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Aborto in Texas, il ritorno al paternalismo di medici e sacerdoti

marzo 24, 2017 • Sui Generis, z in evidenza

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di Matteo Cresti –

Il Senato del Texas ha approvato due nuove leggi, che sostanzialmente impediranno l’aborto sicuro, e la possibilità di scelta ai genitori. Il Senate Bill 415 impedirà l’utilizzo di uno dei metodi più sicuri e più utilizzati di aborto, ma è soprattutto l’SB 25 che ha scatenato polemiche.
E non a torto.
La nuova normativa texana consentirà infatti ai medici di tacere eventuali malattie e malformazioni del feto, in modo da prevenire la possibile scelta dei genitori di abortire. La legge servirebbe a proteggere i medici, che in alcuni casi si sono trovati ad essere citati in giudizio per aver taciuto informazioni essenziali sullo stato di salute di un feto, ma d’altronde, come ha candidamente affermato uno dei senatori proponenti: “È inaccettabile che i medici possano essere penalizzati perché difendono la sacralità della vita umana”.

Non potendo cancellare direttamente l’aborto, il senato locale cerca con tutti i mezzi possibili di renderlo più difficoltoso e scoraggiarne il ricorso. Già qualche anno fa il Texas aveva cercato di ridurre le cliniche abortiste imponendo inutili standard sanitari (http://caratteriliberi.eu/2016/06/28/in-evidenza/la-corte-suprema-boccia-la-legge-texana-sullaborto/). La legge venne poi stralciata dalla Corte Suprema. Anche stavolta, camuffato da opinabili intenzioni, si cerca di eliminare un diritto, imponendo convinzioni morali ad una parte della popolazione.

Con questa nuova legge, un medico potrà nascondere lo stato di salute del feto ai genitori, in modo da impedirgli di prendere una decisione consapevole sulla loro genitorialità. Ritorniamo di colpo indietro di decenni, ad una visione paternalistica della medicina e del medico come sacerdote, le cui convinzioni tornano ad essere imposte senza la possibilità di poter decidere della propria vita.

Non si tratta solo se scegliere se abortire o meno, ma anche di prepararsi alla nascita di un figlio disabile o malato, essere pronti ad accoglierlo, non solo psicologicamente ma anche materialmente. In ogni caso non è in questione la dignità o il valore della vita di un bambino disabile, quanto piuttosto è in questione il diritto della donna a scegliere che cosa fare con il proprio corpo, a scegliere una genitorialità consapevole. Ora accadrà invece esattamente l’opposto.

Con questa legge si nega il diritto dei pazienti ad una completa informazione, che è il primo passo per compiere una scelta consapevole. Ma è proprio questo che si vuole impedire, si vuole impedire alle famiglie di scegliere, perché siano in balia delle credenze di qualcun altro, perché non possano esercitare l’autonomia di cui gli esseri umani si sono dotati.

Impedire di scegliere, impedire la crescita morale degli individui, sopraffazione morale, paternalismo, questi sono i punti chiave di una legge che poco ha di moderno. C’è da sperare che anche questa volta la Corte Suprema si pronunci, come ha già fatto in passato. Perché qui non c’è solo in gioco il diritto della donna ad abortire, ma soprattutto il diritto delle persone ad essere pienamente informati delle proprie condizioni e a fare una scelta consapevole.

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