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Gli anni Settanta nel Ventre di Napoli

maggio 9, 2017 • Io Leggo

di Luigi Coppola –

Per il lettore scrivente che, trovandosi coetaneo dell’autore, dopo avere vissuto una parte decisiva della propria vita nei luoghi descritti nel romanzo, calcato quasi ogni giorno i basoli di quelle vie, arroventate dal sole di agosto e scivolose nelle piogge d’autunno, il libro tramuta in uno specchio fedele e spietato: una catarsi dai contorni antropologici di una vita nota e vissuta. Frutto agrodolce nel condividere quel modello sociale di famiglia proletaria dalle aspettative di crescita piccolo borghesie contaminata ad una disciplina operaia di rione popolare. Emozione e rammarico si fondono in quel comune senso del pudore che concilia i tramonti dei sogni perduti con l’introspezione motivazionale per i giorni futuri.
Si prova questo e altro vivendo le atmosfere forti di “Palazzokimbo”, romanzo finalista al Premio Neri Pozza 2015, scritto da Piera Ventre, edito dalla omonima casa editrice nell’autunno dello scorso anno.

La trama si evolve nella prima metà degli anni Settanta a Napoli. La protagonista, è Stella D’Amore, voce narrante in una famiglia allargata e condivisa nell’intero stabile condominiale che la ospita, un habitat essenziale che segna le tappe decisive della sua esistenza. Palazzokimbo, così denominato per la gigantesca insegna pubblicitaria che svetta sul tetto e ne fa un segnale inconfondibile per chi giunge in città, racchiude l’essenza di una vita. Creata da una generazione avviatasi nel secondo dopoguerra nel cuore industriale del Sud d’Italia nel crepuscolo del Novecento. Dove i principi cardini, legati alla famiglia e al lavoro, radicalizzati nella cultura meridionale e partenopea, hanno tenuto salda buona parte della società italiana nel passaggio epocale al nuovo millennio.
Gli occhi di Stella, guardano e crescono in una famiglia operaia stipata all’ottavo piano del grattacielo proletario, convenzionato con la proprietà della fabbrica che poco distante da lavoro alla maggioranza degli inquilini. Oltre i genitori e la sorella minore, coabitano nell’appartamento una zia “signorina”, un nonno paterno e un gatto troppo invadente per il comando matriarcale di casa. Quegli occhi che leggono tanto, parlano e agiscono nel percorso di crescita che dalla prima infanzia la condurrà sino alla maturità di una precoce giovinezza.
I luoghi ristretti e limitati che ospitano protagonisti e comparse contemplano in realtà una moltitudine variegata. Il male e il bene sono presenze distinte, celate secondo regole di convivenza scritte in un decalogo comune e inclusivo.

Non mancano figure inquiete avvolte da aloni misteriosi o esoterici che ampliano le iperboli tipiche delle leggende popolari dei vicoli. La misteriosa e ottuagenaria signora Zazzà autrice dei gesti più stravaganti copre con una accattivante curiosità il ruolo. Mentre il contrasto fra l’educazione della “famiglia per bene”, somministrata in dosi massicce e quotidiane nella famiglia D’Amore (le odiate scarpe ortopediche e li bagno settimanale con l’acqua riciclata per le due sorelle sono chicche preziose nell’affresco narrativo) e i pericoli appiccicati agli scugnizzi di strada, renitenti allo studio e ad una risicata padronanza dell’italiano parlato (lacune tutte incarnate dalla compagna di classe Consiglia) assume toni aspri nei dialoghi con la madre. Consenziente in tutte le decisioni importanti del capofamiglia, il marito Salvatore, usurato nella fatica dei turni in montaggio fra altoforni e polveri sottili, quanto intraprendente nell’ottimizzare lavori e costi di casa. Soprattutto quando le entrate latitano o gli sbalzi umorali della cognata nubile sono preludio ai disagi più gravi per l’annunciata senilità avanzata del suocero.

Palazzokimbo è soprattutto inclusione e condivisione , una sorta di rifugio dove riunire insieme fisiologiche ansie e paure per affrontare grandi eventi che scuotono Napoli e l’Italia tutta. L’epidemia del colera è una cicatrice locale che tempra la comunità per le piaghe successive. La stagione del terrorismo con l’omicidio Moro e l’assassinio dell’operaio sindacalista all’Italsider di Genova Guido Rossa, la strage di Bologna sino alle pagine conclusive con una vibrante descrizione del terremoto del novembre 1980.
La vena autobiografica in questo suo primo romanzo ce lo conferma telefonicamente, l’autrice Piera Ventre. Napoletana d’origine, vive e lavora a Livorno sin dal 1987 come logopedista e assistente alla comunicazione nei progetti dedicati all’infanzia piegata realizzati con l’associazione Comunico. La sua passione per la scrittura sin dalla prima infanzia, trova un riscontro importante nel 2015, quando su oltre 1400 candidati si classifica al terzo posto con questa perla nel concorso letterario bandito da Neri Pozza. Palazzokimbo è anche questo, una gestazione lunga e interiore, una osmosi fra stati d’animo contrastanti che conserva i respiri di una città per dare voce e memoria alla storia delle nostre generazioni.

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