MENU

Classe di ferro, una terzina per la terza età

febbraio 2, 2017 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

 

Classe-di-ferro

di Luigi Coppola –

Quarto appuntamento per la rassegna di prosa invernale allestita a Sassari nell’ultima sera di gennaio dalla Ceda Sardegna. Una commedia in tour con quattro tappe nell’isola e tre grandi protagonisti del teatro italiano sul palco, affrontano con delicata e dolce amara ironia il complicato tema della terza età.
“Classe di ferro”, diretta da Giovanni Anfuso, realizza con Paolo Bonacelli, Valeria Ciangottini e Giuseppe Pambieri, un intrigante e reale spaccato di varia umanità, tratto dalla celebre commedia di Aldo Nicolai, Apprezzata in Italia dopo il fortunato debutto a Budapest nel 1974, la piece ebbe un grande successo nel 1987 nella versione che impegnò in ribalta Gianni Santuccio e Ciccio Ingrassia.
Le scenografie essenziali di Alessandro Chiti riproducono gli austeri giardini pubblici di una grande città. Dove si incontrano casualmente due anziani pensionati, Libero Bocca (Paolo Bonacelli) e Luigi Lapaglia (Giuseppe Pambieri). Opposti per temperamento, educazione e condizione sociale, ma accomunati dalla stessa avanzata età di 77 anni, frequentandosi, iniziano a conoscersi, a confidarsi reciprocamente inquietudini e incertezze sul futuro.
Tra i due uomini nasce se non proprio un’amicizia una sorta di intesa, tanto che di fronte alla prospettiva del ricovero in un ospizio scelgono l’ipotesi surreale di una fuga dalla realtà e dalle angosce del presente. Di qui il progetto per ritrovare la dimensione poetica dell’infanzia, un nostalgico riparo verso un’agognata e ritrovata giovinezza. Ragionamenti e progetti che in ogni caso li conducano lontano dalle crudeltà del mondo, riconosciute nei loro parenti più prossimi (figli, figlie, nuore e generi – entrambi sono vedovi), come le principali cause delle loro sofferenze.
Sui loro incontri s’incrocia l’allegra e spensierata Ambra (bravissima Valeria Ciangottini), maestra a riposo, pensionata anch’essa ma stabilmente sola, priva di legami parentali rispetto ai due che continuano a collezionare torti e angherie dei loro consanguinei, puntuali nel prosciugare i loro risparmi. Nell’atto unico di Nicolai emergono con accenti grotteschi i tratti salienti dei protagonisti con tutte le sfaccettature dei caratteri che con l’avanzare del tempo amplificano le note logorroiche, spesso burbere consone anche all’accentuarsi di situazioni patologiche.
Sullo sfondo permangono tutte le mancanze della società contemporanea incapace di dare risposte adeguate ad una erosione crescente dei legami affettivi in un modello familiare in avanzata regressione. Il diradarsi delle occasioni d’incontro fra genitori e figli, alimentato da una frenetica agenda d’impegni (con un dispendio economico spesso sovraesposto) relega le antiche figure dei nonni, un tempo custodi di saggezza e saperi, in soggetti da recinto da manutenere con i minimi costi necessari, quando non affidarli completamente a case di riposo o anticamere per l’estremo viaggio.
La lettura di Anfuso regala tre ritratti memorabili di due uomini e una donna alla ricerca del proprio posto nel mondo, tre personaggi che rivendicano una legittima e dignitosa collocazione in una società sfuggevole e liquida, indisponibile a riconoscere l’importanza dei ricordi, il patrimonio di esperienze rispetto allo scorrere inesorabile del tempo.
Una rappresentazione recitata con forte immedesimazione dagli attori con ripetuti spazi alla tenerezza e all’amicizia. Spunti di riflessione, scevri da paternalismi o finali rassicuranti. I ripetuti applausi a scena aperta e il caloroso commiato finale attestano una serata di grande prosa italiana. Il prossimo appuntamento è fissato al 15 febbraio con un brillante testo della prosa francese, nominata migliore commedia ai Moliere 2014. Sul palco Gianluca Ramazzotti e Antonio Cornacchione in “Ieri è un altro giorno”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

« »