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Biotecnologie, prospettive ed eccellenze

marzo 16, 2017 • Etica e tecnologie, z in evidenza

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di Domenico Letizia
Israele resta uno dei paesi che più investe e sperimenta nel campo scientifico e tecnologico. Particolarmente interessante è lo stato della ricerca in ambito biotecnologico.
Molte delle tecnologie più innovative e promettenti del mondo, escono dalle università e dagli ospedali israeliani. Con un aumento costante del numero di brevetti depositati e il numero di startup in questo settore, la biotecnologia israeliana sta cavalcando la cresta dell’onda.

L’importanza delle biotecnologie si estende ben oltre il potenziale economico, poiché riguarda anche la vita quotidiana degli esseri umani. Il settore biotecnologico israeliano gode di altissime prospettive di successo, tuttavia, si tratta di un settore complesso che merita attenzione da parte della comunità internazionale e uno sguardo che sia privo di pregiudizio politico.
Recentemente l’Università della California (USA) ha firmato un nuovo accordo di cooperazione con Israele volto a promuovere l’innovazione tecnologica e la ricerca e sviluppo. In una dichiarazione la presidente dell’ateneo Janet Napolitano ha affermato di essere “felice” di poter lavorare con l’Israel’s National Technological Innovation Authority (IIA) come partner internazionale al fine di poter “incentivare le scoperte e le innovazioni dei nostri campus, laboratori e centri medici”.

L’accordo si concentra sul rafforzamento dei legami economici, culturali e accademici, sottolineando l’importanza della ricerca nel campo della conservazione delle acque, cyber-sicurezza, energie alternative, educazione, tecnologia agricola, salute e biotecnologia.
Israele, secondo un recente studio, è considerato “il partner preferito per la collaborazione con ricercatori statunitensi”, con un numero crescente di università americane di alto livello che collaborano con le istituzioni israeliane. Nel periodo oscillante dal 2006 al 2015 sono state più di 5000 le pubblicazioni provenienti dal mondo scientifico israeliano.

Solo il Massachusetts Institute of Technology vanta 1835 pubblicazioni scritte con gli autori, esperti e scienziati affiliati alla Tel Aviv University, l’Università Ebraica, il Technion, l’Istituto Weizmann e il Ben-Gurion University. Al secondo posto, invece, ritroviamo la UC Berkeley con 1697 pubblicazioni, seguita dalla Columbia, con 1596. Un lavoro di ricerca abnorme e importantissimo per la comunità scientifica internazionale.
Lo stato di Israele è pioniere nel costruire quello che oggi è il modello più diffuso di trasferimento di tecnologia (TT) e intellectual property dall’accademia all’industria. Nel 1952 il Technion di Haifa crea la prima società di commercializzazione di brevetti ed innovazioni derivati dagli studi degli scienziati.

Nel 1959, l’Istituto Weizmann costituisce la propria società di Technology Transfer, cui seguiranno quelle delle Università di Tel Aviv e di Gerusalemme. Alla metà degli anni ’60, quindi, Israele ha costituito un sistema nazionale di TT, che verrà replicato negli Stati Uniti solo negli anni ’80 e in Europa e Giappone negli anni ’90. Israele è anche tra i pionieri nel promuovere l’immigrazione di scienziati e tecnici, culminata nell’assorbimento di più di 160000 fra scienziati, ingegneri, medici, insegnanti e tecnici.

Prima della nascita dello Stato d’Israele, e fino a tutti gli anni ‘80, gran parte dei finanziamenti vengono dedicati a due settori cruciali per lo Stato ebraico: la difesa e l’agricoltura. Ciò rende il paese estremamente attrattivo per la ricerca biotecnologica e per gli investimenti in generale.
L’eco-sistema locale è caratterizzato da una dinamica alla quale partecipano la ricerca accademica, il sostegno del governo e una disponibilità concreta di fondi, (investimenti nella R&S di circa 5% del PIL) professionisti altamente specializzati con una solida cultura imprenditoriale, spirito innovativo e tecnologie avanzate.

Tale settore, che rappresenta circa il 50% delle attività di ricerca, può contare su numerose strutture quali università (es. Hebrew University, Technion, Tel Aviv University, ecc.), Istituti di ricerca (es. Yeda – Weizman Institute, The Alexander Silberman Institute of Life Science, ecc.) e poli ospedalieri e centri medicali (es. Rambam Medical Center, Sheba, Hadassa, ecc.) Israele gode di una delle più alte concentrazioni al mondo di scienziati pro-capite (145 ogni 10000 abitanti) di cui il 33% è proprio specializzato nel comparto della scienza della vita.

Gli investimenti di venture capital nelle imprese israeliane delle biotecnologie, sono cresciuti in modo significativo dalla fine degli anni 90′ e il numero delle operazioni ha mantenuto negli ultimi anni un trend di crescita positivo. Le imprese israeliane di tecnologia avanzata hanno raccolto nel 2015 finanziamenti per 4.43 miliardi di USD, dato che rappresenta il livello di finanziamenti più alto registrato in Israele nell’ultimo decennio.
Di questi finanziamenti il 21% è stato destinato al settore della Life Science. Ribadiamo il diritto alla conoscenza e tutta la comunità scientifica mondiale dovrebbe conoscere l’assoluta serietà e innovazione della ricerca scientifica in questo piccolo ma grande paese.

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