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L’anima di Eduardo sul palco. A Sassari Gianfelice Imparato e Carolina Rosi

gennaio 20, 2017 • Cinema e Dintorni, z in evidenza

 

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di Luigi Coppola –

«Abbiamo sempre goduto la migliore ospitalità sarda nei nostri trascorsi sull’isola. Questa sera soffia un maestrale su questo palco e per noi è stato un grosso disagio. Fatelo presente anche voi, soprattutto per la vostra salute.» L’inedito commiato di Gianfelice Imparato dal pubblico sassarese aggiunge uno straordinario coup de tèàtre finale, anomalo effetto fra il grottesco e il surreale. La serata del 16 gennaio è una delle più rigide in questo memorabile inverno che paralizza l’isola in una morsa di ghiaccio e neve. Mentre fuori fiocca copiosa la neve, platea e galleria sono attraversate da correnti gelide che non risparmiano neppure gli stessi attori in scena.
Per salvare lo spettacolo, nei camerini, erano state preventivamente accese diverse stufe, approntate in emergenza per evitare il congelamento ai protagonisti. Ancora peggio la sera precedente al teatro Eliseo di Nuoro.

L’assurdo che supera il ridicolo, (opportunamente omesso nelle recensioni della stampa locale) sarà già rubricato nell’eccezionalità di un clima inusuale per la città di Sassari.
Un aneddoto tipico da cabala, incredibile appendice di una delle più popolari e divertenti commedie di Eduardo De Filippo dedicata proprio alla passione per il gioco del lotto, culto indiscusso partenopeo. Celebrato sul finire del Novecento in tantissimi botteghini con l’inconfondibile insegna nella maggior parte delle strade cittadine.

Il titolare di uno di questi antichi santuari della dea bendata, Ferdinando Quagliolo (G. Imparato) è il protagonista della storia. Un incallito e sfortunato giocatore che non si rassegna a desistere. Il vizio è alimentato dai reiterati tentativi (puntualmente falliti) d’indovinare le combinazioni vincenti, perpetuati sulle istruzioni farlocche del suo anziano assistente soprannominato “Aglietiello”.
La trama evolve nell’antica e popolana casa (le efficaci scenografie di Gianmaurizio Fercioni, insieme alle musiche di Nicola Piovani amplificano gli acuti nevralgici della soap) di Quagliolo, perseguitato dalla esagerata buona sorte di un suo impiegato, Mario Bertolini (ottimo Massimo De Matteo) che colleziona ingenti vincite al lotto, grazie alle interpretazioni dei suoi sogni cadenzati nel fine settimana.
Puntualmente visitati dalle anime defunte dei parenti più stretti del suo principale. Su tutti il padre, il cui ritratto sovrasta nella parete della salotto di casa.
Lo stesso fortunato giocatore peggiora le già minime possibilità di familiarità, aspirando a impalmare la figlia di Quagliolo, con la benevola complicità della moglie Concetta, futura suocera, interpretata da una splendida Carolina Rosi.

La svolta che impenna i passaggi tragicomici avviene con l’ennesima e milionaria vincita dell’aspirante sposo. Bertolini inanella addirittura una incredibile quaterna dopo la straordinaria dettatura impartita ancora in sogno dal fu Quagliolo padre.
La ricevuta della giocata che vale quattro milioni di lire è sequestrata dall’incandescente Ferdinando che, in preda all’ira, avoca a se i diritti della vincita con il relativo incasso. La scena implode con l’entrata di nuove figure coinvolte a vario titolo nel dipanare il contenzioso.
Un ambiguo avvocato, l’immancabile prelato amico di famiglia oltre una zia del Bertolini, introdotta da una onnipresente e pettegola cameriera. I diplomatici interventi dei convenuti insieme alle dure contrapposizioni di Concetta, conducono Ferdinando a tornare sui suoi passi, restituendo al legittimo proprietario la cedola vincente.

L’iniziativa, accompagnata da una abbondante serie di anatemi e maledizioni rivolte all’audace vincitore, scatena “casualmente” il susseguirsi di dolorosi eventi ai danni dell’ormai povero Bertolini, colpito da una serie di incidenti e sventure che gli impediscono l’ambita riscossione del premio.
Gli attori, bravissimi nell’incarnare tempi e metodi della scuola di Eduardo, anima della vulgata napoletana, preparano un epilogo aperto ai valori positivi della famiglia costruita sul lavoro e il sacrificio, non avulso dalle antiche credenze dei vicoli e “bassi” del centro storico cittadino. Un filone caro ai De Filippo, ripreso nella commedia in tre atti del 1942 di Peppino “Non è vero ma ci credo”. Uno sguardo attento e profondo sulle dipendenze legate al gioco d’azzardo e le pesanti implicazioni nelle relazioni di famiglia e nella società.

Un occhio lungo che prefigurava nella visioni dell’autore immagini esasperate che trovano riscontri drammatici e reali nella società contemporanea. Con Gianfelice Imparato, scrupoloso e fedele interprete del testimone lasciato da Luca De Filippo, prematuramente mancato il 27 novembre 2015, va ricordata Carolina Rosi. Figlia del noto regista napoletano Francesco, per oltre venti anni compagna e sposa di Luca De Filippo, con la superba interpretazione in ribalta, conferma il suo impegno nella continuazione del progetto fortemente voluto e costruito dallo stesso Luca.
Un tour sardo decisamente difficile a causa dell’ondata di gelo che ha anticipato proprio a Sassari la sua conclusione. Fatale, nel segno della cabala, il 17 gennaio: la neve e il gelo hanno isolato Tempio, ultima tappa necessariamente annullata nel programma.
Il prossimo appuntamento con la prosa è in programma il 31 gennaio. Ancora un felice ritorno a Sassari per Paolo Bonacelli, impegnato con Giuseppe Pambieri e Valeria Ciangottini in «Classe di ferro» di Aldo Nicolaj.

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