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Diabete under control. Israele un passo avanti

marzo 2, 2017 • Etica e tecnologie, z in evidenza

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di Daniel Ferraro*

Circa 346 milioni, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sarebbero le persone affette da diabete, stima che tenderà a raddoppiare entro il 2030 e che interesserà in particolar modo le regioni medio orientali, gli Stati Uniti d’America e il Sud-est Asiatico.

Gli effetti deleteri di questa patologia derivano dall’eccessivo innalzamento della glicemia la quale provoca, soprattutto nei casi di iperglicemia non controllata, vascolopatie e neuropatie periferiche le quali richiedono il ricovero del paziente e il trattamento di alcune tipologie di disordini.
Al fine di ridurre la morbilità e la mortalità inerenti a patologie iperglicemiche (es. diabete mellito) risulta opportuno adottare tecniche di prevenzione come il continuo monitoring della glicemia attraverso mezzi che siano minimamente invasivi e che possano essere facilmente utilizzati dal paziente stesso.

A tal proposito, grandi passi sono stati effettuati nel campo delle biotecnologie dove si sta cercando di mettere a punto sistemi che possano soddisfare i suddetti requisiti. Attualmente, a presiedere al monitoraggio domestico della glicemia, vi è il glucometro: un dispositivo che attraverso l’analisi di una piccola goccia di sangue, prelevata generalmente da un polpastrello, è in grado di stimare la glicemia e di indurre conseguentemente il paziente ad apportare delle modifiche alla dieta e all’esercizio fisico.

Attualmente il non plus ultra dei dispositivi di automonitoraggio glicemico vede protagonista il frutto di dieci anni di studio e sviluppo operato dall’azienda israeliana Integrity Applications che ha sviluppato il Gluco Track, il primo vero sistema non invasivo per l’auto-monitoraggio glicemico. Alla base del suo funzionamento vi è una complessa combinazione di tecnologie ultrasoniche, elettromagnetiche e termiche, che lavora con un algoritmo proprietario per rilevare i parametri fisiologici correlati al livello di glucosio nel sangue.

Il dispositivo si caratterizza per la presenza di un sensore a clip che applicato a livello del lobo auricolare permette di registrare questi parametri e di inviarli, tramite collegamento Usb, ad un monitor che permetterà la visualizzazione dei rispettivi valori.

Già nel 2016 l’azienda israeliana ha messo in commercio il dispositivo, il quale ha avuto l’appoggio da parte di alcuni paesi dell’ Unione Europea, del Sud America, dell’Australia e della Nuova Zelanda. Attualmente sono in corso degli studi clinici finalizzata alla definitivia approvazione da parte della FDA ( Food and Drug Amministration).

* Daniel Ferraro – Laurendo presso la facoltà di “Medicina e Chirurgia” dell’Università degli Studi di Salerno

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