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La democrazia secondo il sultano ringhiante

marzo 13, 2017 • Mondo, z in evidenza

 

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di Loredana Biffo – 

La controversia tra Olanda e Turchia è l’emblema dell’arroganza di Erdogan e della sua volontà di piegare ai precetti della sharia il paese che era una speranza di democratizzazione dell’islam integrale e il suo – ormai improponibile – ingresso nell’Unione europea.

Il governo di Ankara dopo il golpe anacronistico della scorsa estate, ha incarcerato praticamente tutta l’opposizione, passando poi ai giornalisti, scrittori e magistrati.

Ora che manca poco alle elezioni in Olanda, ha fatto la mossa strategica di incitare i turchi a parlare in piazza dei problemi inerenti alla politica interna della Turchia attraverso l’incitazione dei residenti nei Paesi Bassi sul tema del referendum del 16 aprile molto caro a Erdogan perché la vittoria gli conferirebbe il potere di stravolgimento costituzionale al fine di avere potere assoluto.

Dal momento in cui il sindaco di Rotterdam ha dato ordine di vietare il comizio pro Erdogan da parte dei suoi partigiani, questo si è stracciato le vesti lanciando fulmini e saette verso l’Olanda che secondo lui sarebbe fascista, nazista e i suoi governanti dei “cani” per aver negato la libertà di espressione (sic!). Probabilmente la genesi da dittatore gli impedisce di comprendere che un Paese democratico non può autorizzare una propaganda politica sul proprio territorio senza contraddittorio, perchè noncompatibile con i principi di democrazia e pluralismo su cui si fonda l’Unione Europea, autorizzare sul territorio di uno dei suoi Paesi membri una campagna in favore di un progetto illiberale.

Risultato: i Paesi Bassi rivendicano il loro diritto a non ospitare sul territorio manifestazioni a favore del dittatore turco; la Danimarca ha annullato una visita turca in seguito all’accaduto. Esattamente il contrario è avvenuto in Francia dove i comizi turchi sono avvallati da Hollande in nome del multiculturalismo e dell’integrazione, il governo francese autorizzando a parlare il ministro degli esteri turco ha dovuto sentire Cavusoglu insultare il popolo polacco dichiarando che l’Olanda è un paese fascista. Altresì la Merkel osserva placidamente i fatti di casa sua dichiarando che non vuole scontri tra turchi in territorio tedesco; per non parlare dell’Italia che è sostanzialmente invisibile con la melliflua Mogherini.

Intanto la ministra turca Sayan Kaya ha dichiarato che questa è stata una grave violazione dei diritti umani e che sono stati sottoposti ad un “trattamento disumano e immorale”, che non sono stati riconosciuti diritti democratici di base, quali la libertà di movimento, di espressione e di raduno e che l’Olanda si configura come paese ostile; sarebbe forse il caso di ricordarle che lei è stata accompagnata senza tanti complimenti al confine con la Germania, dove la Merkel l’aspetta a braccia aperte, mentre in Turchia vengono incarcerati giornalisti e scrittori oltre agli oppositori.

Ora se la situazione non fosse così grave ci sarebbe da ridere a sentire l’ayatollah ottomano in giacca e cravatta e sua relativa ambasciatrice che danno dei nazisti a paesi democratici.

Un sultano che ha la pretesa di fomentare la sua propaganda in paesi occidentali per sostenere il suo progetto di stravolgimento costituzionale nel suo paese ha il coraggio e la sfrontatezza di creare disordini e incidenti diplomatici strumentali, in democrazie civilmente partecipate, oltretutto in malafede perché sa benissimo di fomentare in questo modo gli aneliti più populisti che insorgono in tutta Europa; è ovvio il tentativo malcelato di mettere subbuglio nelle nostre democrazie e di favorire le divisioni.

Per tutta risposta il “democratico” bullo di Ankara ha fatto chiudere l’ambasciata olandese in Turchia. Vorrebbe anche le scuse da parte delle democrazie che non si lasciano abbindolare dal suo tentativo di islamizzazione attraverso il radicalismo di milioni di immigrati turchi e che si rifiutano di appoggiare la politica turca.

Spiace dover dire che il resto dell’Europa sta tenendo un profilo vergognosamente compiacente verso questo delinquente, esattamente come aveva fatto a suo tempo con Khomeini, e come fa con l’Arabia saudita, anziché schierarsi con i Paesi Bassi ci si allea codardamente al fascismo dell’islam integralista, proprio ora che la deriva autoritaria e aggressiva di Erdogan sembra ormai inarrestabile, e loro, stanno a pianificare l’Europa a 28 velocità. Chapeau.

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