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Lettera semiseria a Selvaggia Lucarelli

maggio 7, 2017 • Contributi dei lettori, z in evidenza

 

di Elisa David –

Cara Selvaggia,
Ah, l’America. O meglio: i licei americani. Con gli armadietti, le cheerleader, l’affascinante capitano della squadra di football (non basket, Selva’). Potrei spiegarlo io a te, come sono fatte le serie tv marchiate USA: faccio parte di quella generazione che, mentre alla fine dell’anno si organizzava la pizzata da Ciro, sognava il ballo della scuola. E nella tua recensione semiseria di “Tredici” ce lo dici molto bene, che questa è una roba che più americana non si può, che Bryce è troppo bello e impossibile per essere vero mentre Clay, povero cristo, subisce come un cane. E fai bene, a ironizzare su questo.

Te lo dice una che passa non so quante ore a guardare serie tv: ma come vivono, ‘sti americani? Io mica sono qui per lamentarmi delle battute, Selvaggia. Mi piacciono le parodie, quelle costruite sulla parabola, l’esagerazione e il paradosso. L’ho letta, la tua recensione ironica e non ho riso nemmeno un po’.
Diciamoci la verità, Selvaggia. Non è così impensabile che “Tredici” non ti sia piaciuto. È un teen drama pensato per un pubblico in cui non rientri nemmeno per sbaglio. Nemmeno a me è piaciuto poi così tanto; tuttavia, non ha troppe pretese artistiche e bisogna riconoscere che affronti in modo lucido, anche se forse troppo candido, un tema importante per gli Stati Uniti.

Ah, l’America. Con le squadre sportive a scuola, le mascotte, il tasso di suicidi adolescenziali in costante crescita. Chi non vorrebbe vivere in America? Bè, Hannah Baker, la protagonista di “Tredici”, per dirne una. Quella che a te, Selvaggia, sta sulle balle. Sai una cosa? Io una cassetta te la manderei proprio, dopo aver letto la tua recensione semiseria. Sei curiosa di sapere le tue ragioni?
Hannah si suicida dopo essere stata stuprata: la scena è snodo narrativo fondamentale, climax dell’intera serie. Ma tu, Selvaggia, hai deciso di non soffermarti su questo. No, l’attenzione l’hai posta, al solito, sulla vittima, sui suoi sbagli e le sue lagne. E che noiosa, Hannah, a lamentarsi dell’elezione a “miglior culo della scuola”. A 17 anni chi non gradirebbe dei sani apprezzamenti sessuali espliciti, incessanti e non richiesti sul proprio corpo? Per te è inconcepibile, Selvaggia. L’hai ripetuto più volte: “nessuno è la Boldrini a 17 anni”. Hannah, come tutte le adolescenti, di quei beceri apprezzamenti avrebbe dovuto essere lusingata. E per quanto riguarda i palpeggiamenti pubblici nei corridoi… passiamoci su, dai. Siamo giovani.

Hannah Baker la trovi noiosa, lo so. Cavolo quanto si lagna, quella lì. E quanti errori commette! “Non denuncia chi ha delle colpe, colpevolizza chi la tratta bene, sfancula chi la vuole aiutare”, ci dici. “Tutto pensato male e realizzato peggio”. Mentre il suo ricco stupratore cammina per i corridoi, beneficiando della protezione del gruppo, intoccabile, la tua attenzione cade inevitabilmente sul comportamento di Hannah. Che, per la cronaca, non fa nulla che non farebbe un adolescente qualsiasi: respinge il confronto, non si confida con i genitori, si chiude a riccio. In pratica, Selvaggia, hai confuso il turbamento adolescenziale, la depressione, i sintomi del suicidio per pochezza di trama.

Da donna a donna, Selvaggia. Anzi: da donna che ha subito il bullismo a donna che ha subito il bullismo: questa volta hai pisciato fuori. “Tredici” è una serie tv americana, e delle serie tv americane ha tutti i difetti ma la tua recensione semiseria veicola alcune considerazioni pericolosamente semplicistiche. In poche parole: sminuisci le vittime, non colpevolizzi chi ha colpe, giustifichi i responsabili. Gli adolescenti non saprei; ma tu, tu sei sicura di averlo capito il messaggio, Selvaggia?
O forse, il problema sono io, che invece di ridere alle battute su Adinolfi sono qui a lamentarmi. Peggio di quella scassaballe di Hannah Baker.

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