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Le primarie tra desiderio e realtà

maggio 1, 2017 • Politica, z in evidenza

di Giorgio Salerno –

Per non farci sommergere dalla colossale operazione di marketing politico del Partito Democratico, in pieno svolgimento dalla sera del 30 aprile, cercheremo invece di vedere i numeri nella loro realtà e da essi trarre un giudizio obiettivo su queste primarie che hanno eletto il nuovo segretario del Partito.

Due argomenti sono utilizzati a man bassa dalla grancassa propagandistica : grande affluenza alle urne, circa due milioni di votanti, un milione in più di quanto si riteneva un buon risultato, e l’esempio di democrazia che il Partito offre. Bene, vediamo il tutto più da vicino.

Non ci sono leggi a livello nazionale per regolamentare le elezioni primarie. Sono i singoli partiti o coalizioni a decidere da soli le regole per le proprie primarie; le stesse forze politiche si fanno carico di tutta l’organizzazione, inclusi l’allestimento dei seggi e il conteggio dei risultati. Nel caso in questione si parla di primarie in forma aperta con l’ammissione al voto di ogni elettore dichiarato e – anche se privi dell’elettorato attivo – dei cittadini stranieri regolarmente residenti e dei sedicenni che affermino di riconoscersi nella proposta politica del partito a cui sono chiamati a votare.
Cio’ detto, prendendo per buone le cifre fornite dal PD, non possiamo esimerci dal formulare alcuni interrogativi, tra i tanti: chi certifica il numero dei votanti? Vi è forse un giudice terzo, un’autorità indipendente che accerti il numero effettivo dei partecipanti? Vi è forse una commissione elettorale indipendente in ciascun gazebo o seggio che proceda alle operazioni di voto? Chi controlla lo spoglio? Chi vigila su eventuali brogli come pacchi di schede votate ed inserite nelle urne?
Come già riportato da vari giornali ci sono state delle sezioni in cui il voto è stato sospeso o annullato per brogli palesi. In altre perché noti esponenti di destra si apprestavano a votare mentendo apertamente sulla loro vicinanza o simpatia per il Partito. Già Bersani aveva acutamente avvertita l’incongruenza di far votare, per il proprio Partito, cittadini che potevano anche essere avversari dello stesso e che in tal modo potevano influire sull’elezione di un segretario giudicato più funzionale agli interessi dell’opposizione. In quell’occasione, le passate primarie, Bersani conio’ una delle sue efficaci immagini: per l’elezione dell’amministratore del proprio condominio non si chiamano certo a votare anche i condomini dei palazzi vicini!

Fatte queste premesse e sorvolando in questa sede sulla storia delle primarie in Italia (volute da Prodi per legittimarsi come capo della coalizione di centro-sinistra, non avendo un suo partito, e proseguite poi con Veltroni, passato dalla fase blairiana a quella americana dell’I care che propugnava un centrosinistra mondiale!).

Alle primarie del 2005 (Prodi) votarono 4.311.149 cittadini; a quelle del 2007 (Veltroni) 3.554.169; nel 2009 (Bersani) 3.102.709. Nel 2012 si voto’ in due turni ed al ballottaggio andarono Bersani e Renzi. Gli elettori furono 3.110.210 al primo turno e 2.802.382 al secondo che elesse Bersani.
L’8 dicembre 2013, le primarie che incoronarono Matteo Renzi segretario del Partito videro al voto 2.814.881 elettori.
Secondo l’organizzazione del PD i votanti del 30 aprile 2017 sono stati 1.848.658 mila. Renzi ha ottenuto 1.283.389 voti (70,01 %), Orlando 357.526 (19,50 %) ed Emiliano192.219 (10,49 %). Schede Bianche e Nulle 15.524.

La prima considerazione da fare è che i votanti, nel corso della storia delle primarie, sono progressivamente diminuiti; ora, paragonando i dati delle ultime due primarie, 2013 e 2017 vediamo che vi è stata una perdita secca di più di un milione di partecipanti. Dove sta quindi questa vittoria della democrazia?

Stessa diminuzione per quanto riguarda i voti ottenuti da Matteo Renzi. Nelle primarie del 2013 contro Renzi si candidarono Cuperlo e Civati. Renzi ottenne 1.895.332 voti (67 %), Cuperlo 510.979 (18,21 %) e Civati 399.473 (14,24 %). Oggi, 2017, quattro anni dopo, Renzi aumenta di poco la sua percentuale ma a fronte di una forte diminuzione dei partecipanti al voto: in termini di voti assoluti passa dal milione e novecentomila voti circa del 2013, al milione e trecentomila voti di oggi. Tra le due primarie Renzi perde più di 600.00 voti.

Si aggiunga anche il fatto che, dai primi risultati comunicati dal PD la maggiore affluenza si è registrata al Sud, in Sicilia, ed in regioni dove il PD non è mai stato particolarmente forte mentre nelle (una volta!) mitiche regioni rosse la partecipazione è stata ancora più bassa che nel passato.

Se questi risultati sono confortanti per il PD e per le sue fortune prossime venture cosa dire? Contenti loro……ma queste sono le cifre, questa è la realtà. Cio’ non toglie che Renzi userà questo voto in modo sfacciatamente propagandistico e gonfierà ancor di più il petto e la sua tracotanza. Chi ancora si illudeva di un cambio di passo del neo-segretario, di un nuovo inizio, (infelice espressione, la uso’ Occhetto quando varo’ il PDS), di una metamorfosi di Renzi, avrà una cocente delusione.
Chi nasce tondo non puo’ morir quadrato.

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