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Ahmadreza Djalali, ricercatore condannato a morte in Iran

marzo 5, 2017 • Comunicati Stampa

 

 

 

amadreza_medico

di Domenico Letizia –

Domani alle ore 11 per Radio 3 Scienza sarà appronfondita la vicenda di Ahmadreza Djalali. Era alla sua terza visita in Iran dal 2009, l’anno in cui lasciò il suo paese per fare ricerca all’estero.

Ma questa volta è stato arrestato, e il suo lavoro bollato come “collaborazione con i governi nemici”. Ahmadreza #Djalali, esperto in medicina dei disastri, rischia ora la pena di morte. La situazione è molto grave e preoccupante considerato l’elevato numero di esecuzioni in Iran da parte del regime teocratico anche sotto la presidenza di Rohani.

Ricostruiamo la sua vicenda con la senatrice a vita Elena Cattaneo e con Eleonora Mongelli, del direttivo della Lidu Onlus– Sede nazionale Lega Italiana dei Diritti Dell’Uomo.

Non è la prima volta che un ricercatore iraniano si trova in una situazione simile, come ci racconta Michele Catanzaro, giornalista scientifico e collaboratore della rivista Nature.

Ahmadreza Djalali, medico e ricercatore iraniano di 45 anni con un lungo passato all’Università del Piemonte Orientale di Novara, è oramai da quasi un anno incarcerato senza una accusa vera nella famigerata prigione di Evin, vicino a Teheran.

È stato minacciato di essere condannato presto a morte e non può parlare con nessuno, se non ogni martedì con sua madre e la sorella in Iran.

E così la moglie Vida Mehrannia e i figli, ora in Svezia dove lei lavora come chimico, quando possibile, riescono a parlare con lui solo telefonando ai parenti in Iran nello stesso momento in cui Ahmadreza può chiamarli (ma non ci sono orari fissi): avvicinando le due cornette, una dal lato del microfono l’altra al ricevitore, le loro flebili voci si legano per qualche attimo.

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