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Integrazione o disintegrazione?

aprile 10, 2017 • z editoriale

 

di Loredana Biffo –

L’attentato di Stoccolma è la conferma che la sfida culturale dei modelli di integrazione è stata persa in modo clamoroso. E’ altresì la prova che l’occidente non è più artefice del proprio destino, non essendo in grado di comprendere il fenomeno del terrorismo islamico nella sua peculiarità e il suo scopo: la distruzione della modernità così come la conosciamo.

in nome dell’accoglienza e della multietnicità la civilissima Svezia ha permesso che nascessero periferie con una maggioranza islamica di oltre il 90%, che monopolizzano il territorio, dove in strada si vedono pochissime donne, tutte con il velo, in particolare quelle giovani, mentre le altre indossano il niquab (la tunica integrale che lascia scoperti solo gli occhi), e le svedesi in molti quartieri come Malmo, Rinkeby, Husby, Rosengard, Anered, Goteborg e Harmarkullen si tingono i capelli di nero per il timore delle molestie. Si pensi che ben cinquanta zone periferiche sono considerate a rischio. Aree in cui hanno la meglio le organizzazioni criminali e come a Rinkeby quartiere con sessanta etnie, solo un abitante su venti è autoctono.

A quarantanni dalla decisione del parlamento svedese di trasformare la Svezia in un paese multiculturale, i crimini sono aumentati del 300 per cento e gli stupri del 1472 per cento. Ovviamente lo stupro è oggi più che mai un bottino di guerra, il migliore e tradizionale metodo per stabilire le gerarchie e far capire chi comanda. Si noti bene che in Svezia, è vietato fornire i dati etnici di chi commette crimini, pertanto non si può dire che gli uomini di religione musulmana stuprano le donne; il paese è diventato il secondo al mondo per l’elevato numero di violenze sessuali dopo l’Africa del sud.

La Svezia è il modello più avanzato in materia di welfare generosamente esteso anche agli immigrati che hanno la libertà di conservare la propria cultura, libertà che viene scambiata per libertà di disintegrazione delle culture autoctone. La crisi delle democrazie sta dando segni evidenti e allarmanti in seguito a inclusioni massicce di immigrazione, la Svezia ha accolto centosessantamila domande di asilo solo nel 2015; i flussi sono stati di immigrazione da paesi in guerra e anche di immigrazione economica, questo ha fatto lievitare in modo consistente i costi dello stato sociale. La cosa sconcertante è il silenzio ambiguo della sinistra rispetto al fenomeno del terrorismo islamico, con questa giaculatoria della tolleranza si sta creando in realtà intolleranza, non a caso i partiti populisti si sono rafforzati.

Quello che non pare chiaro è il fatto che che l’azione rivoluzionaria e distruttiva del fondamentalismo jiadista non è una lotta di classe, una lotta del proletariato, ma una lotta di una cultura medioevale contro la modernità. Quello che viene destrutturato, è il concetto di costituzione culturale, simbolica e sociale che è il tessuto connettivo dei sistemi sociali moderni, per i membri di una collettività. Quello che la sinistra sta attuando è una sorta di accademismo che porta ad applicare una teoria in modo convenzionale attraverso atteggiamenti irriflessivi, si sta avviando sempre più alla “costruzione di un mostro”, ovvero l’oscurantismo che divora le nostre società. Quello che occorre è uno sforzo di modellizzazione della complessità che sia in grado di superare vecchie teorie che usiamo in modo inconsapevole, perché in questo modo la teoria si contrae e diventa ideologia, non sappiamo nemmeno più perché usiamo quella cosa, abbiamo uno sguardo condizionato e quel che ne segue è la totale incapacità di agire concretamente per affrontare un fenomeno tanto complesso quanto pericoloso.

E’ evidente la tensione tra la tendenza assolutista dominante dell’Islam e il pluralismo che le democrazie credono di poter gestire trascurando il fatto che i problemi sono diventati acuti con lo sviluppo del fondamentalismo fondato tra l’altro su tendenze settarie che sono state trasferite nella sfera democratica e che hanno meccanismi con forti tendenze giacobine in salsa di tradizione ortodossa.

In questi giorni si fa un gran parlare della presentazione in senato della costituente islamica laica, sbandierando un laicismo che è un ossimoro bello e buono rispetto alla visione islamica, per essere attuabile un rinnovamento dell’Islam dovrebbe partire dall’abolizione del reato di apostasia (per il quale è prevista la pena di morte), ovvero l’accettazione che gli individui di fede musulmana possano cambiare religione o non averne una e che sia accettato il matrimonio con persona di fede diversa ; nonché la questione della condizione di inferiorità e subalternità della donna nella visione islamica, che è causa di gravi violazioni come dare in sposa una minorenne o l’obbligo del velo. Se non si parte da questo fondamentale concetto, non vi sarà alcuna possibilità di una conciliazione tra Islam e modernità. Come giustamente sostiene il filosofo francese Alain Finkielkraut: ” Se non vi sarà un limite all’immigrazione, sarà la sottomissione o la guerra civile”. 

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