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Diritti instabili

aprile 20, 2017 • Sui Generis, z in evidenza

 

di Matteo Cresti –

Mentre l’Italia e gran parte dell’occidente si appresta a celebrare i primi Pride della stagione, in altre parti del mondo gli omosessuali sono costretti alla clandestinità, sono arrestati, torturati, uccisi.
Da un lato abbiamo paesi in cui due uomini o due donne che passeggiano mano nella mano non sembrano fare niente di strano, e non suscitano nemmeno risposte emotive violente nella gente.
Dall’altro abbiamo paesi dove si può essere denunciati per omosessualità dai vicini di casa e venire condannati a subire cento frustrate in pubblico (gogna e supplizio.
È successo in Indonesia). Ci sono paesi dove è normale ricevere avances pubbliche sia da persone dello stesso sesso che di sesso diverso, e paesi dove anche le segrete app di incontri smettono di essere un luogo sicuro dove poter essere se stessi, come è successo in Cecenia qualche settimana fa.
Poi ci sono le infinite zone d’ombra. Paesi come il nostro dove si può trovare l’una e l’altra cosa. Dove due donne che si baciano in piazza (a Napoli) possono ricevere la gentile richiesta da parte di un militare di allontanarsi perché potrebbero disturbare qualcuno (la stessa richiesta sarebbe stata fatta ad una coppia eterosessuale? È reato darsi un bacio in pubblico?). Lo stesso paese dove ci sono gruppi d’odio che incitano ad impugnare le asce (l’obbligo di girare armati per i portatori di geni XY propugnato dalla signora De Mari, come se già la gente non sparasse abbastanza di suo), o che vorrebbero radicato uno stato religioso che se ne infischia delle coscienze degli altri (la repubblica di Dio sulla terra).

Lo stesso paese dove un sindaco (quello di Arezzo) ha affermato sì al Pride basta che però siano “continenti” )si sa dopotutto che gli omosessuali fanno sesso per strada davanti a tutti. Ma ha mai visto un Pride?). Un paese che al contempo sta facendo notevoli balzi in avanti, dalla legge sulle unioni civili, che non è matrimonio, che non garantisce i pieni diritti familiari, che sancisce una differenza radicale tra chi può contrarlo, il matrimonio, e chi non può, ma che comunque è pur sempre qualcosa. Dove le nuove generazioni sentono sempre meno il peso di pesanti fardelli innominabili, almeno nelle grandi città ci sono sempre più ragazzi e ragazze che fanno coming out molto presto, e che non si vergognano ad uscire con il fidanzatino o la fidanzatina di turno.

Così sono state variegate anche le reazioni alla notizia dei cento omosessuali rastrellati in Cecenia e chiusi in una specie di campo di concentramento, con il presidente ceceno che se ne fa beffe affermando che non esistono omosessuali nel suo paese (Mussolini disse la stessa cosa mandandoli al confino), dove Putin nega tutto con orgoglio, avendo tra l’altro portato a casa qualche settimana prima una sentenza che sancisce il divieto di usare la sua immagine in stile drag queen (immagine divenuta famosa dopo le leggi contro la “propaganda” omosessuale). Se da un lato ci sono state associazioni che si sono mobilitate, sit in di protesta, assemblee religiose che hanno manifestato il loro disappunto (come l’Unione Giovani Ebrei d’Italia), dall’altro spiccano i numerosi silenzi, e le grida di chi ha cercato o di impedire le manifestazioni o ha inneggiato alla Cecenia come un modello da seguire.

Società come la nostra, che hanno intrapreso la strada dei diritti molto lentamente, sembrano essere contraddittorie, ma in realtà sono in mutamento. I mutamenti difficilmente sono repentini, per lo più sono graduali, con una parte che spinge da un lato ed una dall’altro, chi vorrebbe lasciare tutto come è, e chi vede nel cambiamento l’alba di un domani più radioso. Ma la direzione non è sempre decisa.
Sembrava che la Turchia fosse destinata a divenire un paese laico, democratico, occidentale, uno dei prossimi membri dell’Unione Europea, invece oggi sembra essere un paese quanto meno diviso, in bilico tra democrazia e conservatorismo religioso. Fenomeni simili si ravvisano anche all’interno della chiesa cattolica, dove sono sempre più evidenti le tensioni tra Bergoglio e l’area conservatrice, e dove non è detto che sarà l’attuale pontefice a spuntarla. Così anche per quanto riguarda i diritti delle persone lgbt (in materia di sicurezza personale e familiare) non è detto che il cammino che hanno davanti sia tutto in discesa.
Si può andare avanti o tornare indietro, tutto dipende da quanta forza sapremo impiegare per appoggiare o fermare il mutamento. In questa battaglia, dove si combatte più a suon di urla, emozioni e slogan, che di ragioni pubbliche e argomentazioni, vincerà chi riuscirà ad accaparrarsi quella grande massa grigia, a cui interessano poco o nulla le vicende omosessuali, e che va dove dire il vento.

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