducibili a condotta sbagliata dello straniero, cresce enormemente la inimicizia e cade la volontà di farsi carico dei problemi degli altri.

Ecco, diciamo che i Saviano di turno devono saper ponderare la portata delle cose se vogliono che permanga il sentimento della solidarietà. Nel nostro paese infatti, l’apertura verso lo straniero, pur avendo radici molto profonde e larghe, essendo gli italiani da sempre stranieri in casa straniera, si sta inaridendo a causa di tanti errori che si commettono.

In qualsiasi territorio della Nazione fa impressione vedere lungo le strade gruppi di immigrati sbarcati, vagare per giornate intere suscitando nelle persone perplessità  gravi. Possibile che non si possa impegnarli a fare qualcosa di utile per la comunità che con le proprie tasse li sostiene? Sarebbe utile anche per loro stessi, per imparare o a migliorare le proprie capacità lavorative.

Si potrebbe così continuare infinitamente a elencare tutto ciò che non va. Ma non è mai troppo tardi per rendersi conto che gli anatemi che si scagliano contro chi dice banalità riconosciute, possano rimbalzare nella faccia di chi le pronuncia. Il danno alla nostra cultura millenaria di tolleranza è addebitabile certamente a posizioni chiuse verso la umanità, ma il costo maggiore si paga a ragione di chi chiude ottusamente gli occhi di fronte ad accadimenti che andrebbero condannati senza alcun indugio.

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