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Proteine per arrestare la crescita tumorale

aprile 11, 2017 • Etica e tecnologie, z in evidenza

di Daniel Ferraro –

Dall’intenso lavoro dei ricercatori dell’Università di Tel Aviv sono state identificate delle proteine bersaglio modificate da derivati fenantrenici che provocano l’arresto della crescita e l’autodistruzione di cellule tumorali umane. L’attività citotossica dei fenantreni, in una varietà di cellule tumorali, è attribuita alla capacità di apportare delle modifiche post-traduzionali nei confronti di proteine responsabili della formazione del fuso mitotico.
L’attività citotossica della Fenantridina PJ34 causa la formazione di apparati del fuso più piccoli e aberranti con zone di interruzione, il che si traduce nell’arresto della crescita tumorale. Tutto ciò è stato dimostrato dal trattamento di tumori umani sviluppati in topi atimici.

Con il termine cancro indichiamo quei processi patologici caratterizzati da una replicazione e diffusione cellulare incontrollata che determinano la formazione di una massa tumorale che si discosta dalla normale citoarchitettura dell’organo o del tessuto in cui insorge.
La conseguenza di tutto ciò, in termini pratici, è l’invasione e quindi la distruzione delle suddette strutture con perdita di funzioni vitali che rendono la nuova condizione incompatibile con la vita.
La chemioterapia può dimostrarsi tanto efficiente quanto deleteria in quanto va ad agire, in maniera indistinta, su cellule a rapida replicazione colpendo, in tal modo, anche le cellule sane.

Dalla Sackler School Of Medicine dell’Università di Tel Aviv, il gruppo di ricerca guidato dalla professoressa Malka Cohen-Armon è giunto ad una sensazionale scoperta di tre proteine fenantreniche quali: PJ34, Tiq-A e Phen che si sono dimostrate efficaci nell’indurre l’arresto della mitosi (divisione cellulare) e l’apoptosi (morte cellulare) nelle cellule tumorali. L’apporto di queste modifiche post-traduzionali è confermato dallo spostamento del punto isoelettrico delle proteine bersaglio.
Queste ultime, come già annunciato precedentemente, sono coinvolte nella formazione del fuso mitotico, una struttura formata da microtubuli che fungono da binari per i cromosomi in fase di divisione affinché si possano generare, da una cellula madre, due cellule figlie.

Secondo la docente ricercatrice Cohen-Armon, queste scoperte possono rappresentare le fondamenta per la sintesi di nuovi farmaci che potranno sfruttare questo meccanismo per arrestare la proliferazione neoplastica e indurre l’autodistruzione delle cellule tumorali. Gli studi finora condotti hanno dimostrato che nei topi trapiantati con cellule di carcinoma mammario triplo negativo, tra i più resistenti alle terapie attualmente disponibili, la somministrazione di questi composti reattivi ha determinato l’autodistruzione delle cellule tumorali inducendo l’arresto della crescita neoplastica.
Attualmente si sta cercando di far valere questo meccanismo anche nei confronti del cancro del pancreas, uno dei tumori più aggressivi e refrattari alla terapia. Dall’analisi di questi studi, secondo la leader del gruppo di ricerca, sarà possibile rinnovare l’approccio terapeutico nei confronti di patologie neoplastiche, interfacciandosi anche con i tumori più aggressivi limitando il danno a carico di tessuti sani.

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