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Medici non obiettori, garanzia del diritto all’aborto

febbraio 26, 2017 • Comunicati Stampa

 

ABORTO

Redazione –

BENE ZINGARETTI PER LA DIFESA DEL DIRITTO DI ABORTO AL SAN CAMILLO DI ROMA, MA IL RIMEDIO STA NELL’ABOLIRE IL PRIVILEGIO CONCESSO AI GINECOLOGI CHE IN NOME DI UN’INCONTROLLATA “OBIEZIONE DI COSCIENZA” NON SVOLGONO I COMPITI PREVISTI DALLA PROFESSIONE LIBERAMENTE SCELTA.

All’Ospedale san Camillo di Roma sono stati assunti due medici non obiettori per garantire il diritto all’aborto. La misura punta sicuramente nella direzione giusta sia perché richiama all’attenzione l’inaccettabile situazione creatasi in Italia sul tema, sia perché è fatta in difesa del diritto delle donne di accedere ai servizi previsti dalla L. 194/78.

Come è noto, l’iniziativa è stata duramente criticata dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) e dalla ministra Lorenzin sempre pronta a seguire le soluzioni bigotte e reazionarie, che a loro dire stravolgerebbero la L. 194/78 dimenticando che a stravolgere la legge è invece proprio l’alto numero di obiettori, e che la soluzione non sta nel ricorso ai “gettonisti”, che comporta un notevole e ingiustificato esborso per le risorse pubbliche.

Tuttavia, la misura presa è a rischio di ostacoli giuridici e alla lunga può comportare l’ufficializzazione di ciò che in larga misura già sta accadendo, ossia la ghettizzazione dei non-obiettori, relegati a svolgere il solo compito di interrompere gravidanze (come ricordato anche da Chiara Saraceno sul quotidiano la Repubblica del 23 febbraio 2017).

La Consulta di Bioetica Onlus da ormai 5 anni promuove la campagna “Il buon medico non obietta” per sollecitare l’abolizione dell’art. 9 della L. 194/78, misura che può risolvere alla radice la difficoltà frapposta al diritto delle donne. Tra i vari compiti della ginecologia oggi c’è anche l’aborto, e chi liberamente sceglie quella professione sa fin dall’inizio che quello è un compito possibile: non si capisce come mai ai medici sia poi concesso il privilegio di non svolgere il compito previsto in nome di una autoproclamata (e incontrollata) “obiezione di coscienza”, opzione che peraltro non è concessa ai magistrati, ai sindaci, ai militari etc., cioè ad altre professioni altrettanto elettive.

In attesa che la proposta di abolire l’art. 9 guadagni più ampi consensi, riteniamo che la soluzione attualmente più praticabile per fronteggiare i disastri causati dall’obiezione di coscienza sia quella che limita l’ammissione alla sala operatoria a chi è disposto a eseguire tutti i possibili interventi chirurgici (aborto incluso), e lascia agli altri i compiti rimanenti (attività d’ambulatorio, consultori, screening, infertilità, etc.).

Infine, è necessario tornare a sostenere il diritto di autodeterminazione delle donne del controllo del proprio corpo e della propria fertilità, diritto che sta alla base della crescita morale intervenuta negli ultimi decenni. La Consulta di Bioetica Onlus continuerà a lavorare per l’affermazione di tale diritto.

Dott. Giacomo Orlando – Consulta di Bioetica Onlus Dott.ssa Seila Bernacchi – Consulta di Bioetica Onlus Dott. Mario Riccio – – Consulta di Bioetica Onlus

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