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Prigionieri politici nelle carceri Turche, sciopero della fame

aprile 12, 2017 • Medio Oriente, z in evidenza

Redazione –

Nelle carceri turche viene messo in atto un sistema di isolamento e tortura senza precedenti. L’autoritarismo di Erdogan in vista del referendum che potrebbe decretare una svolta dittatoriale per la Turchia, rende sempre più feroce il sistema oppressivo verso i detenuti politici, magistrati, giornalisti e dissidenti.
Centinaia di prigionieri politici sono in sciopero della fame a oltranza in diverse carceri turche. Il loro obiettivo è di condannare il sistema fascista e razzista della Turchia, per protestare contro le pratiche arbitrarie dell’amministrazione carceraria e le crescenti violazioni dei loro diritti. L’isolamento di tutti i prigionieri politici e in particolare quello del Leader del popolo curdo, Abdullah OCALAN, è stato allargato fino a comprendere tutte le carceri.
Lo sciopero della fame è stato lanciato nelle carceri di carcere di İzmir Aliağa Şakran, carcere chiuso di Edirne di tipo F, carcere femminile chiuso di Sincan, carcere chiuso di Sirnak, carcere chiuso di Urfa-Hilwan, e carcere di Van.

La Commissione della Sede Centrale dell’Associazione per i Diritti Umani (IHD) sulle carceri ha deciso di riferire delle violazioni dei diritti umani nelle carceri turche che sono notevolmente aumentate dopo il tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Una delegazione di 50 persone farà indagini in 72 carceri in tutto il Paese e riferirà le violazioni dei diritti dei prigionieri. Il rapporto sarà pronto a giugno e verrà poi presentato al pubblico.
Prigioniere e prigionieri del PAJK (Partito delle Donne Libere del Kurdistan) e PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) nelle carceri turche hanno iniziato uno sciopero della fame il 7 febbraio.
Una precedente dichiarazione in proposito di Deniz Kaya a nome di prigioniere e prigionieri di PKK e PAJK affermava quanto segue:

“L’AKP sta cercando di intimidire l’opposizione attraverso i suoi decreti di emergenza, arresti, detenzioni, e la normalizzazione della tortura. Parlamentari, sindaci, accademici e giornalisti vengono arrestati, villaggi bruciati, case distrutte e persone espulse e massacrate. Il primo luogo dove è stato messo in atto il regime golpista dello stato di emergenza è stato in carcere di massima sicurezza di İmralı. Lì è in atto un sistema senza precedenti di isolamento e tortura. L’isolamento del Leader del popolo curdo Abdullah Ocalan viene allargato a tutte le carceri. Il nostro Leader e i compagni che si trovano nello stesso carcere con lui, non possono incontrare le loro famiglie o i loro avvocati e gli viene vietato perfino di scrivere una lettera.

Le persone messe in carcere non hanno garanzie rispetto alla propria vita. Ogni giorno i nostri amici che vengono esiliati da un carcere all’altro vengono perquisiti nudi e subiscono torture. I nostri averi vengono sequestrati durate le retate nelle nostre celle e le lettere che scriviamo in curdo non vengono spedite e vengono classificate come ‘lingua sconosciuta.’ Vengono piazzate telecamere nelle nostre celle in un modo che viola i nostri spazi vitali e siamo costretti a stare in piedi sull’attenti durante gli appelli e a potare cartellini con i nomi come durante il golpe del 12 settembre. Il blocco fascista AKP-MHP cerca di consolidare la sua dittatura rendendo Erdoğan Presidente attraverso un referendum. Come prigioniere e prigionieri del PKK e PAJK, dichiariamo che continueremo a rigettare questo sistema fascista e a opporre resistenza. Facciamo appello ai gruppi sociali di dire ‘NO’ durante il referendum indetto dall’alleanza AKP-MHP e ad aumentare la resistenza su tutti i fronti.”

Prigionieri e prigioniere in sciopero della fame: la vittoria sarà di chi resiste
Le prigioniere e i prigionieri politici che sono in sciopero della fame da 43 giorni hanno dichiarato che svolgeranno un ruolo storico nell’attuale processo, promettendo che: “La vittoria sarà di chi resiste.”

La dichiarazione sottolinea che le politiche del governo dell’AKP mirano a condannare il popolo curdo a essere senza status durante la ricostruzione della regione dato che ha sostenuto e istituzionalizzato il fascismo in Turchia e nel Kurdistan del nord.

La dichiarazione afferma che ogni modalità di repressione, violenza e violazione di diritti che prende di mira la dignità umana in tutto il Paese viene condotta anche nelle carceri che vengono trasformate in centri di tortura e di pratiche che vogliono spezzare la resistenza e la volontà dei prigionieri.

La dichiarazione sottolinea che: “Lo sciopero della fame a oltranza irreversibile a Şakran, Sincan, Edirne e Van dura da 30 giorni, mentre lo sciopero della fame in tutte le altre carceri è in corso dal 15 marzo. Siamo consapevoli del fatto che l’isolamento imposto al nostro Leader a İmralı è al centro di tutte queste pratiche nelle carceri. Per questa ragione, l’isolamento deve essere fermato perché tutte le politiche di repressione, tortura e negazione finiscano. Dire ‘NO’ alla trappola mortale che il sistema impone al nostro popolo sarà l’inizio della rottura di questa tendenza. Noi, oltre 10mila prigionieri nelle carceri, riteniamo di poter svolgere il nostro ruolo storico e di poter ottenere importanti conquiste con la consapevolezza che siamo una forza importante di resistenza e su questa base condividiamo la vita e il significato con il nostro Leader. La vittoria sarà certamente della vittoria e di coloro che resistono.”

Le condizioni di salute delle prigioniere e dei prigionieri in sciopero della fame stanno deteriorando. Lo sciopero della fame del carcere di İzmir Aliağa Şakran è al 40° giorno, nel carcere chiuso di tipo F di Edirne al 31° giorno, nel carcere femminile chiuso di Sincan al 31° giorno, e nel carcere di Van al 18° giorno. Nel frattempo lo sciopero della fame lanciato in tutte le carceri il 15 marzo con le stesse richieste è all’11° giorno.

Inviatoci da: uikionlus.com

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