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Silvana De Mari, l’omofobia è un “diritto umano”

gennaio 23, 2017 • Sui Generis, z in evidenza

Silvana-De-Mari

 

di Matteo Cresti –

Un medico, una scrittrice di fama internazionale, e le sue opinioni.
Il caso è salito agli onori della cronaca perché questo costituisce un mix inquietante e pericoloso. Ma qual è il caso? Qualcuno che sente la necessità di esprimere ai microfoni di qualche ripetitore delle parole d’odio e di divisione.

La dottoressa torinese De Mari, scrittrice di fantasy, endoscopista e specializzata anche in psicologia cognitiva, non è nuova ad affermazioni omofobe. Le ultime delle quali, hanno anche indotto Facebook a chiudere la sua pagina personale.
Al microfono del programma La Zanzara si era lanciata in una campagna di “educazione sessuale”, dicendosi contraria al sesso anale, affermando che esso è contro natura, e dannoso: “Ci vuole il lubrificante, si fanno delle lacerazioni dello sfintere interne: quando vogliamo minacciare qualcuno diciamo ti faccio il culo”, continuando dicendo che “è un gesto che viene fatto nelle iniziazioni sataniche: nell’ano non c’è l’organo dell’orgasmo”, concludendo che a lei la parola omosessuale richiama “cancro dell’ano, ascesso, prolasso, cancro del prepuzio, incontinenza fecale, AIDS, papillomavirus, epatite B”.
Non essendo nuova a questi attacchi, è partita contro di lei una campagna e una petizione per chiedere la sua radiazione dall’albo dei medici. Non contenta di tutto il trambusto che ha creato, torna a lanciare parole di fuoco attraverso un’intervista sul quotidiano La Stampa.

 

 
La scrittrice si lamenta che quello sull’omosessualità sia un pensiero unico, che sia proibito il dissenso. Che stiamo assistendo a un contagio di gay, che spuntano come funghi solo per moda, per poi arrivare ad associare omosessualità e pedofilia: già perché i gay vogliono tutti abusare dei bambini e convertirli al loro disgustoso modo di vivere.
Ancora una volta si accosta l’omosessualità alla pedofilia, si usa la retorica del disgusto e del contagio (ha pure detto che stringerebbe la mano a un omosessuale solo dopo che se la è lavata con l’amuchina).
Si utilizzano i bambini per instillare la paura, e si vuole negare diritti che non hanno nulla a che vedere con la religione, ma con uno stato civile (per suffragare le sue posizioni cita ripetutamente Paolo di Tarso, come se avesse un qualche valore legale per la Repubblica Italiana).
Date le ripetute segnalazioni che l’Ordine dei Medici ha ricevuto, è stato aperto un provvedimento disciplinare nei suoi confronti, dal momento che le sue posizioni non rappresentano quelle della medicina attuale.
Nel suo discorso la De Mari utilizza ampiamente la logica del disgusto, messa bene in luce da anni di studi di psicologia cognitiva, che dimostra evidentemente di aver ben compreso. Sfrutta il disgusto che abbiamo per certe parti e fluidi corporei, per innescare paura e timore del contagio, per escludere un certo gruppo.
Il modulo argomentativo non è certo nuovo, ed è stato sperimentato già in diverse epoche storiche e occasioni. Si descrive un gruppo come disgustoso per allontanarlo dalla società civile, discriminarlo e discreditarlo.
L’argomento infatti sembra presentare un non sequitur, dal fatto che la popolazione omosessuale possa essere soggetta a certe patologie non ne discende che vada discriminata. Innanzitutto perché le malattie sessualmente trasmissibili non sono prerogativa solo della sessualità omosessuale, e in secondo luogo perché questa non è una giustificazione per negare loro dei diritti.
L’argomento della De Mari nasconde una premessa implicita, quella che l’omosessualità è moralmente sbagliata, argomento che è di tipo puramente valutativo, e non ha nulla a che vedere con i dati medici che sciorina.
A condimento di tutto ciò ci sono affermazioni di psicologia molto spicciola.

L’atto sessuale anale visto come intrinsecamente umiliante: la persona “instertiva” possederebbe il “ricettivo”, lo ricondurrebbe a sé, alla sua sfera di potenza, di dominio, distruggendo la sua individualità e la sua personalità, colpendo la sua autostima. Inoltre sarebbe così intrinsecamente perverso e sovversivo da venir praticato ai piani alti di ogni setta satanica. Qui finalmente la De Mari dimostra di essere degna di tutto il successo che ha avuto come scrittrice.

Che il sesso anale sia intrinsecamente un’umiliazione lo deve spiegare a quelle coppie omosessuali che stanno insieme da decenni. Senza voler entrare nel letto degli altri, una coppia gay che pratica sesso anale lo fa con amore e come atto di donazione reciproca, nello stesso modo in cui fa sesso vaginale una coppia eterosessuale.
Ma questo è difficile che lo comprenda, visto che si ritengono gli omosessuali incapaci di avere sentimenti. Anche in questo caso la strategia è quella di deridere, di sporcare, di abbassare gli omosessuali, di renderli dei perversi, dei mezzi uomini, non degni di cittadinanza. E l’obiettivo è lo stesso nell’accostare le stesse pratiche al satanismo.

Nulla di nuovo sotto il sole, dunque. Sia che venga radiata dall’albo sia che rimanga, alla De Mari cambierà poco, continuerà a sproloquiare come prima. Cambierà però la credibilità dell’Ordine dei Medici. Se non verrà espulsa, o se verrà colpita da un provvedimento troppo leggero, allora sembrerà che ognuno possa utilizzare la medicina per i propri fini propagandistici e che si possano veicolare informazioni false. Che alla fine la scienza sia un’opinione. Non si tratta di cedere alle pressioni di un gruppo. Si tratta di essere credibili. Speriamo che questo l’Ordine ne tenga conto.

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