MENU

Alan Turing Law: Qual è il senso della grazia postuma?

febbraio 2, 2017 • Sui Generis, z in evidenza

 

templeton-turing-math

di Matteo Cresti –

Come un colpo di spugna, il Parlamento di Londra ha dato il via libera alla grazia postuma che riabilita il nome di migliaia di persone condannate per omosessualità. La prima legge nel paese che esplicitamente dichiarava illegale l’omosessualità, era il Buggery Act del 1533 provvedimento adottato da Enrico VIII che prevedeva l’impiccagione per tutti gli atti sessuali non riproduttivi, dal sesso anale, in particolare quello omosessuale, al sesso con gli animali. La pena di morte venne commutata solo nel 1861 in un non meno mite carcere e pubblica umiliazione. Si ricordi fra tutte la vicenda di Oscar Wilde, il cui processo lo portò all’esilio e alla morte.
Anche la vicenda più recente di Alan Turing, dal quale la legge prende il nome.
La storia del matematico e filosofo inglese (immortalata in un film di notevole successo) che inventò il computer, l’intelligenza artificiale, contribuì alla sconfitta del nazismo, e fu accusato e condannato per sodomia. Per evitare il carcere accettò la castrazione chimica. Le dosi di ormoni lo condussero alla depressione (accentuata dai cambiamenti fisici che il suo corpo subì), che lo portarono il 7 giugno 1954, a soli 42 anni ad addentare una mela intrisa di cianuro e a porre fine alla sua vita.

La legge che decriminalizzava la sodomia e l’omosessualità arrivò solo qualche anno più tardi, col Sexual Offence Act del 1967, dopo 10 anni dal Wolfenden Report con il quale si chiedeva il cancellamento del reato. Certo non erano stati anni di silenzio.
Il tema era estremamente dibattuto, soprattutto agguerriti erano i contrari all’abolizione, come Lord Patrik Devlin. Giudice molto conosciuto, a lui toccò di giudicare uno dei casi di omicidio che appassionarono l’opinione pubblica inglese, quello del serial killer John Bodkin Adams, sul quale poi scrisse anche un libro. Devlin si trovò sul versante opposto della commissione Wolfenden e del filosofo del diritto Herbert Hart.
Mentre questi sostenevano una posizione liberale, che lo Stato non avesse il diritto di imporre una morale ai propri cittadini e che atti privati che non danneggiavano nessuno non potessero essere considerati reato, Devlin argomentava in senso opposto: lo Stato ha il diritto di imporre una morale ai propri cittadini, essa deve essere quella condivisa dalla maggio parte delle persone, qualora rinunciasse a farlo lo stato rischierebbe la rovina e la distruzione, infatti uno stato senza una morale condivisa è destinato a perire.
Così Devlin argomentava nelle Maccabean Lecture, divenute poi un libro “The Enforcement of Morals”. Ma il pensiero liberale ebbe la meglio. Oggi possiamo vedere quanto i timori di Devlin non fossero fondati. Se la società ha bisogno di reggersi su qualcosa per rimanere unita, questo qualcosa è la sua legge fondamentale, la Costituzione, i suoi principi cardine, non una morale religiosa. Una cosa infatti è il reato, altra il peccato.
Sebbene nel 1967 il reato di sodomia fosse stato abolito, esso non è mai scomparso dalla fedina penale delle persone condannate, né dalla loro storia. Molte di queste persone condannate per quello che erano e per il loro amore, sono morte. Alcune però sono in vita. E il parlamento dopo aver concesso quattro anni fa la grazia a Turing, senza il quale la guerra contro il nazismo non sarebbe mai stata vinta, oggi la concede a tutti quelli, scomparsi o vivi, che avevano subito la stessa sorte.
Un provvedimento che cancella dalla fedina penale di 75 mila persone quell’onta. Ma a cosa servono delle scuse se ormai chi può beneficiarne è morto?
Innanzitutto 15 mila di quei 75 mila sono ancora in vita: ne trarranno sicuramente beneficio.
Ma è soprattutto il gesto quello che conta. Scusarsi significa prendersi la propria responsabilità, riconoscere la propria colpa. Non si può certo porre rimedio alla sofferenza causata a tutti quegli omosessuali condannati, ma può servire per porre rimedio alla sofferenza di quelli che vivono oggi.
Questo atto è importante perché significa che lo Stato ha a cuore le persone lgbt, ancora escluse e vittime di violenza. Significa prendere le distanze da un passato di cui si riconoscono gli errori. Significa prendere le distanze da ogni tipo di emarginazione del diverso e dell’altro, e riconoscere i principi liberali che dovrebbero caratterizzare ogni società democratica.

Print Friendly, PDF & Email

Comments are closed.

« »