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Orbán contro le Università

aprile 7, 2017 • Cultura e Società, Uncategorized, z in evidenza

di Matteo Cresti –

Il governo ungherese si sta trasformando sempre più in un regime autoritario che mal tollera la dissidenza. Così in questi giorni è stata preconfezionata una nuova legge sulle università autorizzate a rilasciare titoli di studio validi in territorio ungherese, una legge che mette al bando uno degli istituti universitari d’eccellenza europei, e la ragione di tutto ciò sembra proprio l’essere sgraditi al governo.
La nuova legge sull’istruzione varata dopo solo tre ore di discussione in parlamento, prevede che le università estere che hanno un campus in Ungheria, per poter operare debbano avere anche un campus nel loro paese di origine. Una norma costruita appositamente per obbligare la Central Europe University a chiudere. La CEU fu fondata nel 1991 dal magnate di origini magiare ma naturalizzato statunitense George Soros. Soros registrò l’ente nello stato di New York, da cui è riconosciuto, ma costruì l’unico campus a Budapest. Sostanzialmente si tratta di un’università americana in territorio estero, i cui titoli hanno validità sia in Ungheria che negli Usa. Nulla di nuovo, anche in Italia esistono istituzioni di questo tipo.
La legge sembra davvero essere stata emanata per colpire questo istituto, e il suo fondatore Soros, ne sarebbe una prova l’esternazione di uno dei ministri del governo di Orbán, che avrebbe dichiarato che l’università si era resa colpevole di aver attaccato ripetutamente il governo.

Il governo invece accusa ufficialmente la CEU di fare concorrenza sleale, millantando un riconoscimento anche negli Stati Uniti, quando là non ha nemmeno un campus. Vero che l’istituto non ha un campus negli Usa, ma non sta millantando proprio nulla, visto che i titoli di studio sono riconosciuti dal dipartimento dell’istruzione americano. Insomma sembra tutta una costruzione per accanirsi contro un avversario politico (Soros) e un’istituzione che in passato aveva criticato le politiche antiliberali e antiumanitarie del governo.
La legge giace ora nelle mani del presidente della repubblica Áder, che dovrà decidere se firmarla, ma dato il suo comportamento supino alle volontà del primo ministro non ci sono dubbi che lo farà.
Questa mossa del governo ungherese non è passata in sordina, e molte università europee hanno scritto alle istituzioni ungheresi per fare pressione, una petizione con 50 mila firme è stata consegnata, ma per ora a nulla è servito.
Tutto sembra dunque ridursi ad uno scontro politico. Non che Soros sia un personaggio meno controverso di Orbán, è noto infatti per essere l’uomo che “ha messo in ginocchio la banca d’Inghilterra”, e se per questo anche quella d’Italia, attraverso mosse speculative che gli hanno prodotto miliardi di dollari di profitto.

Un personaggio che non si pone scrupoli a fare giochetti finanziari per mandare in rovina interi paesi, e subito dopo dichiarare che la finanza così non va bene perché rovina la vita delle persone. Ma chiudere un’università per infliggere un colpo ad un avversario politico pare eccessivo. Soprattutto se l’università in questione è la CEU, forse la più prestigiosa tra le università ungheresi. Colpire l’università significa colpire il proprio futuro, tagliarsi la possibilità di sviluppare competenze e progresso.
In tutto questo l’Europa sembra ancora assente, come se nulla si stesse agitando lungo le rive del Danubio. Dove è ora quell’Europa che si faceva vanto della propria cultura e delle proprie libertà?

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