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Bio-pancreas, l’importanza della ricerca

marzo 15, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Daniel Ferraro –

La ricerca scientifica, oggigiorno, rappresenta la speranza di milioni e milioni di persone le quali, chi per un motivo chi per un altro, attendono che essa possa partorire una sensazionale scoperta che cambierebbe il loro “modus vivendi” dettato da un precedente stato morboso o problematico.

Equipe di ricercatori medici, biotecnologi, chimici e biologi sono in positiva competizione per raggiungere quest’obbiettivo. Israele ancora una volta gioca le sue carte migliori attraverso il lavoro del Professore Eduardo Mitrani, dell’Università Ebraica di Gerusalemme, e del suo team di ricerca che, dal 2015, stanno lavorando ad una startup di Ramat Gan.

Direttamente dal The Times Of Israel, il professore Mitrani spiega come questa innovazione possa far progredire la target terapy nel mondo medico. Il bio-pancreas, progettato per i casi più difficili di diabete, potrà essere impiantato in qualunque parte del corpo e sarà in grado di secernere meccanicamente insulina abolendo in tal modo la necessità di misurare costantemente i livelli ematici di glucosio.
Il costante controllo della glicemia rappresenta da sempre uno dei maggiori problemi per la compliance dei pazienti diabetici. Prima di giungere all’ideazione del pancreas bioartificiale, alcuni ricercatori hanno tentato di trapiantare nuove cellule pancreatiche nella speranza di far ripartire l’organo.

Il fallimento di questa terapia è stato ascritto, commenta lo stesso Mitrani, alla precoce morte di queste cellule. Affinché queste ultime possano sopravvivere e continuare a funzionare in maniera ottimale, è necessario instaurare un’adeguata trama connettivale che possa provvedere al sostentamento strutturale e biologico delle suddette cellule evitando in tal modo la precoce morte e la successiva dipendenza dall’assunzione dell’insulina da parte del paziente.

Questa nuova tecnologia è in fase di sperimentazione in diversi studi, confinati in ambito israeliano, al fine di poter poi ottenere fondi per effettuare ulteriori test e raggiungere l’approvazione da parte della Food And Drug Amministration e della sua controparte canadese Health Canada, al fine di avviare successivi trials clinici negli Stati Uniti e in Canada. Se tutto quadrerà nel migliore dei modi, un pancreas artificiale potrà essere sul mercato entro cinque anni.
Per ora, bisogna attendere che tutto ciò volga al termine, auspicando un buon risultato della ricerca, e riporre grande fiducia nella tecnologia israeliana che da anni continua a progredire e a contribuire allo sviluppo della ricerca medica; pertanto possiamo riconoscere Israele come uno dei paesi “reservoir” di progresso scientifico, ma soprattutto e concretamente un paese di speranza.

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