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Venezuela, la sfida dell’opposizione al governo Maduro

aprile 26, 2017 • Mondo, z in evidenza

Redazione –

Caracas, 26 apr. – L’opposizione venezuelana promette di non cedere nella sua sfida per arrivare a rimuovere del presidente Nicolas Maduro, mentre la crisi politica diventa progressivamente più violenta, mentre i Paesi dell’Organizzazione degli Stati americani hanno chiesto una riunione d’emergenza del consiglio permanente per discutere la situazione in Venezuela. Il governo di Caracas ha risposto minacciando il ritiro dall’organizzazione. Con l’uccisone di un ragazzo di 23 anni, colpito alla testa da uno sparo nello Stato di Lara è arrivato a 26 il bilancio dei morti negli scontri e violenze legate alle proteste. Oltre 400 i feriti. E per oggi l’opposizione ha annunciato nuove proteste. (con fonte afp)

Almeno tre giovani manifestanti uccisi: due colpiti da “paramilitari filo-governativi” a Barinitas, nello stato di Barinas, nell’ovest del Venezuela, secondo quanto rivelato dal deputato dell’opposizione Pedro Luis Castillo, e uno a merida, capoluogo dello stato omonimo, secondo informazioni dell’Ombudsman nazionale, Tarek William Saab. Tutti e tre, secondo le prime informazioni, sarebbero stati raggiunti da colpi d’arma da fuoco.

Le violenze, che portano ad almeno 24 i morti nel Paese in appena 3 settimane, si sono verificate fuori dalla capitale Caracas, teatro invece di una marcia oceanica per chiedere elezioni anticipate e le dimissioni del Presidente. Alcuni disordini e scontri tra manifestanti e polizia non hanno compromesso una manifestazione complessivamente pacifica.
La moglie di Leopoldo Lopez, un oppositore in carcere, si è rivolta direttamente al presidente:

“Nicolas Maduro, questa è una marcia pacifica. Non abbiamo armi. Noi non crediamo nella violenza. Stiamo facendo resistenza perché vogliamo la pace, la tranquillità, vogliamo tornare a vivere con le nostre famiglie. Non vogliamo che i venezuelani siano spinti dalla fame a saccheggiare i negozi. Vogliamo che abbiano cibo e medicinali”.

Governo e opposizione si accusano a vicenda per i morti delle ultime settimane: alcuni sono stati colpiti da colpi d’arma da fuoco sparati da ignoti, spesso a bordo di motociclette.

In testa ai cortei c’erano anche alcuni sacerdoti, che conducevano delle preghiere tra i manifestanti. 11 i morti nella notte tra giovedì e venerdì a El Valle, nella perfieria meridionale di Caracas, poi scontri e saccheggi hanno interessato Petare, nel nord, la zona più pericolosa, la baraccopoli più grande di tutta l’America Latina. Il timore è che la protesta possa sfociare in una rivolta sociale incontrollabile.

altre fonti (askanews) 

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