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“Migration Compact”: le politiche migratorie, lo sviluppo internazionale, e la sicurezza per l’Italia e tutti i Paesi UE

febbraio 18, 2017 • Reportage, z in evidenza

migrazioni

 

di Valentina Spagnolo – (LIDU) –

La politica economica, in ordine allo sviluppo economico globale, durante la progettazione della campagna elettorale, della Commissione europea del 2014, ha sottolineato l’importanza ed il valore degli spostamenti, garantiti in area Schengen.
L’inter-scambio intereuropeo è una risorsa inestimabile, per l’evoluzione degli equilibri di Mercato, soprattutto per la riduzione del prezzo del petrolio, il mantenimento delle quote OPEC, e la produzione stessa del petrolio, nel Medio Oriente. A livello giuridico, gli Accordi di Dublino, rappresentano la massima fonte di diritto, per poter definire il fenomeno migratorio, inteso a livello socio-economico in Europa, in vista della revisione delle problematiche sociali.

La dottrina economica di S. Wigts, dagli anni ’70, ci riconduce alle politiche globali relative, all’azione comune, di ripresa inerente il mercato unico, e soprattutto delineata, dalla collaborazione stretta con il Cile. Il risultato di tali politiche, basilarmente sostenute da principi teorici, hanno sottolineato l’importanza dell’accoglimento del fenomeno migratorio, come elemento positivo di crescita ed interscambio, incidente sul fattore economico.
Anche le risorse cumulabili, dagli altri Paesi, hanno portato all’assestamento nei settori energetici, nella rete di trasporti (Francia-Italia, IRENA) e nei rapporti intercorrenti tra Russia ed Arabia Saudita per l’alto rilievo energetico.
I lavori del Parlamento Europeo, negli ultimi trent’anni, hanno costituito la base per uno sviluppo sostenibile sia interno che esterno. L’anniversario del Trattato di Roma, verso il 2010, ha suggerito una visione complessiva di avvicinamento, e ridiscussione del c.d. “financial framework”.

La trasformazione dell’Europa mediante un Trattato costituzionale, aprirebbe la porta alle politiche sostenibili, e allo sviluppo sostenibile europeo, incidente su quello di crescita economica, in coerenza e coesione ai contenuti del Trattato di Maastricht.
I pilastri di tale politica emergente sarebbero la copertura delle: disuguaglianze marginali, l’occupazione, la formazione, l’attenzione al tasso di istruzione, ed il cambiamento del mercato interno, per una completa integrazione finanziaria.
La strategia di Lisbona, a partire dal 2000 al 2010, ha fruito degli strumenti attuativi, e conoscitivi per portare alla luce una Europa, oggi considerata nel 2020, in uno scenario di crescita intelligente e sostenibile.
Il problema occupazionale è oggi stato ridotto, sulle stime dei dati Istat forniti dalla Commissione Europea (anno 2016) al 75% per l’educazione, al 20% per la riduzione dell’abbandono scolastico.

Lo stato di attuazione per il 2020, prevede una riforma del sistema finanziario, ed una integrazione dello stesso, mediante una sorveglianza rafforzata sulle politiche di bilancio. La riforma del patto di stabilità, e le politiche sostenibili si riconducono al Fiscal Compact.
I cosiddetti, fondi salva-Stato, così definiti: EFSF (temporanei), MES (permanenti), costituiscono la base della nuova dinamica degli investimenti. La divergenza della crescita demografica, data dai flussi migratori come fattore di alta incidenza, conduce alla conseguenza di una globale crescita occupazionale, della produttività, e ad una instabilità finanziaria, che necessita di uno stretto ed accurato controllo da parte della politica economica europea.

Un indice dell’andamento reale fornitoci, è dato da tale fattore per anno 2008 = 100 (pil reale). La disoccupazione, e la divergenza in un’area bassa, suggerisce la c.d. labour productiviting, affinché fiorisca un sentiero di crescita globale, assistendo ad una gestione completa, sana, e credibile, per le finanze pubbliche.
La politica per il rilancio degli investimenti, ed i confini della sostenibilità istituzionale, pongono tre orizzonti nella massima considerazione: economica, istituzionale, ambientale.
La profonda sensibilità crescente, quale fattore d’impulso ad un globale procedimento di cambiamento, in termini ambientali, è caratterizzato da tali fattori di accrescimento: consumo di energia rinnovabile, qualità di scarto.
Quindi un’economia ed uno sviluppo sostenibile in funzione e merito delle risorse di interscambio, porta ad una necessaria ricerca di compatibilità con l’ambiente, e l’adattamento conseguente alla crescita economica.

Il controllo incrociato per la gestione ed il coordinamento alla partecipazione comunitaria, è in piena linea alle demarcazioni della deregulation. La corretta gestione delle risorse, è un input per la cooperazione ed affermazione dei valori validi ed efficaci, evidenziando il credito per l’anno 2008, di conformità ambientale nei 28 Paesi Ue, considerando un numero di aziende attive pari a 3700.

L’azione dell’intermediazione creditizia, è stata a favore e sostegno degli enti economici locali. Proprio, in tali parametri politici, e stretti alle dinamiche sociali e relazionali, s’ inquadra il fenomeno dei flussi migratori, come sviluppo e crescita numerica (persone-individuo-pil). L’equo sostenibilità, e lo stesso Patto di stabilità, non può prescindere dal considerare tale fenomeno emergente, e quelli che sono gli indici di analisi e contenimento, per poter controllare i rapporti stimati fra 132 indicatori; ai fini di una sicura equo-sostenibilità sociale, in un Paese pronto all’accoglienza, quale si dimostra essere l’Italia.
La questione migratoria, è attualmente una questione sociale, che si orienta verso quelli che sono i primi input di riferimento, in ordine all’osservazione della realtà.

L’attraversamento e la prosecuzione delle Stretto di Bering, sottolinea l’importanza dei dati obiettivi. L’Importanza delle trasmigrazioni dell’Est, attingono alla rilevanza che sottolinea il grado di affluenza di gruppi migratori di riferimento. Questi spazi di occupazione nelle aree dell’America Settentrionale e Meridionale, furono prevalentemente di origine germanica.
I grandi problemi di integrazione furono i primi segnali indicatori delle realtà produttive.
A partire dalle generazioni successive, s’inizia a parlare d’integrazione e assimilazione globale. La grande inversione in Europa, si affaccia negli anni ’70- ’80. I riferimenti parlano di 6.000.000 unità di persone per affluenza migratoria.

I riaccordi di ammissione per il riordino delle quote, e l’entrata migratoria illegale, si affacciava con le reali misure di sicurezza. La regolarizzazione permise l’entrata a tutti i censiti.
Oggi la richiesta attinente il volo, è indirizzata alla visualizzazione e considerazione del piano migratorio, in riferimento a quelli che sono i concetti basilari, ossia: demographie e democracy.

La necessità di una spinta per i Paesi Occidentali, quale indice di rilevanza e fecondità globale, e la riduzione del tasso migratorio in Italia, è fermo a quelli che sono i riferimenti attuali. Sulla base della nozione di protezione internazionale, si espande il concetto di demarcazione.
I controlli inerenti alle trasmigrazioni precedenti, rifletto la posizione della premier A. Merkel, come di incontrastato ed assoluto isolamento. L’Europa si pone oggi nella diatriba, attinente ai principi della politica interna.

Inoltre la questione della “migrazione rosa”, al femminile, è la dimostrazione del Brad Woman”. Si parla dell’importanza del ruolo domestico e dello spostamento inerente gli spazi c.d. transnazionali.
Il ruolo chiave degli scambi esterni, con riferimento a quelli che attualmente sono le ottiche di espansione, si riferiscono al diritto di ricongiungimento familiare, e quindi ai diritti umani primari. Frontex, l’agenzia creata nel 2004, e direzionata al controllo delle frontiere europee, ed Eurolac, il sistema di banca dati digitali, hanno contribuito nella gestione delle risorse umane fluttuanti.
Non dobbiamo dimenticare un accordo emblematico, quale è stato quello Grecia-Turchia, sicuramente de facto diretto ad un approccio in evoluzione. L’impossibilità, dei percorsi di integrazione, sono delle ovvie certezze per poter ovviare alla gravità, ed alla rapidità del contingente flusso migratorio.

Ricordiamo ancora l’impegno del’’OIM nel programma di sensibilizzazione sulla “rotta balcanica”, con la sostituzione ipotetica di afflusso e direzione per gli sbarchi frontali peninsulari. La Commissione Europea Affari Interni, si adopera per la ricostruzione degli spazi interni, considerando gli andamenti alle cifre riportate di: 170.000 rifugiati nel 2014, e 430.000, a 627.000 per il 2015.
Quindi si rileva una circostanza prettamente esigente di un collaudo d’interscambio e cooperazione. Sono sempre delle operazioni congiunte citando la “Poseidon”. Tale fenomeno si afferma in ambito UE, con un’impellente richiesta di compattezza e adiacenza, al regolamento del Sistema di Dublino, mediante il sistema automatico di allocazione.

Tale progetto, è stato realizzato in direzione di un nuovo staff adeguato per la sicurezza. La riduzione degli afflussi, dovrebbe essere un indice di sottolineatura per la costruzione di un simile Progetto, che esuli da Frontex. Attualmente, ribaltando con attenzione la scacchiera siriana, il progetto e l’intero sistema è direzionato per le aree africane di sviluppo. L’astensione verso i flussi e gli andamenti rilevati dall’ultimo forum, indicano pienamente quelli che sono, gli evidenti rapporti di natura non razzistica. Il mantenimento della stessa popolazione, e quindi gli indici di riferimento, sono degli spunti per il progetto, affinché vengano avvalorate quelle che sono le misure di supporto dal punto di vista alimentare.

Invece, la Convenzione dei rifugiati del 1951, si concentra sulla base e l’idea che i rifugiati, potessero fruire di ogni servizio senza alcuna esclusione, dal punto di vista demografico.
La stessa adesione alla Convenzione di Ginevra, dimostra tale valore espresso nelle intenzioni progettuali, “clausola geografica”. “La questione migratoria è quindi epocale, in quanto l’espansione di tali flussi è ora sicuramente controllata da quelli che sono gli obiettivi del sistema progettuale”. (Amb. Benedetti). La percezione del fenomeno migratorio, si realizza come piena affermazione, dell’ideologizzazione della crisi migratoria.
Odiernamente lo sviluppo della società, evidenzia i forti ingenti ed aiuti perseguiti, grazie al sostentamento delle politiche sociali in atto.

La solidarietà europea in sensu latu, ed il dialogo tra i “Paesi di origine”. È proprio questo progetto di ordine europeo, direzionato, e denominato come “Migration Compact”, ossia lo sviluppo del capitale nazionale che si affaccia come puntuale indice di valorizzazione, per lo sviluppo europeo. Il “Social Impact” nel nostro Paese, ed all’interno di tale progetto, si dimostra in aderenza al fenomeno migratorio, legato all’esplosione delle primavere arabe.

Il riconoscimento della protezione umanitaria, è pari al 30-40%, e tale progetto dovrà essere portato avanti, seguendo le unità di riferimento al 2014. Il favorimento e la crescita nei Paesi di origine, evidenzia la forte necessità di favorire una prospettiva di ampliamento, evoluzione e crescita dei flussi. Oltretutto le prospettive di tale sviluppo, sono aperte alla costruzione di un apporto globale e affermativo per le intenzioni dello sviluppo territoriale. Il contenimento dei flussi migratori, potrà essere attuato, solo mediante un reale contenimento, ed un direzionamento degli stessi, da parte delle politiche sociali, d’ integrazione e di sviluppo.

Il c.d. Self light Interest, ossia la singola posizione statale all’interno del contesto di crescita e sviluppo sostenibile, si inquadra nel concetto di responsabilità all’interno del modo globalizzato, adiacente all’etica della reputazione e coesione. La manipolazione delle informazioni è dirottata verso un indirizzo economico di comprensione globale che dev’essere considerata con molta lucida attenzione.

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