MENU

Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente?

febbraio 21, 2017 • z editoriale

51456b29072dfaf8d9a365fd786173e0

 

di Gianfranco Pagliarulo –

Il punto interrogativo fa la differenza con la famosa affermazione di Mao Tse Tung. Sta di fatto che (quasi) tutto è in movimento nella politica italiana, a sinistra, al centro e a destra. Nasce Sinistra Italiana ma, al momento del parto, vanno via Arturo Scotto, già capogruppo alla Camera, e un pugno di dirigenti. Costoro guardano a Pisapia ed all’ancora fumoso “campo progressista” lanciato dall’ex sindaco di Milano.
Intanto il Pd tende, fra mille contorsioni, alla scomposizione: la sinistra se ne andrebbe, ma non Cuperlo; tutto sommato sembra che Renzi non se ne rammarichi, mentre alcune personalità e alcune testate – ovviamente in primis Repubblica – invocano l’unità a tutti costi, pena la vittoria delle destre.

Mentre alla destra estrema nasce il “polo sovranista” (Storace a Alemanno, ovvero alle volte ritornano), Berlusconi evoca un grande centrodestra, ma Salvini il ruspante (nel senso della ruspa) non ha orecchie per intendere. Grillo intanto traccheggia, fra le vele al vento di un consenso relativamente consolidato e la bonaccia di una instabile ed imprevedibile situazione romana, e sembra decidere assieme al suo giovane amico Casaleggio i destini della Capitale. Due privati cittadini.

Un grande sconquasso che tutto sommato ci sta, data la situazione traumatica del nostro Paese, dell’Unione Europea e del mondo intero dopo l’elezione di Trump e dopo la Brexit. Che la politica italiana fosse largamente inadeguata alla società che dovrebbe rappresentare, è noto da tempo. Che i sommovimenti in corso la mettano in condizione di reggere la sfida dell’oggi è tutto da vedere. Ecco perché Mao Tse Tung abbisogna dell’apposito interrogativo: effettivamente nulla è scritto del futuro. Ed ecco perché le lacrime di parte della grande stampa sulla possibile scissione del Pd e sul presunto conseguente vantaggio di posizione dei due grandi avversari – Grillo e le destre – cadono come gocce di pioggia nella sterminata immensità dell’oceano.

Il pericolo delle destre, ovvero di una vittoria elettorale del Movimento5Stelle, è senz’altro reale. Ma lo è da tempo, ed in gran parte causato dalla politica di un governo (e di conseguenza di un partito) che da tempo oramai non è in sintonia con gli umori del Paese. E’ difficile convincere che l’amico di Marchionne sia un sostenitore della causa dei precari.

D’altra parte i dati elettorali dimostrano che il male oscuro che attanaglia l’Italia non è mai stato né interpretato, né ragionevolmente contrastato da Renzi e dai suoi sodali. Ed è un male che non si manifesta solo nei devastanti effetti economici di quella che da tempo chiamiamo crisi (in realtà essa si palesa sempre più come una nuova normalità). Si manifesta anche nel cambiamento delle abitudini, dei comportamenti, dei valori, della vita quotidiana della gran parte del popolo italiano. Il tragico simbolo di questo sconvolgimento antropologico si può forse trovare nell’oramai famosa lettera di Michele, il giovane uomo suicida, che col darsi la morte reagisce a ciò che lui chiama il “furto di felicità”.

La nuova normalità sta modellando l’Italia con una coppia in passato assente al 50%: l’arte di arrangiarsi, che c’è sempre stata, ma mai in queste dimensioni e con questa qualità, e il diffuso rancore sociale, categoria tutto sommato mancante nella storia dell’Italia repubblicana. Il tutto in una condizione di vuoto di speranze, prospettive, futuro, che è piombata come una bomba sulla condizione esistenziale di milioni di famiglie e di un’intera nuova generazione.

Non stupisce che in questo brodo di rassegnazione/disperazione sguazzino come pesci i sacerdoti delle divisione popolare, per cui il nemico del povero è il più povero, per esempio il migrante. Oppure che torni di moda, contro l’innegabile sottrazione di sovranità popolare, una riedizione 2.0 del vecchio armamentario nazionalistico, tipico delle destre europee, ribattezzato oggi col neologismo del “sovranismo”. Oppure ancora che tutti i luoghi comuni del qualunquismo dettino sempre più legge: i politici sono tutti uguali, onestà onestà!, basta con le poltrone, e via banalizzando.

La novità – stile Renzi – è una sorta di qualunquismo dall’alto particolarmente evidente durante l’ultima campagna referendaria. A ciò si aggiunge una generalizzazione/demonizzazione della parola “populismo”, accusa troppe volte rivolta a chiunque non sia d’accordo con le decisioni dell’establishement, come se qualsiasi posizione a difesa di un interesse popolare sia riducibile alla categoria del populismo.
Uno sguardo al resto del mondo: è in corso d’opera un movimento sismico di dimensioni intercontinentali che porta a destra, come peraltro confermato dalle elezioni presidenziali americane. Non si tratta, com’è evidente, della tradizionale destra conservatrice, ma di una destra estrema, modernissima, eppure erede delle pulsioni, delle tradizioni e delle culture della prima metà del 900 che hanno portato ai regimi nazifascisti.

Il 15 marzo si vota in Olanda, ove il candidato populista e anti-islamico, Geert Wilders ha buone chances di vittoria. Siamo a un pugno di settimane dalle presidenziali in Francia, ove Marina Le Pen sembra continui ad accrescere i suoi consensi verso l’Eliseo.
Cosa può avvenire in caso di vittoria della Le Pen? Cosa può avvenire se, assieme a lei, vincesse Geert Wilders?
E’ plausibile immaginare che, in un tempo relativamente breve, gran parte della costruzione Ue cadrebbe in pezzi, entrerebbe in crisi la moneta unica, ci sarebbe una stretta micidiale al fenomeno migratorio che non lo risolverebbe affatto, ma lo trasformerebbe in un problema di ordine pubblico, si rafforzerebbe in modo incontenibile la presenza già diffusissima di gruppi neonazisti. L’Italia, già travolta, si troverebbe in un nuovo mondo, ancora più sgradevole di quello in cui viviamo oggi, a misura per alcuni aspetti del M5S, per altri di Salvini e compagnia cantante.

Che c’entra la politica italiana? Per il nostro Paese, c’entra moltissimo. Il Pd, nella migliore delle ipotesi, si è dimostrato incapace di contrastare la grande deriva di destra e qualunquistica, fulminato dalla fata morgana del 40% alle ultime elezioni europee, cieco davanti ai disastrosi risultati delle ultime elezioni amministrative, autistico davanti all’esito referendario che ha spazzato via d’un colpo l’intero armamentario politico, ideologico e retorico di Matteo Renzi.

D’altra parte persino Goffredo Bettini, nel contesto di un articolo peraltro molto “interno” alle dinamiche del Pd, afferma che “siamo diventati un partito lontano dalla vita vera e dalle persone. Al centro e nei territori in mano alle correnti. Elite sempre più autoreferenziale che ha lasciato una prateria a Grillo e alla destra xenofoba e aggressiva che si sta organizzando” (http://www.huffingtonpost.it/goffredo-bettini/ora-tocca-ai-40enni-risve_b_14900164.html).

La sinistra radicale (oppure, secondo altri, la sinistra tout court): non è esistita, punto. Conclusione: è pensabile contrastare il dramma sociale che da tempo ha sconquassato il Paese e l’avanzata delle destre limitata per ora proprio dal fenomeno 5Stelle, con questo statu quo della politica italiana? Detto in breve: come si fa a fermare la destra se la sinistra non c’è o, se c’è, non batte un colpo?
Dov’è qui ed ora una forza popolare e nazionale che rappresenti la parte significativa del mondo del lavoro, dei disoccupati, delle giovani generazioni, delle donne, che contrasti il liberismo e perciò che sia di parte, senza se e senza ma?
Questo – piaccia o meno – non è stato e non è il Pd a trazione renziana, che non ha affatto interpretato il nuovo, cioè un possibile volto della sinistra nei giorni che viviamo, ma il vecchio modello di Tony Blair, un laissez faire al mercato senza regole in una fase di espansione con eventuale redistribuzione di qualche surplus, un modello che fin dal suo tempo posto ha posto le basi per l’attuale cupio dissolvi.

Grande è la confusione sotto il cielo. La situazione è eccellente? Rimane, in conclusione, il punto interrogativo. Non è dato sapere se i cambiamenti in corso nella politica italiana ricostruiranno una significativa rappresentanza popolare o se, viceversa, si ridurranno al film già troppe volte visto di riposizionamenti vari di una nomenclatura rissosa e settaria.
C’è però una certezza: se tutto cambia, forse si va a sbattere. Ma se nulla cambia, si va a sbattere sicuramente.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »