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Quale lingua per l’Unione Europea?

aprile 3, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

lingue-straniere

di Matteo Cresti –

Il 25 Marzo 1957 venne posta la prima pietra per la costruzione dell’Unione Europea: la firma dei trattati di Roma. 60 anni più tardi ci troviamo davanti non ad un trattato commerciale tra sei paesi, ma ad una macchina complessa, un enorme marchingegno che non osa diventare unione politica, ma che tuttavia ambisce a regolamentare ogni sfera della vita nazionale (dal cibo all’economia).
Un gigante che perde pezzi e credibilità. E che ultimamente dopo il referendum sulla Brexit ha perso anche una lingua. Un problema non da poco, in un amalgama di lingue diverse era necessaria una lingua con la quale poter riuscire a comunicare.
L’inglese che culturalmente in questa fase storica è predominante ed è conosciuto da (quasi) tutti, aveva anche il vantaggio di essere una delle lingue ufficiali dell’Unione. Ogni stato infatti era stato chiamato a scegliere una sola lingua come ufficiale nella quale redigere documenti e tenere discorsi ufficiali, e l’unico che aveva scelto l’inglese era stata proprio la Gran Bretagna (l’Irlanda e Malta avevano scelto rispettivamente il gaelico e il maltese). Adesso sebbene l’inglese rimanga la lingua veicolare, non gode più di nessun diritto. I problemi che si pongono sono di due tipi, uno ufficiale e l’altro ufficioso.
Ufficiosamente difficilmente la lingua inglese potrà essere soppiantata. Se poi stiamo davvero parlando di inglese, oppure di un lingua semplificata con pochi vocaboli e poche regole che tutti possano capire e imparare facilmente. Inoltre resta comunque la lingua principale di Malta e Irlanda, quindi non una lingua del tutto estranea la mondo dell’Unione Europea.

Perché venga sostituita servirebbero anni e politiche educative concordate e comuni. E poi con quale lingua?
Diversa è invece la questione ufficiale. Con il continuo allargamento dell’Unione è aumentato di conseguenza anche il numero delle lingue ufficiali, ciò ha comportato la pratica condivisa di redigere i documenti ufficiali solo in inglese, francese e tedesco, e soltanto dopo l’approvazione finale redigerli nelle varie lingue ufficiali.
Se da un lato è facilmente intuibile che una lingua prevalga sulle altre, così da permettere la comunicazione, dall’altro è altrettanto facile intuire quali siano le ragioni che hanno portato all’affermarsi in ambito europeo di inglese, francese e tedesco.

Non sono solo ragioni linguistiche di semplicità e di diffusione. Ad esempio il tedesco non è di certo la lingua più semplice da imparare, anche se ha dalla sua che i locutori siano 110 milioni (e 200 milioni di persone la conoscano come seconda lingua). Il francese d’altro canto conserva una certa aura di rispetto, è stata per lungo tempo la lingua della diplomazia e una delle lingue più conosciute. Fino a non molto tempo fa godeva lo status di prima lingua straniera anche nel nostro paese. A queste ragioni si aggiungono appunto, considerazioni di egemonia e di prestigio.

È innegabile che il prestigio di uno stato possa dipendere anche dalla considerazione che riceva la sua lingua, e il prestigio di una lingua dipenda anche dal prestigio dello stato in cui è parlata.
Ma adesso che l’inglese sembra escluso dal pantheon delle lingue europee, cosa fare? Una possibile soluzione sarebbe permettere agli stati di indicare non una sola scelta come lingua nazionale, e quindi reintrodurre l’inglese come lingua ufficiale di Malta o Irlanda. Oppure sostituire l’inglese con altro (con tutti i problemi che ne deriverebbero). Sembra che lo spagnolo possa ambire a questo onore, certamente non l’italiano, visto anche il ruolo sempre più marginale che la nostra repubblica sta prendendo nell’Unione.
Tuttavia, dopo la celebrazione dei 60 anni dei trattati di Roma, forse potrebbe essere anche l’ora di incominciare una riflessione seria sul futuro dell’Europa, e di un’unione che non sia solo economica. La lingua può essere uno dei fattori di unione più forti. Ricordiamo tutti dai libri di scuola che quando i piemontesi dopo l’unità si trovarono ad amministrare la Sicilia, esclamavano che non riuscivano nemmeno a capire quello che gli abitanti dicessero.

In quel contesto, la diffusione di un italiano neutro e standard riuscì a cementare meglio uno stato che prima non esisteva. Una lingua comune può essere non il solo, ma certamente uno dei fattori di costruzione di un’Europa unita e diversa. Ma quale lingua? Privilegiare una lingua nazionale piuttosto che un’altra sarebbe come sancire la disparità tra le varie parti.

Sono affascinanti le ipotesi di introdurre l’esperanto, o il latino o l’interlingua, magari solo a livello amministrativo. Ipotesi teoriche e affascianti, dal forte impatto ideologico ma che resteranno solo utopia.
La questione non è di facile soluzione. Nel passato abbiamo visto stati multilinguistici, e tutt’ora ne esistono, il Canada è sostanzialmente bilingue, anche alcune zone dell’Italia lo sono. Ma il multilinguismo non supera il numero delle dita di una mano. È davvero pensabile la costruzione di un’Europa con 27 lingue? È dunque sempre più forte la necessità di una lingua che unisca popoli così distanti, ma la Brexit rischia di scompigliare le cose.

3 Responses to Quale lingua per l’Unione Europea?

  1. GIURE MAZZI ORESTE ha detto:

    L’unica lingua che può unire gli Europei è il LATINO. Perchè dobbiamo imparare l’inglese quando la GB ha sputato sull’Europa tutto il suo disprezzo ?

    • Emanuele ha detto:

      Perché l’inglese si parla anche in altri 2 interi continenti. E sul fatto che la GB abbia sputato sulla ue posso dire che abbia fatto solo bene, l’unione europea non è veramente un’unione di nazioni solidali tra loro, ma tra nazioni che si fanno la guerra economica a son di ricatti sul debito e dove una in particolare decide per tutti gli altri forte della sua posizione anche grazie ai debiti di guerra condonati da nazioni veramente solidali.

      Sicuramente la lingua ufficiale dell’europa non dovrà diventare il tedesco, prima di tutto perché non si parla in molte nazioni del mondo (piuttosto allora sarebbe più importante il francese) ed in ogni caso dovrebbe rimanere l’inglese perché è una lingua parlata anche nel resto del mondo e non c’entra nulla l’europa in tutto questo, ma semmai nel fatto che due interi continenti la parlino e quindi se si vuole cominciare ad essere seri in questa unione europea si cominci a fare le cose per bene dimostrando maturità anche per le comunicazioni con gli stati esteri, perché nel mondo non esiste solo l’unione europea, non avrebbe senso che Oceania ed America debbano imparare il latino o altre strane lingue per comunicare con l’europa, sarebbe più giusto il contrario, fregandosene con maturità di rifiutare la lingua di un paese che è uscito per ripicca. Altrimenti andrà a dimostrazione che l’unione europea non ha imparato niente dai suoi errori e che pensa sempre alla vendetta. Non è certo l’atteggiamento più consono per chi si definisce sociale, solidale e pacifico.

    • fabrizio ha detto:

      No, è troppo difficile; necessita di essere studiato; Così anche Espreranto.
      Interlingua è invece l’unica scelta possibile e ragionevole: può essere compresa al 80% da un europeo medio, senza che sia studiata!! Questo la renderebbe già utilizzabile, in quanto già molto comprensibile.
      Inoltre può essere imparata molto più velocemente di qualsiasi lingua, proprio perchè come dice Wikipedia:

      L’interlingua ha un lessico dall’aspetto particolarmente naturale, in quanto ottenuto dal confronto dei vocabolari di cinque diffuse lingue viventi: le quattro principali lingue romanze (italiano, spagnolo, portoghese e francese) e l’inglese. A queste lingue si aggiunge l’apporto del tedesco e del russo, i cui lessici sono considerati nei casi in cui quelli delle cinque lingue principali siano discordanti fra loro.

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