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Meningite meningococcica fra paura e speranze

gennaio 8, 2017 • Cultura e Società, z in evidenza

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di Carlo Manfredi*

La meningite da meningococco è un’infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale. Si tratta di una malattia particolarmente temuta perché si manifesta all’improvviso e in modo imprevedibile in persone sane, prevalentemente bambini e adolescenti, in casi isolati ma anche in piccole epidemie. I segni e i sintomi iniziali possono evolvere rapidamente e avere un decorso fulminate.

Nonostante un trattamento adeguato, uno su dieci muore e fino a uno su cinque fra coloro che sopravvivono può andare incontro a gravi disabilità permanenti quali danni cerebrali, sordità o amputazioni agli arti.

L’incidenza di meningite, molto inferiore rispetto ad altre malattie infettive, è minore di un caso per 100.000 abitanti per anno in Italia con i bambini a rischio 17 volte di più degli adulti.

La comparsa di ogni nuovo caso genera sempre un’ondata di allarme e di paura. Il fatto poi che, in certi periodi, la frequenza in alcune zone geografiche appaia insolitamente più elevata fa scattare un “allarme meningite” nell’opinione pubblica e nei media.

I sierotipi principali del meningococco (Neisseria meningitidis) sono: B, C (i più frequenti in Italia), A, Y e W-135. Il sierotipo C è il più aggressivo, mentre la maggior parte dei casi da meningococco B (quasi 200 nel 2015) si verificano nel primo anno di vita, con un picco ai sette mesi di età.

La N. meningitidis può colonizzare il naso e la gola e dare luogo allo stato di portatore (senza malattia e senza sintomi) oppure sviluppare, in alcuni soggetti, la malattia meningococcica. Il periodo d’incubazione è di solito 3-4 giorni ma varia da 1 a 10 giorni.

La trasmissione del meningococco avviene attraverso le goccioline delle secrezioni respiratorie o di saliva infette a seguito a contatti stretti, ravvicinati, a meno di un metro di distanza e sufficientemente prolungati.
La convivenza o la frequenza di comunità chiuse o semi-chiuse, favorisce la trasmissione del patogeno.

La frequenza di portatori di meningococco asintomatici è dello 0,5% nei bambini da 3 a 48 mesi di età specie dopo la scomparsa della protezione trasmessa dagli anticorpi materni, aumenta al 7-37% fra gli adolescenti per poi ridiscendere nell’età avanzata.

Infatti, lo stato di portatore asintomatico può durare da qualche giorno a qualche settimana, ma è destinato quasi sempre a cessare per la comparsa di anticorpi specifici contro il meningococco.
La trasmissione da soggetto ammalato di meningite a coloro che sono giunti a contatto è pressoché inesistente.
Tuttavia chi ha avuto contatti stretti con i pazienti con un malato di meningite nei 10 giorni precedenti l’inizio dei sintomi (ad esempio i familiari, i conviventi, i compagni di camera, i partner) deve ricevere una profilassi antimicrobica preferibilmente entro 48 ore. Quindi, in caso di contatto stretto, non tutto è perduto perché ci si può proteggere.
Nell’adulto basta assumere una compressa di ciprofloxacina 500 mg una volta sola, oppure una singola dose di 250 mg di ceftriaxone iniettata nel muscolo deltoide o rifampicina per via orale alla dose di 600 mg due volte al giorno per 2 giorni. Nel bambino 10 mg per kg di peso corporeo di rifampicina per due giorni o 125 mg di ceftriaxone per via iniettiva.

La migliore opzione per controllare la meningite da meningococco è l’impiego dei vaccini coniugati che sono efficaci, sicuri e proteggono a lungo. I vaccini contro il meningococco si distinguono in monovalenti (contro un solo sierotipo) come quelli contro il meningococco C o contro il B e in tetravalenti, attivi contro i sierotipi A,C,W-135,Y.
Il caso della Toscana:

L’aumento dei casi di meningite da meningococco che ha colpito la Toscana dall’inizio del 2015 , è dovuta principalmente al ceppo ST11 particolarmente virulento di meningococco C. Si tratta dello stesso ceppo che aveva procurato un’epidemia in Inghilterra e Galles nel 1999.
Una campagna di vaccinazione contro il meningococco C iniziata nel 2000 che coinvolse oltre 12 milioni di persone, dai nuovi nati ai soggetti fino a 25 anni, su 50 milioni di abitanti, favorì una drastica e progressiva riduzione dei casi.

Il vaccino è stato efficace nel 90% nei soggetti di età fra 11 e 18 anni e ha fatto registrare benefici indiretti a vantaggio dei non vaccinati grazie alla cosiddetta “immunità di gregge”. Infatti, ha ridotto del 75% il numero dei portatori asintomatici e della circolazione del meningococco con un abbattimento del rischio di contagio delle fasce di età non vaccinate.

Sulla base dell’esperienza inglese, la Regione Toscana ha avviato un programma di vaccinazione contro la meningite C iniziato nell’aprile 2015 con offerta attiva del vaccino coniugato A,C,W-135,Y per i soggetti di età 11-20 anni raccomandata e resa gratuita anche per la fascia di età 21-45 anni.
I livelli di copertura raggiunti finora nelle fasce di età più importanti per la trasmissione del meningococco (adolescenti e giovani adulti) sono ancora al di sotto della soglia dell’80% necessaria per garantire una “immunità di gregge” atta a proteggere i non vaccinati.

La delibera 1374 del 27-12-2016 ha introdotto in Toscana la vaccinazione universale contro il Meningococco B dei nuovi nati a partire dalla coorte dei nati nel 2014.

L’offerta gratuita del vaccino anti- meningococco B viene estesa anche ai soggetti a rischio ed è stata confermata l’offerta attiva e gratuita di una dose di richiamo di vaccino antimeningococco coniugato A,C,W-135,Y agli adolescenti già vaccinati nell’infanzia, nella fascia di età compresa tra gli 11 ed i 18 anni.

Il vaccino contro il meningococco B sarà presto inserito nel nuovo paiano vaccinale nazionale che integrerà i nuovi LEA. La Regione Toscana sta procedendo bene, ma con una lentezza.
Con le nuove metodiche molecolari adottate in Toscana bastano 6 ore per la diagnosi di meningite da meningococco rispetto ai 3 giorni necessari con le colture di sangue o di liquor cefalospinale. L’elevata sensibilità di questo esame permette di rilevare un numero di infezioni da meningococco che è di 3 – 4 volte superiore rispetto a quello che si ottiene con le colture. Ciò significa che i casi di meningite erano stati finora sottostimati rispetto alla loro reale incidenza perché un parte non erano diagnosticati come tali. L’applicazione delle metodiche molecolari ha permesso migliori diagnosi e terapie più efficaci ma ha anche “gonfiato” il numero dei casi concorrendo a generare paura e preoccupazione.

Prospettive e vie d’uscita:

La presenza di un “allarme meningite” è stato alimentato anche a livello nazionale da altri casi sporadici verificatisi in altre regioni. Il fenomeno ha innescato nell’opinione pubblica, consapevole del fatto che la malattia può essere prevenuta, la corsa alla vaccinazione e l’appello alle autorità per la promozione di campagne di vaccinazione di massa.

In effetti ogni cittadino si aspetta di essere protetto contro una minaccia che avverte come incombente anche se la probabilità reale di essere colpito è molto bassa. Questa aspirazione non va frustrata. Come detto, non sono i malati a trasmettere la malattia ma i portatori sani.

I malati non passano inosservati perché finiscono all’ospedale e i sistemi di igiene pubblica si attivano per individuare i contatti e offrire la prevenzione immediata efficace con il farmaco, ma nessuno conosce chi sono i portatori sani, la vera fonte del contagio.

Dunque, fino a quando non si potrà godere dell’immunità di gregge tutti i cittadini delle fasce più a rischio devono essere protetti con la vaccinazione. La meningite non concede una seconda possibilità. Se la prendi tutto può essere finito per te.

La promozione della protezione individuale e della popolazione è un dovere della Sanità Pubblica che dovrebbe affiancare ad un programma gratuito di vaccinazione dei nuovi nati una campagna di offerta del vaccino in primo luogo a tutte le fasce di popolazione considerate a rischio.
Pensiamo ai soggetti a rischio per la presenza di particolari condizioni (lattanti che frequentano gli asili nido, ragazzi che vivono in collegi, frequentano discoteche o dormono in dormitori, reclute militari, o perché affetti da alcune patologie (talassemia, diabete, malattie epatiche croniche gravi, immunodeficienze congenite o acquisite), ai pazienti senza milza oppure a chi debba recarsi in regioni del mondo dove la malattia meningococcica è comune, come ad esempio l’Africa sub sahariana.
Il vaccino anti-meningococco A,C,Y,W-135 è consigliato anche per gli adolescenti che non sono stati vaccinati da piccoli.

Per quanto riguarda il rapporto costo-efficacia degli interventi vaccinali a fronte del beneficio atteso per una malattia grave ma rara come la meningite meningococcica le analisi economiche potrebbero non essere favorevoli. Ma se per ragioni economiche è difficile pensare di poter offrire i vaccini gratuitamente a tutte le classi di età, l’istituzione di una compartecipazione alla spesa commisurata alla fascia di reddito non sarebbe disdicevole e agevolerebbe una più tempestiva protezione della popolazione.

Troppi, perché se fosse stato contagiato, i sintomi sarebbero comparsi entro i 10 giorni e la protezione sarebbe tardiva.

Infine, se qualcuno ha trascorso le vacanze natalizie in Toscana, non ha nessun motivo per vaccinarsi subito al ritorno a casa. Per far scattare l’immunità, servono circa 30 giorni. Troppi, perché se fosse stato contagiato, i sintomi sarebbero comparsi entro i 10 giorni e la protezione sarebbe tardiva.

Non dobbiamo cedere alla psicosi collettiva ma mantenere ferma la volontà di dotare la popolazione di una difesa contro un’evenienza rara ma temibile per le gravi conseguenze che comporta. I vaccini sono efficaci e sicuri e ci proteggono a lungo, non vi si può rinunciare ma, in attesa dell’immunità di gregge, a nessuno deve essere inibita questa opportunità.

*Medico di medicina generale specialista in farmacologia clinica

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